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Sassari e l'esonero di Sacchetti: quando il basket fa come il calcio?

Dopo aver sorpreso il mondo della pallacanestro, il "sacrificio" del coach dello storico scudetto apre una riflessione sulla nuova filosofia del club

"O loro hanno bisogno di un altro tipo di allenatore o io ho bisogno di altri giocatori": pronunciata martedì scorso da Meo Sacchetti con l'abituale schiettezza dopo la sconfitta in Campionato a Bologna, la frase faceva intuire anche ai meno informati che la situazione non fosse proprio tranquilla all'interno dello spogliatoio dei campioni d'Italia di Sassari. Ma certo nessuno, tanto meno il coach del Banco di Sardegna (per sua stessa ammissione subito dopo aver saputo dell'esonero), si attendeva un epilogo del genere.

Molto più di un ciclo
Invece, a pochi mesi di distanza dalla conquista dello scudetto 2015, storico sigillo alla recente collana di vittorie che include due Coppa Italia (2014 e 2015) e una Supercoppa italiana (2014), ecco che la Dinamo ha deciso - riportando le parole del suo presidente Stefano Sardara - di "chiudere un ciclo per aprirne un altro", chiamando sulla panchina tricolore Marco Calvani. Il futuro, come sempre, dirà se la mossa è stata azzeccata, ma è indubbio che il passato ne racconta già un'altra: quello di Sacchetti non è stato semplicemente "un ciclo", ma l'impresa di un allenatore che - insieme allo stesso Sardara - ha saputo costruire dal basso, mattone per mattone, una realtà capace di imporsi a livello nazionale in un solo lustro dopo la promozione in A dalla Legadue del 2010.

Questione di soldi?
Un'avventura che, pur augurando tutte le fortune alla Dinamo e al suo nuovo allenatore, non sarà così facile replicare. Con l'esonero di Sacchetti, al di là delle proteste dei tifosi e al netto della situazione interna allo spogliatoio che solo i diretti interessati conoscevano, che comunque suona come una nota stonata nella storia di un club capace di farsi apprezzare in queste stagioni proprio per una gestione differente e per la volontà di crescere un gradino alla volta. Al proposito, troppo alto quello dell'Eurolega perché si potesse rimproverare a Sacchetti di esserci inciampato questa stagione sei volte in altrettante partite, troppo lontano quello dei playoff 2016 per togliergli così repentinamente la fiducia.

A meno che la scelta non sia uscita questa volta dalla suddetta filosofia della Dinamo per abbracciare quella seguita da tempo da tanti altri club, tanto del basket quanto soprattutto del calcio: guardare al bilancio prima di tutto, scegliendo quindi il taglio (quello dell'allenatore) meno costoso. In quel "O loro hanno bisogno di un altro tipo di allenatore o io ho bisogno di altri giocatori" c'era infatti sottinteso un prezzo da pagare, ora sappiamo quale è stato scelto dal presidente Sardara.

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