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Basket

Reyer Venezia: i doppi playoff di Brugnaro, candidato sindaco

Mentre l'Umana lotta per confermare una stagione già eccezionale, il suo presidente gioca la partita per diventare primo cittadino

Patron e sponsor della Reyer Venezia, acquistata nel 2006 e subito abbinata tanto nel maschile quanto nel femminile al marchio Umana, l'agenzia per il lavoro da lui fondata nel 1997. Luigi Brugnaro, veneziano (di Mirano) classe 1961, ha fatto con due anni di anticipo quello che Giorgio Armani avrebbe poi deciso di fare a Milano, acquistando l'Olimpia dopo averne griffato la maglia dal campionato 2004-2005. E se l'impegno economico del noto stilista ha rilanciato la pallacanestro sotto la Madonnina sino a farle riconquistare lo scorso giugno il tricolore dopo 18 anni di digiuno, quello altrettanto appassionato di Brugnaro - pur con diverse disponibilità di budget e con un percorso più altalenante - ha a sua volta riacceso in laguna l'entusiasmo per un altro club storico del nostro basket.

Un crescendo culminato nell'esplosione della stagione in corso, in cui la "nuova" Reyer guidata da coach Charlie Recalcati ha conquistato il secondo posto in regular-season proprio alle spalle dell'EA7 Milano, iniziando con grande determinazione (e pari sostegno del pubblico) la serie playoff contro Cantù. Sfida che Luigi Brugnaro non potrà però sempre seguire da vicino come abituato a fare in passato: il presidente della Reyer sta infatti giocando in contemporanea un'altra partita, quella per diventare sindaco di Venezia a capo di una lista civica che porta il suo nome.

Dottor Brugnaro, partiamo dal basket: si aspettava un risultato di questo genere, specie dopo aver confermato il solo Peric dalla stagione precedente?
"La scelta di azzerare tutto poteva sembrare rischiosa, ma in realtà eravamo convinti che facendola avremmo rafforzato la squadra. Certo è che, pur essendo abituato a puntare sempre al massimo obiettivo, non mi sarei aspettato di arrivare tanto in alto: merito dell'esperienza di coach Charlie Recalcati, in cui ho trovato un grande aiuto anche a livello organizzativo, e di tutto lo staff della Reyer, che ha saputo crescere in questi anni esattamente come ho dovuto fare io, imparando ad affrontare e risolvere le più diverse questioni legate alla gestione e alla pianificazione dell'attività di una società sportiva di vertice".

Vincente anche la mossa di far convergere su Venezia una parte della Siena finalista lo scorso anno, con gli ingaggi di Tomas Ress, Benjamin Ortner, Spencer Nelson e Jeff Viggiano: conferma?
"Sì, anche se per certi versi è stata prima di tutto una scelta di cuore: la mia compagna è di Siena e ho seguito da vicino la vicenda, dispiacendomi di vedere una simile squadra azzerata non per demeriti sportivi. Mi è allora parso giusto puntare su una parte di quel blocco, anche per preservare una sorta di patrimonio del nostro basket".

La squadra guidata da Recalcati è per certi versi solo la punta dell'iceberg del vostro club...
"Infatti. La Reyer significa serie A maschile e femminile di livello (le ragazze sono arrivate alla semifinale scudetto, ndr), ma anche e soprattutto un circuito che coinvolge 4.600 ragazzi con 23 società collegate. Siamo anche stati la prima società sportiva professionistica in Italia ad aver ricevuto la Certificazione Etica nello Sport ESI:2010 a conferma di un progetto non solo sportivo, ma anche etico e culturale. Un progetto in nome del quale ho appunto ora deciso di candidarmi a sindaco di Venezia".

In che senso, scusi?
"Anche se pochi dei nostri ragazzi diventeranno campioni affermati, sono sicuro che tutti saranno ottimi cittadini, perché hanno imparato dallo sport alcuni valori fondamentali, a partire dal fatto che l'idea della meritocrazia non è contro qualcuno, ma serve a valorizzare il talento di ciascuno di noi, di ciascuna 'persona umana' che viene così messa al centro di qualsiasi processo di sviluppo. Il pensare di doversela giocare sempre al meglio, di potercela fare a sovvertire l'esito di una partita che si è messa male sono concetti vincenti anche nella società civile e quelli su cui puntiamo con la nostra lista per rilanciare Venezia, una città caduta in un grave stato di degrado".

Con quali schemi di gioco, per mantenere il link tra politica e basket?
"Siamo uno schieramento trasversale, non ideologico e tanto meno partitico, che punta ad affrontare e risolvere il disordine sociale in atto - perché tale è per me quello in cui è caduta Venezia - promuovendo una valorizzazione dei posti di lavoro legati al turismo, ma soprattutto creandone di nuovi legati alla manifattura, sfruttando anche l'area del porto e quella aeroportuale, oltre a istituire un'agenzia di sviluppo delle grandi aree da bonificare di Porto Marghera. E poi puntiamo a ripopolare culturalmente la città con un grande piano dedicato all'educazione, che rafforzi scuole e università: pur essendo oggi al degrado assoluto, Venezia è una città che esercita ancora un grande fascino sui giovani in tutto il mondo, una carta vincente che bisogna però sapere e volere giocare".

Sapendo di dover sconfiggere soprattutto quale avversario?
"Quello del 'partito del no', che per ideologia o scetticismo si oppone a qualsiasi progetto. Un atteggiamento che in passato ha fatto scappare tanti che erano invece disposti a investire sulla città: come ad esempio Pierre Cardin, che voleva realizzare a sue spese il Palais Lumière ed è stato respinto, o come nello sport Maurizio Zamparini, che aveva riportato il Venezia calcio in serie A ed è stato poi costretto ad andarsene. Così come si sono opposti al mio progetto di realizzare un Centro specialistico per i disturbi alimentari sull'isola di Poveglia, con 40 milioni di investimento e la creazione di 200 posti di lavoro. E ci aggiungo anche le sette camicie che ho dovuto sudare per poter sistemare a mie spese (lo sottolineo) il Taliercio, il palasport di Mestre dove gioca la Reyer: un investimento notevole solo per renderlo almeno agibile, perché non mi hanno permesso di fare di più".

Nel caso venisse eletto sindaco, immaginiamo che lo sport godrebbe di più attenzioni...
"Ovviamente, e per due motivi: per il suo valore educativo verso i futuri cittadini e perché lo sport d'élite serve al turismo d'elite, oltre a essere una forma di relazione importantissima per aiutare Venezia a tornare a vincere in tanti altri campi".

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