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Nba, Sefolosha testimone contro il razzismo e i poliziotti che lo hanno picchiato

Il giocatore degli Atlanta Hawks accusa in tribunale gli agenti che gli hanno spezzato una gamba: "Io vittima di violenze ingiustificate"

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Teobaldo Semoli

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In aula del tribunale di New York Tabo Sefolosha, 31enne giocatore degli Atlanta Hawks, svizzero e di colore, testimonia contro i tre poliziotti che lo scorso 8 aprile lo hanno aggredito davanti a un locale di New York – l'1 OAK della zona Chelsea, lo stesso nel quale (nella medesima sera) venne accoltellato Chris Copeland, esterno degli Indiana Pacers – rompendogli una gamba con una manganellata ben assestata. Un infortunio che gli ha impedito di partecipare ai playoff che stavano per cominciare con gli Hawks primi nella classifica della Eastern Conference.

Dalla quel giorno si sono succedute voci di ogni tipo sull’accaduto. Dalla versione degli agenti che parlavano di un Sefolosha sopra le righe e sopra la legge ­– “Sei incazzato perché sei nano” sarebbe una delle frasi pronunciate dal giocatore – fino a quella di Pero Antic, anche lui presente fuori dal club, che sostiene che il suo compagno di squadra stesse semplicemente dando dei soldi ad un senza tetto.

Oggi Tabo ci ha messo la faccia e seduto al banco dei testimoni del processo, iniziato lo scorso 6 ottobre, ha raccontato la sua versione dei fatti, in particolare rispetto all'agente che lo ha aggredito:"Ha cercato di spingermi via e io gli ho detto che non bastava un distintivo per parlarmi in quel modo. La sua risposta è stata: 'ti posso rompere la bocca'. Per questo ho ribattuto 'sei un nano, in altre circostanze non mi parleresti in questo modo'. La violenza che ne è scaturita è stata del tutto ingiustificata, anche perché non mi è stato nemmeno detto cosa avrei dovuto fare".

 

E’ evidente come la testimonianza di Tabo, che avrebbe potuto cavarsela con sei mesi di condizionale e un giorno di servizi sociali, si inserisca all’interno di una polemica ben più ampia sugli sulle aggressioni e gli omicidi di neri afroamericani per mano di agenti di polizia bianchi; episodi che hanno incendiato gli animi dell’opinione pubblica americana intorno ai commissariati, in particolare quelli newyorkesi. E non basterà presumibilmente la decisione di un giudice per dirimire la questione.

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