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Nba: gli sponsor sulle maglie? Nessuno (per ora) li compra

A 6 mesi dalla decisione di apporre i marchi delle aziende sulle canotte poche franchigie sono riuscite a stipulare un accordo. Ecco perché..

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Teobaldo Semoli

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Doveva essere la rivoluzione copernicana delle sponsorizzazioni, quella per cui, per la prima volta, il logo di un'azienda sarebbe apparso sulle canotte da sempre immacolate delle 30 franchigie Nba.

Anche per questo le multinazionali di tutto il mondo avrebbero dovuto fare a gara per accaparrarsi il quadrato di 6,35 centimetri messo a loro disposizione a partire dalla stagione 2017-2018. E invece da quando è stata annunciata la decisione dell’Nba lo scorso 16 aprile solo due franchigie, i Philadelphia 76ers e i Sacramento Kings, hanno trovato un accordo di sponsorizzazione. 

I Sixers hanno firmato una partnership con StubHub, marketplace per l’acquisto di biglietti online per partite ed eventi, per 3 anni alla cifra di 15 milioni di dollari. Poco se si considerano gli standard di una lega che ha venduto i suoi diritti televisivi per i prossimi 9 anni a 24 miliardi di dollari. 

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La maglia dei Philadelphia 76ers con il marchio del marketplace StubHub. (Credits: Twitter)

PREZZO Il primo motivo, secondo gli analisti Nba, è che il logo sulle canotte è un fenomeno talmente nuovo e inedito che le franchigie si ritrovano senza nessun punto di riferimento e con la paura di vendere il loro piccolo ma prezioso spazio a un prezzo troppo basso. In questo senso sembra Golden State, campione Nba 2015 e finalista lo scorso anno, non voglia chiudere per meno di 65 milioni in tre anni; 50 ne avrebbero chiesti i Cavs e 25 i Brooklyn Nets.

LIMITAZIONI Ci sono però un altro paio di problemi. Il primo è che le norme Nba limitano di parecchio le categorie di aziende che possono associare il loro marchio alla lega: produttori di alcol, scoietà di scommesse ed emittenti tv sono tagliati fuori, così come i competitor dei main partner Nba come Spalding (palloni), Nike (abbigliamento tecnico) e Tissot (timekeeper).

CONFLITTI Altro problema è quello dei contrasti che si potrebbero creare tra gli sponsor delle maglie e quelli personali dei giocatori nel caso in cui questi siano dei competitor. Per questo le squadre stanno provando a proporre ai loro atleti, i quali riceveranno il 50% delle revenue provenienti dalle sponsorizzazioni sulle canotte, dei ‘pacchetti’ che comprendano sia l’endorsement individuale che di squadra.

TEMPI Nel frattempo l’Nba ha dovuto intimare alle sue franchigie la chiusura degli accordi entro il prossimo gennaio, data entro la quale Nike, nuovo sponsor tecnico dal 2017-2018, inizierà a stampare le nuove jersey con tanto (forse) di sponsor. In caso contrario le franchigie dovranno accollarsi il costo di produzione per appiccicare il marchio sulle loro maglie.

La conclusione è che per una volta anche la lega americana sembra inaspettatamente in ritardo. Più probabilmente si tratta solo di un gioco al rialzo nel quale basterà la firma di una delle big per scatenare una prevedibile reazione a catena con l’altrettanto prevedibile nuova cascata di denaro su franchigie e giocatori.

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