Basket

Nba, Marc Gasol: da fratello scarso (di Pau) a favorito MVP

La storia del centro dei Memphis Grizzlies, che una volta chiamavano "ciccione", oggi numero uno tra i candidati al premio di miglior giocatore

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Teobaldo Semoli

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Per i primi 20 anni della sua vita non è stato altro che "il ciccione” (che in spagna si dice “gordo”) fratello di Pau, quello che gioca nel Barca perché "parente di". Ecco, oggi l'ex ragazzo in sovrappeso di nome Marc Gasol sta guidando i Memphis Grizzlies in testa alle Western Conference ed è appena stato inserito al numero 1 della classifica, stilata dall'Nba, dei possibili Mvp della stagione. Roba che gli europei negli States, fratellone Pau compreso, hanno potuto solo sognare.

E i numeri (20,2 punti; 8,2 rimbalzi; 3,5 assist; 1,6 stoppate a partita) soprattutto nel caso di Marc – ovvero quello di un centro con piedi da boxeur e mani da pianista, capace di tirare dalla media, di smazzare assist a ripetizione e difendere come nessuno sui marcantoni d'Oltreoceano – dicono davvero poco rispetto alla capacità del centro spagnolo di dominare le partite, facendo coppia con quello Zach Randolph che con lui (e non sarà un caso) ha messo in mostra tutto il talento fatto solo intravedere ai Clippers e, soprattutto, a New York.

Eppure, come detto, all’inizio della carriera del secondo fratello Gasol le cose non lasciavano presagire un futuro così roseo. Nato e cresciuto a Barcellona, durante l’adolescenza Marc deve fare i conti con un nonno patito per lo sport, e in particolare il calcio – si dice che il suo sogno fosse quello di vedere i nipoti giocare nell’Espanyiol –,  due genitori con passato cestistico (Mamma Marisa nel Cornellà, papà Augustì nel Gaudì) e un fratello maggiore, Pau appunto, che nel 2001, a soli 21 anni, gioca nel Barcellona in liga ACB, viaggia a una media di 11 punti a partita, e viene chiamato in Nba dagli Atlanta Hawks, che poi lo gireranno ai Grizzlies.

E' così che Marc, dopo aver seguito la sua famiglia nel trasferimento a Memphis, si ritrova catapultato nella realtà delle high school americane, nello specifico nella Lausanne Collegiate School dove, nonostante metta insieme statistiche di tutto rispetto (26 punti, 13 rimbalzi e 6 stoppate ad uscita), viene soprannominato “the Big Burrito” per il suo fisico in sovrappeso, e ancora non all’altezza rispetto agli standard del basket americano.

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Marc Gasol nel 2005, con la maglia del Barcellona (Credits: Getty Images).

La carriera di Gasol arriva a un bivio dopo la maturità, nel 2004, quando torna a Barcellona. I primi anni da professionista sono a dir poco travagliati: Marc gioca principalmente nella seconda squadra del Barca – che come per il calcio, partecipa con i giovani ai campionati minori – e le apparizioni in ACB si contano sulle dita di una mano. “E’ troppo lento”  dicono gli addetti ai lavori e gli scout americani – “e poi, è davvero grasso”.  Lo spartiacque arriva con i Mondiali 2006 in cui Marc, in coppia con il fratello, conquista una storica medaglia d’oro per la Spagna e soprattutto mette in mostra le sue doti davanti ai selezionatori d’Oltreoceano. Anche per questo l’anno successivo viene scelto al draft Nba dai Los Angeles Lakers, gli stessi che l’anno successivo avrebbero messo sotto contratto il fratello Pau. 

Marc però ha già scelto di rimanere in Spagna per altri due anni: a Girona, dove per la prima volta è al centro del progetto societario, i suoi numeri si impennano fino ai 22 punti e 8,3 rimbalzi di media della stagione 2007-2008, in cui viene anche nominato MVP dell’ACB. A quel punto l’Nba non può più aspettare e il centro si trasferisce a Memphis, sulle orme del fratello maggiore, dove trasforma la rimanente massa grassa in muscoli e diventa quello che oggi è il candidato principale per il premio di giocatore più forte dell’intera lega. E nessuno si permette più di chiamarlo ciccione…

 

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