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Nba Finals, Golden State-Cleveland: chi vince secondo Flavio Tranquillo

Giovedì 4 giugno la sfida tra Warriors e Cavs con l'atteso duello Curry-LeBron. Il pronostico del commentatore delle finali per Sky Sport

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Teobaldo Semoli

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Sale l’attesa per le Nba Finals 2015. La data da segnare sul calendario è giovedì 4 giugno ore 21.00 (le 3.00 del giorno dopo per l’Italia); allora finalmente sarà Golden State contro Cleveland, Curry contro LeBron, Kerr contro Blatt. “Oppure, come sempre accade, sarà tutto meno quello che ci aspettavamo” avverte Flavio Tranquillo, che di finali Nba ne ha vissute tante e racconterà anche queste per Sky Sport a partire da venerdì notte. A lui chiediamo le sensazioni, i protagonisti più attesi e il pronostico (of course) sulla sfida alle 7 gare tra Warriors e Cavs.  

Flavio, prima di tutto una cosa che si potrebbero chiedere in tanti leggendo i nomi delle finaliste: siamo sicuri che in finale vedremo le due squadre più forti?

“Con serie al meglio delle sette partite, in finale ci arrivano necessariamente le squadre migliori. Poi è evidente che la minore qualità della Eastern Conference e gli accoppiamenti dei primi turni (vedasi quello che ha messo di fronte Spurs e Clippers a ovest, ndr) possano influire. Ma se prendiamo in considerazione l’intera stagione vediamo che alle Finals ci è arrivata la squadra con il miglior record assoluto (i Warriors, ndr) e quella con il miglior record da metà stagione in poi (Cleveland, ndr)”.

Un pronostico secco. Chi vince?

“Sulla carta è evidente: vince Golden State. Quest'anno i Warriors hanno dimostrato di essere semplicemente i più forti”.

Sembri molto sicuro della supremazia di Curry e compagni…

“Razionalmente penso che se si giocassero 10 serie finali Golden State ne vincerebbe 7. Invece avremo solo 7 partite e in un contesto del genere può succedere davvero di tutto”. 

Ti piace come gioca la squadra di Steve Kerr?

“Il suo mi sembra un progetto molto coerente. Ricordo che già agli inizi di stagione in tanti avevano previsto che i Warriors avrebbero fatto strada. L'annata di Cleveland racconta di un percorso decisamente più travagliato, che però negli ultimi mesi ha pagato notevoli dividendi. Tutto starà nel capire che tipo di Cavs, soprattutto dal punto di vista degli infortuni, si presenteranno a San Francisco…”.

Andiamo per ipotesi. Vince Cleveland se… 

“Vince Cleveland se Golden State gli lascia intravedere la vittoria, e qualcuno in casa Cavs, LeBron James a parte, riesce ad elevare di qualche gradino il suo gioco. Parliamoci chiaro: da un punto di vista emotivo non sono per niente sicuro che i Cavaliers non abbiano chance di vittoria...”

Vince Golden State se…

“Se non subentrano fattori in grado di cambiare l’attuale stato delle cose. Mi riferisco a fattori emotivi, di infortuni, di una partita che può girare in maniera imprevista a metà della la serie; vedasi le Finals del 2006.. Può essere che Cleveland riesca a ritrovare il vero Kyrie Irving (a mezzo servizio per un infortunio al ginocchio, ndr), o magari qualche protagonista inatteso in grado di andare oltre i suoi limiti apparenti”.

Curry o LeBron. Chi è, oggi, il giocatore più decisivo?

“James è il giocatore, lo dicono i fatti, in grado di “spostare” di più all’interno dell’Nba. Nella storia ce ne saranno stati al massimo due o tre come lui, o forse nessuno, ma non è questo che conta. La cosa che impressiona è che negli ultimi anni ha cavalcato una parabola di crescita grazie alla quale, oggi, ha una clamorosa consapevolezza nei suoi mezzi”. 

E Curry?

“Lo definirei come un fenomeno, in uno stato di fiducia surreale; era tale all’inizio della stagione ed è cresciuta ulteriormente, se possibile, nei playoff. Attenzione però, le Finals non saranno LeBron contro Curry. Sarebbe un po’ troppo semplice…”.

Ti riferisci al supporting cast delle due squadre?

“Mi aspetto che in una qualche partita della serie Golden State tiri fuori il giocatore di giornata; e qui mi riferisco a vari Livingston, Iguodala o David Lee. Per Cleveland, più che la panchina, credo conteranno davvero le scelte dei quintetti, con o senza i due lunghi”. 

A proposito di scelte. Quanto saranno decisivi i due allenatori, Steve Kerr e David Blatt, entrambi alla prima stagione in Nba ed esordienti in una finale?

“Francamente non mi aspetto che a questo punto dell'anno, dopo 100 partite, i due coach possano decidere un'intera serie. Il grosso che dovevano fare lo hanno già fatto, portando in finale due squadre che da un certo momento in poi, per tutti, "dovevano” arrivare fino in fondo. Rimane il fatto che Blatt e Kerr sono due personalità, anzi persone, davvero interessanti e che vedranno pregi e difetti del loro carattere particolarmente esposti”. 

Cleveland non ha mai vinto un titolo. Golden State ha vinto l’ultimo quarant’anni fa. Possiamo dire che in finale ci arrivano due franchigie un po’ “sfigate”?

“E’ il segnale di una Nba del tutto diversa rispetto a quella di solo 5 o 6 anni fa, nella quale Lakers, Knicks, e perfino gli Heat, si ritrovano in una crisi da cui non sono più così sicuri di poter uscire. O almeno non così velocemente come un tempo..”.

Cosa vuoi dire?

“Che se una volta bastavano un paio di superstar per mettere insieme una squadra vincente, nel 2015 devi necessariamente avere “un piano” per competere con 30 franchigie potenzialmente davvero alla pari”. 

In cosa l'Nba è davvero cambiata?

“Il sistema Nba è da sempre costruito per essere il più equo possibile; banalmente, assegnando alle squadre peggiori le prime scelte al draft dell’anno successivo. La differenza col passato sta nel fatto che oggi si può diventare fenomeni planetari a Cleveland, a Oklahoma, a San Francisco… Questo Knicks e Lakers non lo avevano previsto così come non avevano capito che oggi non è più scontato che i grandi giocatori, per essere tali, debbano per forza giocare a New York o a Los Angeles. Per questo ora ci ritroviamo a commentare una finale che sembra inaspettata. Ma solo sulla carta...".

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