Basket

Nba: anche coach Popovich e coach Kerr contro il Travel Ban di Trump

Non solo LeBron James: pure gli allenatori di San Antonio e Golden State criticano le politiche del neo-presidente

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Teobaldo Semoli

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Dopo LeBron James, sostenitore della prima ora di Hilary Clinton e dei democratici, che si è schierato apertamente contro Donald Trump definendo i suoi elettori degli ‘stupidi’, sempre più rappresentanti e volti noti dell’Nba stanno manifestando apertamente il loro dissenso verso il neo presidente degli Stati Uniti e, in particolare, nei confronti delle sue politiche estere.

Gregg Popovich, coach dei San Antonio Spurs, è stato incalzato dai giornalisti sulla questione, che ha tenuto banco per un’intera settimana sulle prime pagine di mezzo mondo, del divieto di ingresso ai cittadini provenienti da sette paesi musulmani (revocato dopo l’intervento del giudice federale di Seattle). “Una scena alla Keystone Cops (gruppo di poliziotti maldestri protagonisti di una serie cinematografica di inizio ‘900, ndr)” sono state le parole di coach Pop per commentare le immagini che arrivavano dagli aeroporti del medio-oriente con migliaia di persone bloccate e gli ufficiali di polizia che non sapevano letteralmente cosa fare. Ed è solo l’ultimo degli attacchi nei confronti di Trump da parte di quello che, dopo Rio 2016, è diventato ufficialmente l’allenatore di Team Usa.

Insomma, come ‘CT’ (diremmo se fossimo in Italia) degli Stati Uniti del basket l’opinione di Popovich è tutt’altro che secondaria. È lo ancora meno, se possibile, quella del coach dei Golden State Warriors Steve Kerr, peraltro legato a Popovich da due titoli Nba (da giocatore) con San Antonio, il quale nelle lotte religiose in Libano ha perso il padre Malcom, allora presidente dell’American University di Beirut, in seguito a un attentato terroristico nel 1984 (qui la biografia di Steve Kerr). Pochissime volte il coach campione Nba nel 2015 ha parlato di questo episodio, decisivo nella sua vita personale e sportiva, e forse anche per questo è ancora più significativo che abbia citato l’omicidio del padre per manifestare il suo dissenso nei confronti di Trump: “Da persona che ha perso un familiare in un attentato – ha dichiarato Kerr - posso dire che combattere il terrorismo bloccando le frontiere è contro tutti i principi sui quali è fondato il nostro paese. Non è facendo crescere paura e terrore che risolveremo le cose”.

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