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Nba: è morto Craig Sager, voce e anima del basket pro americano

Dopo una lunga battaglia contro la leucemia se ne va uno dei volti della lega, diventato famoso per i siparietti con Popovich e il look fantasioso

2016 NBA Finals - Game Six

Teobaldo Semoli

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Mancheranno le sue cravatte, i suoi celebri siparietti con Gregg Popovich, coach dei San Antonio Spurs, ma sopratutto la sua dedizione per il lavoro di cronista Nba insieme alla sua immensa passione per il gioco. Craig Sager se n'è andato all'età di 65 anni, dopo 44 anni di carriera e una lunga lotta contro la leucemia.

Quando, nella primavera del 2014, gli venne diagnosticato il cancro era iniziata la sua battaglia che, dopo il trapianto di midollo del figlio Craig Jr., lo aveva riportato sui campi Nba facendolo diventare una fonte di ispirazione per migliaia di persone che gli regalavano standing ovation a ogni sua apparizione.

Dopo mesi in cui sembrava che la malattia fosse in remissione lo scorso marzo Sager aveva spiegato in un'intervista l'aggravarsi delle sue condizioni di salute e che i medici gli avevano dato non più di 6 mesi di vita.

Nel frattempo Craig, grazie a un accordo speciale tra ESPN e TNT, avrebbe fatto in tempo a raccontare da bordo campo le sue prime finali Nba e ricevere il "Jimmy V Perseverance Award" regalando un discorso da brividi agli spettatori degli ESPYS: "Il tempo è qualcosa che non può essere acquistato, che non può essere richiesto a Dio e che non viene concesso in quantità infinita. Il tempo è semplicemente come scegliamo di vivere la nostra vita (...). Ho deciso di vivere la mia vita nell'unico modo in cui sono capace: con amore e divertimento".

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