Basket

Larry Bird fa 60 anni: con Magic diede il via al successo mondiale dell'Nba

La leggenda dei Boston Celtics, ora presidente degli Indiana Pacers, festeggiato dagli appassionati di tutto il mondo

Larry Bird

Paolo Corio

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Ci sono 60 candeline sulla torta che tutti gli amanti del basket offrono oggi idealmente a Larry Bird, leggenda assoluta della pallacanestro americana così come dei suoi altrettanto leggendari Boston Celtics. Proprio "Larry Legend" è il soprannome indicato nel profilo ufficiale dedicato dall'Nba a Larry Bird, nato il 7 dicembre 1956 a West Baden, un piccolo paesino dell'Indiana, e cresciuto nella limitrofa e ancor più minuscola French Lick.

13 stagioni consecutive nell'Nba sempre con la maglia dei Celtics, con cui ha conquistato tre anelli di campione (nel 1981, 1984 e 1986) e altrettanti titoli da Mvp (1984, 1985 e 1986), Larry Bird ha realizzato la bellezza di 21.791 punti tra i professionisti americani (24.3 di media a partita), aggiungendoci 8.974 rimbalzi e 5.695 assist. Cifre che danno l'idea di quanto abbia inciso sul parquet, ma che non rendono perfettamente la misura di quanto Larry Bird abbia significato nell'evoluzione dell'Nba da "semplice" campionato professionistico americano a fenomeno planetario, con tifosi (e relativi business) in ogni angolo del pianeta.


Un ruolo che Larry Bird non avrebbe peraltro mai ricoperto così intensamente senza la contemporanea ascesa del suo opposto per definizione, in campo e fuori: stiamo ovviamente parlando di Earvin "Magic" Johnson, tre anni di meno, incontrato per la prima volta nella finale universitaria Ncaa del 1979. E subito capace di infliggere all'avversario la più cocente delusione sportiva della sua carriera con la vittoria degli Spartans di Michigan State sugli Indiana State Sycamores, di cui Bird era il leader assoluto. Fu quello il capitolo iniziale di una sfida destinata ad averne molte altre all'insegna del dualismo tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers, squadre regine degli anni Ottanta, e che pareva scritta non dalla sorte, ma da un abilissimo romanziere con la passione del basket.

Bianco, solitario e taciturno (anche per la tragedia che lo colpì da ragazzo, con il suicidio del padre), Larry Bird; nero, ma integratissimo nella sua Lansing (capitale del Michigan) e a dir poco estroverso, Magic. Leader di una Boston all'insegna di un basket disciplinato e difensivamente sofferto, Larry Bird; regista di una Los Angeles hollywoodiana dentro e fuori dal campo, Magic Johnson. Per una rivalità che l'allora asfittica Nba (basti pensare che le Finals venivano trasmesse in differita dalle Tv americane) ebbe il merito di saper trasformare nella leva per fare il salto di qualità che l'ha portata a essere quel che è oggi.

Un oggi che vede Larry Bird ancora protagonista nell'Nba nei panni di presidente degli Indiana Pacers, dopo esserne stato coach dal 1997 al 2000, ma anche e soprattutto grandissimo amico di Magic Johnson, al punto da scriverci a quattro mani (con l'aiuto dell'ottima giornalista Jackie MacMullan) l'autobiografia parallela "Il basket eravamo noi". Senza paura di essere smentiti.

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