Basket

Eurolega, EA7 Milano: la nuova disfatta col Cska e i problemi di leadership

Per quanto prevedibile, le modalità della sconfitta di Mosca devono far riflettere il club di Armani. Anche in chiave futura

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Paolo Corio

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Nessuno oggettivamente pensava che in quel di Mosca l’EA7 Milano potesse evitare la decima sconfitta consecutiva in Eurolega, ma in tanti (a partire da coach Repesa) si attendevano contro il Cska una partita non solo d’orgoglio, ma che aggiungesse anche qualcosa a quanto di buono fatto vedere nell’onorevole sconfitta di Istanbul contro il Fenerbahce e nella combattuta vittoria in Campionato nel derby contro Cantù.

Invece ecco arrivare per l’Olimpia l’ennesima disfatta in terra russa, fotografata non tanto da quel -37 finale (101-64) quanto da quell’incredibile 41-9 acceso sul tabellone dopo nemmeno quindici minuti di partita. Qualsiasi sia la causa di un tale default, dal più confuso approccio mentale al terrore (non timore) reverenziale nei confronti dei campioni d’Europa, quel 41-9 non può però essere archiviato come il semplice parziale di un momento “no”. E per molti versi mette in discussione la recente scelta del club di Armani di ribadire la fiducia - ancor più che a coach Repesa - a un gruppo di giocatori sui cui ventilati se non previsti rinnovi di contratto si apre in verità più che un punto interrogativo.

L'Europa come necessità
Attenzione: il problema non sta solo nell’impegno messo in allenamento e quindi in campo (anche perché in questo senso nessuno è mai parso indolente o menefreghista), ma proprio nella mancata corrispondenza tra quello che gli uomini in maglia EA7 stanno dimostrando di poter dare e le necessità (più che ambizioni) di un club il cui percorso di crescita e di business può ormai solo prevedere l’ingresso nella vera élite dell’Eurolega, al di là degli scudetti e delle Coppe e Supercoppe collezionate in Italia.

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Per onestà intellettuale, va detto che tutti - scorrendo a inizio stagione il roster milanese - ne consideravano la bontà nella chiave di cui sopra, ma la realtà sta ora dicendo l’esatto contrario. A partire ovviamente dal nome di Miroslav Raduljica, il centrone serbo che per un motivo o per l’altro finisce regolarmente per essere relegato in panca da coach Repesa: una volta (come ad esempio contro JaJuan Johnson di Cantù o Kyle Hines del Cska, giusto per rimanere in un passato assai prossimo) perché non riesce a tenere l’esplosiva e duttile agilità dei centri avversari; un’altra invece perché contro gli altri “pesi massimi” d’Europa finisce comunque per finire ko, cedendo così l’onere di presidiare l’area milanese all’atipico trio Sanders-Macvan-McLean.


Se è vero che la squadra assai spesso non ha fatto molto per coinvolgere il centro serbo, è anche vero che Raduljica (8.4 punti e 3.5 rimbalzi le sue attuali medie in Eurolega) ha fatto ancora meno per essere considerato un protagonista di questa EA7, alle prese anche e soprattutto con una penuria di leadership sul parquet, fondamentale sia per gestire le inevitabili difficoltà di certi match sia per dare fiducia al gruppo di giovani italiani (Fontecchio, Abass, Pascolo) che l’Armani sta meritoriamente cercando di far crescere per un basket europeo di alto livello. In tal senso, al di là delle sue statistiche (10.5 punti e 3.4 assist a partita in Eurolega, tra i migliori di Milano), lascia perplessi anche il ruolo di Ricky Hickman: capace in passato di prendere per mano il Maccabi Tel Aviv e portarlo alla conquista dell’Eurolega 2014, recita ora più spesso la parte del bonario zio che porta i nipotini in gita per l’Europa che quella del “vecchio guerriero” di mille battaglie che sa infondere coraggio ai suoi compagni quando il gioco si fa più duro. Con la conseguenza, tra le altre, di dover vedere il povero Fontecchio gettato nella mischia a Mosca per cercare di arginare il funambolico Teodosic, sapendo già che il suo meglio di talento ventenne non sarebbe mai potuto essere abbastanza.

Leader o comprimari?
Purtroppo per Milano, è poi sempre sull’asse play-centro (fondamentale per imporsi in Eurolega) che si registrano gli altri limiti tecnici o di personalità: se capitan Cinciarini paga infatti costantemente dazio nel passaggio dai parquet italiani a quelli internazionali, l’altro giocatore “smarrito” rispetto a un recente passato da stella dello Zalgiris Kaunas è Mantas Kalnietis, giocatore dalle doti indiscutibili ma che con la maglia dell’EA7 sta recitando a sua volta un ruolo da comprimario. Nell’attesa che ritrovi l’identità perduta, e che magari Milan Macvan torni a sfoderare la personalità dimostrata a inizio stagione e smarrita al rientro dopo l’infortunio, non rimane così che il solo Kruno Simon: eccezionalmente indispensabile all’Olimpia su tutti i fronti, ma anche eccezionalmente solo in un momento in cui è fuori dai giochi per un problema muscolare Rakim Sanders, la cui dimensione internazionale è certificata tanto dall’impatto fisico dimostrato quanto dalle statistiche (14.4 punti e 3.9 rimbalzi) che ne fanno il migliore in assoluto tra gli uomini di Repesa.

Con il sogno playoff di Eurolega ormai decisamente tramontato, ai giocatori dell’EA7 non rimane ora che cercare di risalire la china in termini di considerazione europea: se ci riusciranno, per alcuni di loro (a partire da Kalnietis) è anche ipotizzabile una seconda chance. Ma in caso contrario, in casa Armani farebbero forse meglio a riconsiderare il tutto, prendendo atto di aver perso la scommessa internazionale e con la conseguente consapevolezza di dover inserire nel roster anche e soprattutto una buona dose di leadership. Tanto in attacco quanto in difesa.

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