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Nba, Fisher (furioso) cambia 5 giocatori dei Knicks in una volta sola

Dopo l'inizio choc contro Dallas l'allenatore di New York mette in panchina tutti i titolari, compreso l'All star Carmelo Anthony – VIDEO

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Teobaldo Semoli

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Il quintetto titolare preso in toto e fatto accomodare in panchina, dopo poco più di 6 minuti di partita, sotto lo sguardo severo dell'allenatore che non ha gradito l'inizio di partita dei suoi. Una scena degna di una qualche palestra di un qualche campionato provinciale di seconda divisione. E invece siamo al Madison Square Garden, i titolari sono quelli dei New York Knicks – e si chiamano Carmelo Anthony, Jose Calderon, Amar'e Stoudermire, Tim Hardaway e Quincy Acy – , e il coach è Dereck Fisher, uno che da giocatore ha vinto 6 tiotli Nba con i Los Angeles Lakers.

Non serve altro per descrivere il momento della franchigia della Grande Mela, che dopo un inizio di stagione tra i peggiori della sua storia ha confermato il trend negativo già nei primi minuti della sfida casalinga contro Dallas, incappando in un parziale di 25-11 in favore dei texani. Davvero troppo per Fisher, alla prima esperenza su una panchina Nbaì ma che in fatto di personalità non è secondo a nessuno dei suoi giocatori. D'altra parte i Knicks sono al momento la peggior squadra della lega, insieme ai derelitti Philadelphia Sixers, sebbene il loro monte salari da quasi 90 milioni di dollari non dovrebbe giustificare in nessun modo l'ultima posizione nella classifica della Eastern Conference. 

Non è bastata quindi la nomina a presidente di Phil Jackson, ex allenatore proprio di Fisher ai Lakers, per risollevare le sorti della franchigia di New York che negli ultimi 15 anni ha collezionato ben poche soddisfazioni. Sono lontani i tempi in cui il centro Patrick Ewing – inserito nella lista dei 50 giocatori più forti di sempre – guidava i Knicks alla finali Nba del 94 e del 99, entrambe perse rispettivamente contro Houston e San Antonio. L'anno successivo, dopo il ritiro del centro di Georgetown, ci avrebbe pensato il duo Houston-Sprewell a tenere altro l'onore dei newyorkesi, trascinando la squadra fino alla finale di Conference persa contro gli Indiana Pacers. 

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Da lì in poi, il nulla. Negli ultimi 13 anni i tifosi yankee, capeggiati dall'irriducibile Spyke Lee – visto recentemente a Milano –, si sono dovuti sorbire otto mancate qualificazioni ai playoff (a cui accedono le prime otto squadre di ogni Conference) e quattro eliminazioni al primo turno. In mezzo, una serie di scelte, appunto, quantomai discutibili. Innanzitutto l'arrivo di giocatori di indubbio talento – vedasi i vari Steve Francis e Zach Randolph oltre che alle sfortunate prese al draft 2005 di Channing Frye e Nate Robinson – ma senza le doti di leadership necessarie per guidare la franchigia. Quindi l'arrivo di Isiah Thomas il quale ebbe l'effetto, nei suoi anni da General Manger, di riversare ulteriore attenzione mediatica su una squadra e una città già abbondantemente sotto i riflettori. Infine la scelta di un All star come Carmelo Anthony – oggi additato come principale colpevole dell'inizio di stagione dei Knicks – per prendere il quale venne sacrificata una squadra, che comprendeva anche Danilo Gallinari, di sicuro prospetto e che aveva iniziato a mostrare i primi segnali di crescita.

Forse ha ragione Fisher nel dire che è tutta una questione di atteggiamento. Meglio perdere, dignitosamente, con i panchinari in campo a sputare sangue che essere surclassati con i titolari che, secondo le malelingue, pensano più al loro rinnovo dei loro contratti che al bene della franchigia. Peccato solo che, in entrambi i casi, il risultato non cambi.

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