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Basket, Final 8: Milano-Avellino, una finale doppiamente storica

L'Olimpia punta a riconquistare la Coppa Italia dopo 20 anni, mentre gli irpini possono bissare l'epico successo del 2008

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Paolo Corio

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Da qualsiasi parte del campo la si guardi, sarà una finale storica quella che al Forum di Assago (ore 18 di domenica 21 febbraio, diretta Raisport) assegnerà la Coppa Italia 2016. Lo sarà per Avellino, che torna protagonista dell'ultimo atto dopo l'altrettanto storica vittoria nell'edizione 2008 in quel di Bologna e proprio ai danni dei “padroni di casa” della Virtus; e lo sarà allo stesso modo per l'Olimpia, che insegue il trofeo da due decenni tondi e ora può finalmente riacciuffarlo tenendo fede fino in fondo al ruolo di favorita della vigilia.

Buva-Cervi, coppia vincente per Avellino
Andando per ordine di qualificazione, sono le mani ferme di Riccardo Cervi (19 totali) a firmare dalla lunetta l'impresa della Sidigas: suoi infatti i due tiri liberi che fissano il 71-69 su Trento a 4” dall'ultima sirena, dopo aver insaccato poco prima quelli del temporaneo 69-67. Ma prima di uscire per 5 falli sostituito dallo stesso Cervi, altrettanto decisivo è stato Ivan Buva, autore a sua volta di 19 punti, 12 dei quali nell'ultimo quarto (ovvero tutti quelli di Avellino prima dei quattro liberi finali del suo compagno). Una prova di grande sostanza, con cui il lungo croato ripaga pienamente la fiducia di coach Pino sacripanti, che a fine partita rivendica tra l'altro la bontà delle sue scelte tecniche: “Se avessimo perso, mi sarei preso dello stupido per aver tenuto in panchina a lungo Cervi nell'ultimo quarto, ma ero davvero convinto che Buva potesse darci qualcosa di più in quel frangente. Poi, dopo il quinto fallo di Ivan, è stato bravissimo Riccardo a rientrare subito in partita, procurandosi i liberi decisivi e insaccandoli tutti”.

 


Con Ragland e Veikalas sotto tono (3 punti a testa dopo l'ottima prestazione nella vittoria su Reggio Emilia), Sacripanti ha avuto anche i punti e il dinamismo di Marques Green (10 punti in ben 30' sul parquet), mentre Nunnally ha trovato sì la doppia cifra (10 anche per lui) ma con percentuali assai lontane dalla sufficienza (1/7 da due, 2/4 nelle triple). Se contro Trento (15 di Wight e Forray, 13 di Pascolo) è comunque bastato, per potersela giocare contro Milano - come peraltro già avvenuto in Campionato – sarà invece necessario il contributo di tutti. Anzi, di più: “Serve la partita perfetta”, specifica infatti lo stesso Sacripanti. Che ha ben presenti i rischi di tenuta degli elementi non più giovanissimi della sua squadra, ma che confida nella loro voglia di rivalsa (a partire da Leunen, “che la scorsa stagione tutti volevano servire sul carrello dei bolliti”, afferma ironicamente il coach) alla quale aggiunge un piano tattico ben preciso: “Cercheremo in ogni caso di giocare il nostro basket come abbiamo fatto sinora contro tutte le avversarie”.


Un solo rischio per l'inarrestabile EA7

Certo però che la Milano di queste Final Eight non può essere considerata alla pari di tutte le altre: schiacciasassi nei quarti contro Venezia, l'Armani ha infatti fatto il bis contro Cremona, superata in scioltezza con una progressione arrestatasi solo al 90-58 finale, con sul parquet anche i giovani Amato (3 punti) e Vecerina (un assist tra le migliori giocate della serata). Migliore dell'EA7, che ha dovuto fare a meno di Cerella (operato in mattinata al menisco finito ko nel quarto di finale), è risultato ancora una volta Simon, top-scorer con 17 punti arricchiti da 9 rimbalzi, con anche Sanders (16), Cinciarini (13), Macvan e Jenkins (10 a testa) in doppia cifra e il giovane Daniele Magro a raccogliere 8 punti e 9 rimbalzi in un match in cui coach Repesa ha preferito escludere il centrone Batista a favore di Kalnietis (2 punti e altrettanti assist in 18' per il play lituano).

Il rischio per Milano, dopo due vittorie tanto meritate quanto conquistate sul velluto a partire almeno dal terzo quarto, pare solo quello di non riuscire a gestire un eventuale punto a punto contro un'avversaria che per di più solo due settimane fa ne ha interrotto l'imbattibilità interna in Campionato dopo ben 41 successi consecutivi. Ma coach Repesa, pur considerando più che ostica la Sidigas, non teme giri a vuoto da parte dei suoi: "Sappiamo tutto di quella sconfitta, sappiamo da cosa è maturata e cosa dobbiamo fare per evitare che si ripeta. L'importante è che i miei giocatori, come accaduto sinora in questa Final 8, continuino tutti a dare il massimo ogni volta che li metto in campo".

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