Zoeggeler, nuovo titolo: la cittadinanza onoraria

Il comune di Lana è pronto a riconoscergli l'onorificenza per meriti sportivi. In paese, hanno fatto tutti il tifo per lui in diretta tv - Zoeggeler story

La gioia di Zoeggeler all'arrivo – Credits: EPA/FREDRIK VON ERICHSEN

Dario Pelizzari

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Dopo il bronzo di Sochi, sesta medaglia olimpica consecutiva che segna un primato assoluto nello sport di tutti i tempi, l'onorificenza che premia una carriera ricca di trionfi e di applausi. Al suo ritorno a Lana, comune di circa diecimila anime in provincia di Bolzano, terra di neve, mele e di boschi che non finiscono mai, Armin Zoeggeler, il fuoriclasse dello slittino che a 40 anni ha vinto l'ennesima battaglia con la sorte, sarà insignito della cittadinanza onoraria. L'omaggio della sua gente, delle persone che lo conoscono da sempre: per chi lo conosce da vicino, uno dei riconoscimenti più importanti per un atleta che ha fatto della discrezione e della riservatezza le carte vincenti per raggiungere risultati strepitosi in giro per il mondo.

“Armin non lo sa ancora. La giunta di Lana presenterà la proposta nel prossimo consiglio comunale in programma il 19 febbraio. Non credo ci saranno problemi, anzi. Zoeggeler è uno di noi, gli vogliamo bene e gli siamo grati per tutte le gioie che finora ci ha regalato”. A parlare è Horst Margesin, assessore di Lana e amico di vecchia data del bronzo olimpico. C'era anche lui, insieme con un altro centinaio di sostenitori della prima ora, a fare il tifo per Zoeggeler davanti alla tv. Il ritrovo era al ristorante Falger, in frazione Foiana, a due passi dalla casa del fenomeno dello slittino made in Italy.

“Sapevamo che ce la poteva fare, perché nelle scorse settimane aveva dimostrato di essere in formissima - spiega Margesin, che non nasconde però di aver trattenuto il fiato durante la gara – In quattro manche può succedere qualsiasi cosa, basta un piccolo errore per mandare all'aria mesi di lavoro”. Come sappiamo, è filato tutto liscio. Alla notizia ufficiale del bronzo, è iniziata la festa, scandita dal suono delle campane del ristorante.

“Sapevamo che era molto difficile arrivare a medaglia, perché Demchenko (ndr, anni 42, argento davanti a Zoeggeler) giocava in casa ed era prevedibile che avrebbe dato il cento per cento per arrivare più in alto possibile, ma è andata benissimo e non potremmo essere più felici”, racconta con un italiano un po' incerto Karl Gruber, presidente del fanclub che segue Zoeggeler dagli esordi. “Il brindisi? No, niente vino, dalle nostre parti si usa la birra”. Dicono che l'atleta altoatesino sia persona poco avvezza alle cerimonie e ai luoghi troppo affollati. “Sì, è vero, Armin è così, non gli piace parlare molto e nemmeno stare al centro dell'attenzione, è molto 'interno' (ndr, introverso). Per questo, vive qui. Quando vuole stare da solo, va nei boschi. E' un cacciatore, ama la natura e il silenzio. Ma al suo ritorno sono sicuro che ci regalerà un po' del suo tempo. Vogliamo organizzargli una festa, se la merita tutta”.

Bronzo a Lillehammer, argento a Nagano, oro a Salt Lake City e Torino, bronzo a Vancouver e Sochi nello slittino individuale. Nel mezzo, sei titoli mondiali, quattro europei e ben dieci Coppe del mondo di specialità. Armin Zoeggeler ha cominciato a mettere tutti in fila 22 anni fa. Ai Mondiali juniores di Sapporo del 1992, in Giappone, strappò un argento che rappresentò, di fatto, l'inizio della sua formidabile ascesa nell'Olimpo dei migliori slittinisti di ogni tempo. Aveva 18 anni e un carico grande così di promesse e talento.

Due anni più tardi, il primo guizzo a cinque cerchi. Lillehammer 1994: vince il tedesco Georg Hackl, secondo l'austriaco Markus Prock, terzo il nostro Zoeggeler. Vent'anni dopo, il cerchio che si chiude. Con il bronzo conquistato in Russia, Armin il “Cannibale” (come il grande ciclista Eddy Merckx, re incontrastato delle due ruote per almeno un decennio a cavallo tra i Sessanta e i Settanta) ha superato infatti Hackl per numero di medaglie olimpiche. Ora sono sei. Meglio di lui non ha mai fatto nessuno nella storia delle Olimpiadi, nemmeno se si considerano quelle estive. Un predestinato, Zoeggeler. Con il vezzo della semplicità e la cura dei dettagli. Un professionista. Lontano anni luce dai riflettori dei grandi palcoscenici e dai conti in banca di atleti olimpici che di medaglie d'oro ne hanno vinte meno della metà.

Twitter: @dario_pelizzari

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