Ora l'Italia tiferà Real

Da Don Fabio a Carlo di Spagna. E anche se non c'è più l'emozione della prima volta, tanti di noi si emozioneranno per Ancelotti e i suoi Blancos

Carlo Genta

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Un matrimonio che s'aveva da fare. Era scritto da anni, più certo di quello tra Renzo e Lucia, più liscio della storia tra Romeo e Giulietta. Carlo - o "Carlos", come hanno già cominciato a chiamarlo - e Florentino si erano fatti la promessa da molto tempo. Poi le strade della vita, anche calcistica, li hanno portati a divagazioni, flirt con inglesi, francesi e portoghesi. Ma tutta Europa sapeva che, prima o dopo, sarebbe finita così, con Ancelotti che avrebbe portato il suo sorriso di campagna sul bordo campo del Real Madrid.

Non c'è naturalmente l'emozione del primo italiano alla corte di Spagna: Don Fabio Capello aveva già aperto la via del regno bianco. Ma lui è un'altra cosa. Ovviamente non si discutono carisma e competenza, ma bisogna ammettere che un tifo aprioristico per uno che non è proprio un cabarettista come Capello, non è così scontato. Carlo è diverso. Il più trasversale degli allenatori nel pallone. Non riesci nemmeno a tifargli contro quando è nemico sportivo. Chiedete a qualunque interista e ve lo confermerà.

Ecco perché i Blancos di Spagna diventano per la prima volta sul serio provincia italiana: tutti vorremo vedere Carletto nostro vincere, sempre e salvo, naturale, incroci europei con le nostre. Anti-personaggio opposto al personaggione Mourinho, che pure ci sta nella manica, come tutti gli sportivi (e non) di grande intelligenza. Ancelotti non ti fa ballare il samba a ogni conferenza stampa. Piuttosto un liscio abbastanza noioso perché lui è così. E va bene così: sai che è tutto fuor che paraculo. Lontano dall'uomo di Reggiolo, provincia di Reggio Emilia, è anche fare l'arruffapopoli per interesse personale, come ha fatto sempre - ammettetelo suvvia - anche Zeman.

Carlo andrà al Real e con poche parole, molta saggezza e magari spettacolo in dosi omeopatiche, vincerà. Come ha sempre fatto, con un occhio all'ambiente e l'altro (quello con il sopracciglio alzato) agli equilibri sul campo e in spogliatoio. Farà la guerra a nessuno, ma si lascerà schiacciare mai. Avrà anzi già liquidato con un sorriso vago e furbo l'ultima tempesta ormonale di Florentino per il tedesco pigliatutto Heynckess. Del resto, dopo Italia e Spagna, Francia, Inghilterra e Portogallo, mancava, in questo giro d'Europa, l'ultimo tentativo di scappatella a pagamento in Germania. Ma siamo uomini di mondo, suvvia. Alla fine i fiori d'arancio più scontati della storia recente del calcio sono sbocciati. Non a caso bianchi.

E con Ancelotti, al Real si sono presi uno abituato alle ossessioni dalle grandi orecchie. Dopo "il club più vincente al mondo", il Chelsea ancora vergine e poi quasi casualmente soddisfatto da Di Matteo e il PSG degli arrampicatori arabi, eccolo in un altro posto in cui del campionato frega pochissimo. L'unica cosa che conta è il fronte europeo. "Preferisco la coppa". Carletto ci ha anche scritto un libro che magari verrà distribuito in omaggio a tutti i soci del Real Madrid.

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