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“Quasi amici”: il format che cambia le logiche del tifo

Andrà in onda sul canale satellitare Sky Sport 24 il programma che intende rivoluzionare il rapporto tra le tifoserie. Per Caressa, “un'idea sociale”

Il tifo è rivalità, non odio e violenza. Prende le mosse da questo assunto, per alcuni assolutamente prevedibile ma certo non condiviso da tutti, il nuovo format televisivo che Sky presenterà domani con un prequel in occasione della partita Napoli-Juventus. “Quasi amici”, questo il titolo del programma, andrà in onda da domenica prossima sul canale satellitare Sky Sport 24, verrà girato a Napoli e coinvolgerà sei ragazzi fra i 13 e i 15 anni, scelti nelle principali scuole calcio italiane. Ogni partita casalinga del club partenopeo, tre giovani tifosi della squadra di Rafa Benitez e altrettanti della squadra avversaria vivranno insieme la vigilia dell'incontro fra una sfida al pallone per strada e una visita alle bellezze della città, quindi seguiranno la gara al San Paolo. Per Fabio Caressa, confermato recentemente condirettore con delega a Sky Sport24 Hd, “Quasi amici” può cambiare, almeno in parte, l'approccio (e i contenuti) a uno dei problemi più gravi del calcio italiano.

Quali sono le ragioni e gli obiettivi del nuovo programma?
“Il nostro intento è rivoluzionare il rapporto con gli sponsor che vogliono investire sui canali televisivi. Perché questa iniziativa che abbiamo deciso di portare avanti con la Garofalo non è fine a se stessa, è più sociale che commerciale. Credo che rappresenti un piccolo passo in avanti culturale nel concetto di calcio di questo Paese”.

Può una trasmissione televisiva contribuire a cambiare le logiche e le prospettive del confronto, spesso difficile, tra le diverse tifoserie?
“Non siamo così presuntuosi da pensare che questo format possa cambiare le cose da solo. Però, di sicuro, orientarsi alle nuove generazioni e offrire una visione diversa del calcio, una visione che non preveda più il nemico, ma solamente l'avversario, può suggerire percorsi diversi, probabilmente migliori nell'ambito dei rapporti tra le tifoserie. Sono convinto che i mezzi di informazione che si occupano di questo sport abbiano il dovere di fare la loro parte per la crescita culturale del nostro Paese”.

I protagonisti di “Quasi amici” saranno ragazzi adolescenti. Il calcio italiano del domani, fuori e dentro il campo, passa anche e soprattutto da loro.
“Ho grande speranza nelle nuove generazioni. Lo vedo dalle mie figlie. Il loro contatto con il resto del mondo, facilitato da internet e dai social network, è portato verso la diffusione di idee molto diverse da quelle che avevamo noi alla loro età. L'ho capito quando mi hanno indicato un loro amico senza fare cenno al fatto che fosse di colore. Significa che alcuni concetti sono ormai stati profondamente superati dai ragazzi di oggi e credo che il nostro compito sia di aiutarli in questa direzione, soprattutto in un momento di grande tensione come questo”.

Perché ora? Cosa vi ha convinto che fosse il momento giusto per proporre una simile iniziativa?
“Senza dubbio quanto è successo nel corso dell'ultima finale della Coppa Italia, ma più in generale ci piaceva l'idea di realizzare un progetto che potesse essere soddisfacente per tutti. Anche per lo sponsor. Anzi, spero che l'esempio della Garofalo venga seguito da altre aziende, perché una cosa è certa: se il nostro calcio diventa più civile, ne guadagniamo tutti”.

“Vogliamo dimostrare anche che le trasferte dei tifosi, oltre al viaggio per la partita, rappresentano un incontro di culture", ha spiegato Emidio Mansi, responsabile commerciale di Garofalo, partner di Sky nel nuovo format. Il calcio italiano è pronto a raggiungere questo traguardo?
“Probabilmente, non ancora. Tuttavia, sono certo che se noi cambiamo quello che oggi con la tessera del tifoso è un viaggio della speranza e lo facciamo diventare il viaggio della conoscenza, viene stravolto in positivo il senso di come si vedono le partite. Sarò un utopista, ma io ci credo moltissimo. Anche perché se smettiamo di credere che tutto ciò sia possibile, è meglio che lasciamo perdere e ci occupiamo d'altro. Vanno bene le regole, va bene l'introduzione della tecnologia, ma prima di tutto è necessario fare un passo in avanti culturale”.

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