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Fabian: "Zanardi, l'Ironman della semplicità"

Alle Hawaii nuova impresa di Alex nel triathlon. Per i complimenti del campione italiano di specialità, che l'ha da sempre come modello di riferimento

Alex Zanardi

Dario Pelizzari

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Alex Zanardi ne ha combinata una delle sue. Domenica scorsa ha tagliato il traguardo dell'Ironman di Kona, una delle gare di triathlon più massacranti in assoluto, in meno di dieci ore. Il percorso? Quattro chilometri a nuoto, 180 in bicicletta, 42 in handbike, roba da non alzarsi più dal letto per settimane dalla fatica. Ma lui, no. Nemmeno per sogno. Il tempo di prendere fiato per l'ennesima impresa della sua carriera ricca di trionfi e poi ha cominciato a pensare al domani, alle prossime sfide che lo attendono, ai nuovi primati da superare. Domenica prossima sarà al volante di una Bmw a Zolder, in Belgio, al via di una prova valida per il campionato Blancpain Gt. Sempre di corsa, non importa come e dove. Perché Alex “il magnifico”, ormai è cosa nota, non teme niente e nessuno. Lo sa bene Alessandro Fabian, triatleta sei volte campione d’Italia e decimo a Londra 2012, che di Zanardi è amico, anzi, molto di più.

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Alessandro Fabian, atleta del Team Arena.

“Lo sapevo – spiega l'atleta veneto mentre è alle prese con uno dei suoi momenti di 'relax', il giro del Salento in bicicletta - Ero certo che ce l'avrebbe fatta anche questa volta. Non lo conoscevo prima del maledetto incidente in cui ha perso le gambe, ma mi piace pensare che sia stato fortunatissimo nella sfortuna. Perché da quel giorno ha trovato gli stimoli per vivere appieno il quotidiano, giorno dopo giorno. Come prima, forse più di prima. E' la dimostrazione vivente che tutti noi possiamo raggiungere i nostri obiettivi, anche quando la vita non ci permette di avere gli stessi mezzi degli altri. Il triathlon come l'handbike e l'automobilismo: per lui, una sfida vale l'altra. E' il mio idolo, la mia fonte di ispirazione, l'esempio da seguire”.

L'Ironman di Kona non è uno scherzo, tutt'altro. Vuole spiegare a chi non conosce da vicino le fatiche del triathlon quali sono le insidie di una simile competizione?
“Non ho mai fatto un Ironman, ma tutti i giorni mi alleno per prendere parte alle prossimi Olimpiadi di Rio nel 2016. E ogni volta è una sfida con me stesso. Le persone al giorno d'oggi sono bombardate da moltissimi messaggi superficiali e spesso non riescono un contatto diretto con le proprie emozioni. Ecco, il triathlon ti permette di tornare alle origini, alle tue sensazioni più profonde. In una gara come quella di Kone, lunghissima e difficile, è la volontà che fa la differenza. Conta più di ogni cosa. Si raggiunge il traguardo con il sacrificio, con la voglia di arrivare e di superare i propri limiti. E' un modo per ritrovarsi, per sentire chi siamo davvero e cosa vogliamo essere. Se credi in te stesso, puoi fare qualsiasi cosa”.

Eppure, al traguardo Zanardi ha lasciato intendere di non essere completamente soddisfatto. Sperava di fare meglio, ha detto. Qual è il suo segreto?
“Semplice, è un atleta. Fino in fondo. Se l'atleta non credesse che può migliorare, avrebbe già finito la sua carriera. Devi avere sempre alzare l'asticella per spostare l'obiettivo un po' più in alto. Se fossi convinto che a Rio non potessi raggiungere il podio, non sarei qui a combattere, non avrei gli stimoli giusti per continuare. Alex ha detto a fine gara quello che avrei detto io. Se devi giocartela, devi giocartela fino in fondo, costi quel che costi. E io che lo conosco, sono certo che la prossima volta farà meglio”.

Cosa può insegnare un atleta come lui ai tantissimi ragazzi che sognano un giorno di salire sul gradino più alto del podio?
“La semplicità delle cose. Alex trasmette emozioni straordinarie ogni volta che inizia una gara e regala un sorriso a tutte quelle persone che stanno attraversando o hanno attraversato un momento difficile. E' unico, un grande, è per questo che lo stimo e che credo fortemente in lui”.

Scatta l'invito. Già in calendario il vostro prossimo incontro?
“Mi piacerebbe trovare il modo di parlare insieme al pubblico delle nostre esperienze in gara. Credo ci sia bisogno di un esempio come lui in giorni difficili come questi. Sarebbe un regalo che farebbe anche a me”. Alex, se ci sei, batti un colpo. 

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