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Volley femminile, Samantha Bricio: Conegliano, il Messico e... l'Fbi

Approdata in Italia dall'Ncaa, la schiacciatrice è una sicura stella della pallavolo. Con laurea in psicologia e un sogno nel cassetto

BRICIO SAMANTHA

Piero Giannico

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Nata in Messico nel 1994, Samantha Bricio ha scelto l'A1 italiana di volley e la maglia dell'Imoco Conegliano per mettersi in evidenza dopo gli anni da protagonista nell'Ncaa, il campionato universitario statunitense. Inseguita dai top club di mezzo mondo, 188 cm di altezza, la giovane schiacciatrice ha tutte le carte in regola per diventare una nuova stella del volley mondiale dopo essere già diventata una leggenda nel suo Paese, avendo esordito a soli 16 anni in Nazionale maggiore per spingerla a risultati importanti soprattutto nei Giochi Panamericani.

Samantha, la prima domanda è praticamente scontata: com'è stato l'impatto con il Campionato italiano?
"Decisamente motivante. In serie A1 ci sono quasi tutte le migliori giocatrici del mondo, così il livello delle partite è sempre alto, non ci sono match dall'esito scontato. E poi ho l'onore di giocare con la maglia del Conegliano, la squadra campione d'Italia".

Tu sei già una vera "star" in Messico, che però non ha una tradizione nella pallavolo: che effetto ti fa?
"Sono orgogliosa che le mie prestazioni sportive aiutino a far parlare del volley messicano, che è un movimento in crescita: in futuro non sentirete parlare solo di Samantha Bricio, fidatevi!".

Intanto i tifosi di Conegliano sono già caldissimi proprio per Samantha Bricio...
"Li adoro, perché mi fanno sentire a casa. Amo già Treviso e Conegliano e spero di contribuire a nuove, importanti vittorie di questo fantastico club".

 

Tra le tue qualità, c'è anche la capacità di gestire al meglio le emozioni nel corso di una partita: merito anche della tua laurea in psicologia?
"Studiare i meccanismi della mente aiuta, ma rimanere freddi nelle situazioni difficili è una dote da allenare come il resto. E se ce la fai, ti permette di vedere tutto in maniera differente, rimanendo anche concentrata sulle consegne tattiche che ti dà l'allenatore prima del match. Poi penso sempre che ogni palla può essere quella decisiva, sforzandomi sempre di dare il massimo a ogni azione".

Com'è nato il tuo amore per il volley?
"Mi è stato trasmesso da mia madre Estela Ramo, una vita dedicata al volley all'interno di una famiglia di sportivi: perché anche mio padre e i miei fratelli - Nijinsky e Irving - sono atleti d'alto livello, divisi tra basket e volley".

In Messico ci sono spiagge bellissime: che rapporto hai con il beach volley?
"Preferisco l'indoor. E confesso che pur avendo giocato un anno a beach volley in un club messicano, mi dà proprio fastidio la sabbia!".

Raccontaci del tuo recente passato nella Ncaa...
"Ho ricevuto la proposta di una borsa di studio per studiare e giocare nell'USC, l'University of Southern California, e l'ho accettata oltre che per il prestigio del College anche perché ero vicino casa. Dopo di che mi sono impegnata per fare in modo che il profitto universitario andasse di pari passo con la crescita da pallavolista: per me famiglia e scuola sono sempre state le priorità".

Hai in progetto di tornare in futuro negli Stati Uniti?
"Il mio sogno nel cassetto è quello di diventare un giorno una profiler dell'Fbi, ovvero una psicologa-criminologa che aiuta gli investigatori ad avere in mano gli strumenti per profilare i soggetti criminali. Al momento comunque sono una giocatrice di volley che vuole vincere in Italia e in Europa, anche per ripagare la fiducia che Piero Garbellotto e Pietro Maschio (i presidenti del club, ndr) hanno riposto in me chiamandomi a Conegliano".

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