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Marco Meoni: "Giocare a volley è come fare un buon gelato"

Terminata la stagione con Piacenza, il palleggiatore si è subito immerso nel suo secondo lavoro. Che ritiene molto simile al primo...

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Cristina Marinoni

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Davvero breve l'avventura di Marco Meoni alla Copra Piacenza: iniziata a gennaio, si è conclusa lo scorso weekend, in cui il club - che nel 2014 aveva conquistato la Coppia Italia - ha disputato l'ultimo match della stagione (sconfitta in casa dalla capolista Trento) per la mancata qualificazione ai playoff. Se il destino dei biancorossi è incerto - dopo un Campionato sconquassato da sole 8 partite vinte su 24 disputate, problemi finanziari e partenze repentine (di Kévin Le Roux, Valerio Vermiglio e coach Andrea Radici) - il futuro del palleggiatore padovano è chiarissimo. Il campione azzurro, 41 anni e una sfilza di trofei vinti tra Nazionale e club, come l'oro mondiale nel 1998 e il primo scudetto del Piacenza nel 2009, è già tornato al mestiere che tanto lo appassiona e sta diventando la sua attività principale: quello del gelataio.

Come hai deciso di associare al volley l'arte di fare gelati?
"Ho giocato a Macerata dal 1996 al 2003 e all'inizio del Duemila ho ricevuto da amici la proposta di aprire una gelateria in società, a Porto Recanati. Ho colto subito l'occasione perché ho pensato fosse un investimento per il futuro: come qualsiasi altro sport, il volley non dà certezze. C'è chi acquista immobili e chi fa progetti su se stesso: io appartengo alla seconda categoria. Al punto che, insieme agli stessi soci, nel 2007 ho aperto un'enoteca".

All'epoca non sarà stato facile conciliare gli impegni: fino al 2008 hai vestito anche la maglia azzurra.
"Proprio per questo motivo mi interessavo più alla parte amministrativa: potevo gestirla da lontano. Poi mi sono allargato e ora mi occupo di ogni settore, dai fornitori alla produzione: ho seguito diversi corsi e preparo il gelato. Devo dire che è una soddisfazione enorme vedere che a piccoli e grandi piace qualcosa che ho creato con le mie mani. Il gelato è come la pallavolo - tutti, a qualsiasi età, lo amano - e mi ha portato a capire il senso profondo dello sport".

Puoi spiegarci meglio?
"Quando diventi professionista, hai l'obiettivo di vincere ogni match e il sogno di conquistare i trofei più prestigiosi: le partite e gli allenamenti sono il fulcro intorno al quale gira la tua vita, le giornate sono scandite dagli appuntamenti in palestra. La dedizione è totale ma la fatica non pesa troppo, perché sai che, per superare i tuoi limiti ed essere il migliore, bisogna sudare. Passati i 30 anni, con un bel po' di esperienza alle spalle - e magari qualche medaglia in cassaforte - la prospettiva cambia: la soddisfazione personale passa in secondo piano e quello che conta davvero è divertire i tifosi. Il piacere del pubblico, insomma".

Come per il gelato, giusto? 
"Esattamente. E come per il cioccolato: sto imparando a fare anche quello da un maestro cioccolataio di Padova, la mia città d'origine, e anche in questo mestiere antico ho trovato attinenza con il volley. Con il mio ruolo, in particolare".

Spiegaci anche questo nesso.
"Il palleggiatore è il regista della squadra, è lui a decidere la tattica da adottare in campo e a dirigere il gioco, secondo l'estro del momento. Allo stesso modo il cioccolato mi permette di esprimere tutta la mia fantasia, perché posso combinare un'infinità di ingredienti e sperimentare. Il gelato, invece, segue regole precise: se sgarri dosi e materie, il risultato sarà pessimo di sicuro".

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Il palleggiatore della Copra Piacenza Marco Meoni con il capitano Hristo Zlatanov – Credits: Copra Piacenza/Claudio Cavalli

A proposito di gelato: a quale gusto paragoneresti Samuele Papi, tuo compagno in maglia azzurra e, fino a qualche giorno fa, a Piacenza?
"Fior di latte, un classico che non passa mai di moda talmente pregiato e prezioso da amalgamarsi perfettamente con qualsiasi elemento ed esaltarlo. Sotto rete Samuele è una forza della natura, per personalità e tecnica: è stato un onore dividere lo spogliatoio con lui".

Hristo Zlatanov?
"Be', il capitano è vaniglia, il gusto più venduto nel mondo che nel nostro Paese, però, non è tra i preferiti. Mi spiego meglio? In Italia Zlaty è stato molto sottovalutato".

Tu, invece, a quale gusto ti associ?
"Liquirizia perché è particolare: o ne vai matto o non lo sopporti proprio. Anzi, a pensarci bene non esiste: chissà che non scopra io un nuovo sapore che mi assomigli!".

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