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"Un giro" in motocross, con Tony Cairoli

In occasione della presentazione del Red Bull Ride Like Tony abbiamo incontrato l'8 volte iridato, al giro di boa del campionato del mondo

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Teobaldo Semoli

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Dici motocross, e pensi Tony Cairoli. Per gli otto titoli mondiali consecutivi (sei nella massima categoria) ma anche perché il siciliano di Patti, provincia di Messina, incarna alla perfezione l’identikit del campione dei motori.

Soprattutto ora che sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua carriera recente; nel quale acciaccato da un infortunio (frattura al capitello radiale della mano sinistra), rimediato nella tappa italiana di Maggiora, sta tenendo botta in campionato – è secondo, quando mancano 8 gare, a meno 39 punti dal leader della classifica Romain Febvre – rimanendo appeso con i denti al traguardo del nono titolo iridato, che vorrebbe dire entrare ancora di più nella leggenda di questo sport.

Abbiamo incontrato Cairoli in occasione della presentazione del “Red Bull Ride Like Tony”, il progetto di realtà virtuale (qui il video) che permette di rivivere l’esperienza visiva (a 360 gradi) di un giro di pista del campione del mondo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Tony, davvero in pista si va così veloce come si vede nel video?

“Beh, le immagini le ho girate io… Anche se, a dire il vero, andavo abbastanza piano per i miei standard.. (ride, nda)”.

Come procede il recupero dopo l’infortunio?

“Un po’ meglio ma la mano mi fa ancora male. Sono passati 20 giorni dalla caduta di Maggiora e la frattura non si è ancora rimarginata. Non sono al top, ma finché si può si corre lo stesso…”.

Da ormai 10 anni sei al top nella classifiche del motocross mondiale e nei sei diventato il simbolo principale. A che punti pensi che sia arrivato questo sport in Italia?

“Da un punto di vista di seguito degli appassionati negli ultimi anni abbiamo fatto un discreto salto di qualità. Però non siamo ancora ai livelli che il motocross meriterebbe; soprattutto perché siamo spesso messi da parte dai media”.

Perché secondo te?

“Non saprei.. Anche perché in Italia ci sono tantissimi appassionati, tant’è che la federazione italiana è una di quelle con più tesserati. Forse è una questione di ritorni economici, se non altro “immediati”; per cui paga di più far vedere una partita di calcio che una gara di motocross”.

Eppure ultimamente si vedono molte più gare in tv… 

“Vero, ma non basta. Non possiamo pensare che le persone possano appassionarsi al campionato trasmettendo solo alcune gare. Servirebbe un palinsesto costante. Esattamente come accade per la Moto Gp”.

Perché da molti piloti del motomondiale il motocross viene utilizzato come una “palestra”? 

“Da una lato perché è molto impegnativo fisicamente; e poi perché riesce a simulare una “perdita di controllo", difficile da riprodurre su una pista in asfalto, che è in grado di allenare la sensibilità dei piloti”.

C’è qualche pilota della Moto Gp che potrebbe correre nel mondiale motocross?

“Sono due discipline troppo diverse. In molti sono in grado di andare discretamente, ma probabilmente nessuno di loro riuscirebbe a stare lì davanti. Esattamente come se noi corressimo nel motomondiale. Il motocross è uno sport che va praticato con sacrificio e allenamento costante..”. 

Come si fa ad avvicinarsi a questo mondo? 

“E’ sufficiente frequentare le piste e le gare dal vivo. Per chi vuole correre invece la cosa bella è che il motocross non è eccessivamente costoso. Basta una moto comprata da un concessionario e iniziare a girare in pista; lì la federazione manda periodicamente i suoi addetti che selezionano i migliori talenti per i campionati italiani, europei e via dicendo. Teoricamente con quella stessa moto, e qualche sponsor per sostenere meccanici e team, si potrebbe puntare persino a vincere un mondiale.. Quale sport ti permette di fare una cosa del genere?”.

Che tipo di preparazione fisica serve per affrontare le gare?

“Tra gli sport motoristici, il motocross è uno di quelli più fisici. Esistono programmi di allenamento abbastanza duri, anche se variabili a seconda dalla guida del pilota. I più fisici spendono parecchie ore in palestra; quelli più tecnici, come il sottoscritto, si dedicano invece soprattutto all’allenamento aerobico: corsa, nuoto, spinning..”.

Quanto è pericoloso questo sport?

“Sicuramente è uno sport con dei pericoli, come tutte le corse, e il fatto che ci siano così tanti contatti tra i piloti rende necessaria una grande concentrazione. L’importante, come sempre, è usare la testa e guidare all’interno dei propri limiti; senza sopravvalutare il proprio talento”.

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