A lezione di triathlon da Alessandro Fabian

Il n°1 italiano spiega come iniziare a praticare la disciplina che unisce nuoto, bici e corsa. Per vincere prima di tutto la sfida con sé stessi

Alessandro Fabian, 5 volte campione italiano di triathlon e medaglia d'argento agli Europei 2013. – Credits: Arena.

Teobaldo Semoli

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Lo si capisce osservando la folla di persone lungo il tragitto delle gare ma anche guardando le visualizzazioni, in continua crescita, dei video su Youtube. Sempre più persone seguono e praticano il triathlon, la disciplina che unisce (in successione) nuoto, bicicletta e corsa.

Il merito è anche di Alessandro Fabian, n°1 italiano e decimo assoluto alle Olimpiadi di Londra, che ha appena iniziato a Cape Town, in Sudafrica, la nuova stagione delle Triathlon World Series con nel mirino l’ingresso nella top 5 mondiale e un successivo ruolo da protagonista alle Olimpiadi di Rio 2016. L'abbiamo incontrato prima della partenza dall'Italia per farci raccontare la sua disciplina e chiedergli qualche dritta vincente per avvicinarsi al triathlon agonistico o anche solo per praticarlo per puro divertimento.

E’ vero che il triathlon sta diventando una vera e propria moda?

“Non saprei se definirla moda, ma di certo è uno sport che sta diventando sempre più seguito, e soprattutto praticato. Ce ne stiamo accorgendo anche durante le gare”.

Per quale motivo, secondo te?

“Tre parole: nuoto, bicicletta, corsa. Il triahtlon mette insieme alcune tra le discipline più comuni in assoluto, e che tutti sanno praticare. La differenza è che sono combinate l'una con l'altra in modo da diventare una sfida con se stessi". 

In che senso? 

“L’essere umano necessita di un certo grado di confronto con il suo fisico, con la sua mente, ed è questo continuo bisogno di superamento dei propri limiti che il triathlon riesce a soddisfare”.

Qual è il momento della gare che a tuo avviso vale la pena di provare almeno una volta?

“Probabilmente la partenza. E’ il momento in cui le persone hanno l’adrenalina a mille, la testa piena di paure ma anche di carica. In quel momento l’atleta professionista e l’amatore sono in grado di provare la stessa emozione”.

Qual è l’identikit del triatleta?

“Sai correre? Sai nuotare? Sai andare in bicicletta? Allora puoi essere un triatleta!”.

Non scherziamo, dài… 

“Perché no? Sono i nostri limiti mentali che ti tengono fermi, ma potenzialmente tutti potrebbero fare una gara di triathlon insieme a me”. 

Addirittura?

“Magari un neofita impiegherebbe il doppio di me a completare il percorso (che nella sua versione “olimpica” si compone di 1,5 km a nuoto, 40 km in bici e 10 km di corsa, ndr), ma sarebbe anche una persona che prova a superare i suoi limiti, giorno dopo giorno, esattamente come me”.

C’è un tipo di fisico "naturalmente" adatto al triathlon?

“Sicuramente chi è bradicardico e resistente, è avvantaggiato. In generale bisogna essere potenti per la bici, leggeri per la corsa  e 'spallati' per il nuoto. In realtà, però, il requisito più importante è essere elastici dal punto di vista mentale”.

Cosa consiglieresti a una persona che vuole cominciare?

“Sicuramente di iniziare a nuotare, magari in mare, per allenare soprattutto l’abitudine all’ambiente”. 

E’ uno sport che causa spesso infortuni?

“Gli infortuni fanno parte della vita di un triathleta. L’importante è trovare l’equilibrio con il proprio corpo, per sapere fino a dove ci si può spingere. Passare attraverso qualche guaio fisico è fondamentale per acquisire consapevolezza di se stessi”.

Cosa serve per cominciare?

“Occhialini, cuffia, costume, bici da corsa, caschetto, scarpette da bici e da running. Poi è fondamentale lavorare sulla tecnica, che è uno degli aspetti più importanti per risparmiare energie”.

Ci sveli qualcuno dei tuoi segreti?

“Pedalare con una gamba o col tallone: aiuta a sensibilizzare il gesto tecnico”.

Quanto bisogna allenarsi per prepararsi a una gara di triathlon?

“Direi circa 6 mesi, con allenamenti da 2 ore al giorno per 5 volte la settimana”.

Così uno può diventare Ale Fabian?

“Magari quello no, però può vincere la sfida con sé stesso, che è la cosa più importante”.

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