La maratona di Djokovic (e domani ancora in campo)

Giorgio Rondelli spiega come sia possibile recuperare le energie dopo 5 ore di gioco

Wawrinka alla fine del match contro Djokovic (Credits: PAUL CROCK/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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Wimbledon 2010, la sfida senza fine. Il tennista statunitense John Isner riesce a piegare le resistenze del francese Nicolas Mahut dopo 11 ore di gioco, pure se frazionate in due giorni. Finisce 70-68 al quinto set, roba da non alzarsi più dal letto per giorni. E invece, pronti e via, tempo qualche ora e Isner deve ritornare in campo per il secondo round contro l'olandese De Bakker. E' un disastro. Isner saluta il torneo del Grande Slam con un secca sconfitta per 3 set a 0 (0-6, 3-6, 2-6) che non ammette repliche. Impossibile fare meglio dopo lo sforzo nel turno precedente. Lo scrivono i giornali, lo dice la logica.

Storia di qualche ora fa. Agli Australian Open in corso di svolgimento a Melbourne, Novak Djokovic fa suo il match contro lo svizzero Stanislas Wawrinka dopo 5 ore di gioco. Partita bellissima e interminabile. Il campione serbo trova sulla sua strada un giocatore che risponde colpo su colpo e non si lascia intimorire dal palmares dell'avversario. Ci risiamo. Domani Djokovic dovrà incrociare la racchetta con il fortissimo ceco Thomas Berdych per guadagnarsi un posto in semifinale. Possibile che riesca a recuperare per tempo la lucidità e le energie necessarie per affrontare un simile impegno? Per Giorgio Rondelli, uno degli allenatori di atletica leggera più quotati in Italia (con lui hanno raggiunto il successo, tra gli altri, Alberto Cova e Francesco Panetta), tutto, o quasi, parte dalla testa.

Rondelli, qual è il segreto dei tennisti?

Il segreto dei tennisti è quello degli atleti che fanno gare ad alto livello. Intanto, parliamo di grandi atleti, molto meglio allenati rispetto al passato. Preparati a sostenere grandi sforzi sul piano muscolare e sul piano organico. Anche se, nel caso del tennis, la vera differenza è data dalla capacità di mantenere la concentrazione. Ma se vogliamo parlare di eroismo, dobbiamo cercarlo da un'altra parte, magari nelle prove di triathlon.

Il tennis è uno sport che ti permette diverse pause nel corso della partita. Puoi recuperare le energie e reidratarti. Ciò detto, l'intensità di gioco è sicuramente elevatissima ed è quella che colpisce lo spettatore. Se hai una crisi, difficilmente ne vieni fuori...

La preparazione dei tennisti è tanto diversa da quella seguita dagli atleti degli altri sport?

Qui entriamo nel campo delle scelte individuali. Per non andare troppo indietro, il primo atleta importante sotto questo aspetto è stato Bjorn Borg negli anni Settanta. Era un atleta a tutto tondo, in grado di gestirsi benissimo fuori e dentro il campo. Altro esempio? Ivan Lendl, che arrivava a fare anche 15 chilometri di corsa per fare fiato. Si parte da un lavoro generale, comune a tutti gli sport, e poi c'è l'allenamento specifico con l'attrezzo, che nel caso del tennis è la racchetta.

Certamente, con la velocità che ha assunto il gioco negli ultimi anni, è necessario che gli atleti ottimizzino la preparazione sulla rapidità e sugli scatti. Oggi è difficile vedere grandi giocatori che attaccano a rete, come erano McEnroe ed Edberg. La palla viaggia così veloce che è sempre più complicato prendere il tempo all'avversario.

Come è possibile sostenere uno sforzo così intenso? Quali le differenze rispetto a una maratona?

Le pause durante lo sforzo sono fondamentali, nel tennis come nella maratona. Soltanto che nel tennis sono pause reali, in cui il gioco si interrompe per qualche minuto, mentre nella maratona o nel triathlon l'unica cosa che è possibile fare per riprendere fiato è diminuire l'intensità dell'azione. Tutta un'altra storia. E poi c'è da considerare il contesto climatico in cui si svolge una gara. E' evidente che gareggiare ad alto livello per ore sotto il sole a 40 gradi sia diverso rispetto a sostenere uno sforzo di pari intensità in prima serata a temperature accettabili. Va detto in ogni caso che per imprese di questo tipo si deve parlare di supermen, di ragazzi fortissimi e preparati. Soprattutto, nella testa, che è la vera chiave di svolta per un atleta.

Un torneo di tennis, con gare che vengono giocate ogni due giorni o poco più, può essere paragonabile a un campionato di calcio con l'aggiunta dell'impegno di coppa infrasettimanale?

C'è un diverso impegno muscolare. Il giocatore di tennis non calcia un attrezzo come il pallone e non copre distanze così lunghe come quelle che invece è chiamato a coprire un calciatore. Il calcio poi è uno sport particolare. Se sei fresco e riposato, ma carico muscolarmente, non riesci a rendere il massimo. E poi c'è lo stress psicologico. Dalle nostre parti, un calciatore spende un carico importante di energie per gestire la concentrazione fuori e dentro il campo...

Allora i calciatori hanno ragione quando giustificano una prova non esaltante con il mancato recupero dall'impegno precedente...

Beh, diciamo che i professionisti veri, quelli che seguono le regole base della vita da atleti, fanno meno fatica rispetto agli altri. Chi sa gestire il proprio riposo e l'alimentazione, fa sicuramente meglio di chi invece prende l'impegno con sufficienza. Dalla loro, questi ultimi hanno la possibilità di far parte di una squadra che può coprire alcune lacune individuali. Nel tennis, non si scappa. Se sbagli, non puoi contare su nessuno.

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