"Lo sport più sexy? Il mio!": parlano sedici (splendide) campionesse

Pallavolo, judo, motociclismo: ciascuna delle sedici splendide campionesse di sedici discipline assicura che il suo sport è il più intrigante. Scopriamo perché - le foto

Elisa Di Francisca, regina del fioretto con due ori alle Olimpiadi di Londra 2012

Cristina Marinoni

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Elisa Di Francisca –“La scherma e, in particolare, il mio fioretto sono discipline che evocano tempi passati e ripropongono il mistero del duello antico in chiave moderna. La sinuosità delle mosse, il tocco leggiadro dell’arma, le coreografie che realizziamo in pedana sembrano quelle di una danza – che, tra l’altro, ho praticato da bambina e quindi conosco perfettamente nelle basi e nelle posizioni – e rendono il mio sport molto curioso per la platea, specie per quella maschile. Spesso chi non conosce il fioretto non ne comprende bene le regole ma è comunque rapito dalla scena e resta fisso a scrutare questa magica sfida impersonata da due atleti, quasi nell’anonimato. La tuta bianca e la maschera ci proteggono dagli occhi indiscreti di chi può solo lasciare spazio alla propria immaginazione e questo rende tutto più bello e affascinante. Io non mi sento affatto sminuita nella mia femminilità anche se devo nascondermi dietro una maschera. Come donna, prima che come atleta, amo il fioretto. Per me è lo sport più bello e sensuale che esista!”.

Danica Patrick –“L’automobilismo è uno sport dominato dagli uomini: non è facile trovare donne che amino la velocità a tal punto da riuscire a guidare un bolide da corsa! Probabilmente è per questo motivo che ho un particolare ascendente sul pubblico maschile. Al volante devo tirare fuori tutta la mia grinta, la determinazione, il coraggio ma un tocco di femminilità lo mostro comunque. In pista, insomma, non faccio fatica a trovare l’equilibrio perfetto tra una disciplina tosta come la mia ed essere donna al 100 per cento”.

Flavia Tartaglini –“Cosa rende sexy il windsurf? Penso che il motivo risieda nel fatto che sia uno sport d’azione e, quindi, trasmetta adrenalina a chi lo guarda, non solo a chi lo pratica. La capacità di dominare le situazioni estreme che abbiamo noi veliste credo attiri il pubblico maschile; in più, vedere una ragazza cimentarsi in manovre azzardate, tra salti o semplici planate, giocare con il vento e le onde in uno scenario magico fa senza dubbio un bell’effetto. Merito anche del fisico muscoloso – eppure femminile – che scolpisce la tavola: del resto, il mito della surfista/windsurfista abbronzata e con i capelli schiariti dal sole che si butta in bikini tra le onde resiste benissimo. Noi, in gara, indossiamo una muta attillata, ma vi posso garantire che la nostra ‘divisa’ non mortifica le curve, anzi!”.

Valentina Arrighetti – “Nella pallavolo, non posso negare che la componente estetica faccia la sua parte per raccogliere il numeroso pubblico maschile. La divisa succinta – maglia e pantaloncini stretch – dà risalto alle nostre spalle ampie, alle braccia forti, ai glutei e alle gambe lunghe, modellati da tante ore di allenamento. Le giornate in palestra temprano il fisico come la testa, perché i sacrifici e le regole cui siamo sottoposte, i confronti tra compagne e allenatore rinforzano il carattere e, allo stesso tempo, ci rendono più malleabili. Il volley femminile, più tecnico rispetto al maschile, dove dominano velocità e potenza, esalta quell’eleganza di cui solo noi donne siamo dotate. Gli attacchi e le ricezioni, se siamo noi sotto rete, diventano movimenti armoniosi ed eleganti e io, nonostante ami la sobrietà, cerco di aggiungere un tocco ‘rosa’ in più: senza una riga leggera di matita sugli occhi e un velo di fard, in campo non entro!”.

Federica Pellegrini –“Posso dire perché io trovo il nuoto sexy? La mia disciplina diventa sexy nel momento stesso in cui noi atlete viviamo l’acqua come un elemento naturale. Vediamo il fisico migliorare costantemente e i muscoli che si definiscono in maniera armonica. Dal punto di vista delle emozioni, a livello inconscio viviamo immerse, gestiamo la respirazione, aumentiamo la consapevolezza di quello che possiamo fare e cerchiamo sempre di superare i limiti in un ambiente che non è quello in cui tanti si trovano a proprio agio. Ecco perché il nuoto è decisamente lo sport più sexy di tutti”.

Valentina Marchei – “La prima cosa del pattinaggio su ghiaccio che nota uno spettatore sono le mises delle atlete: gonne cortissime e scollature mozzafiato valorizzano i fisici scolpiti in modo armonioso e lasciano spazio all’immaginazione. Anche la musica contribuisce ad aggiungere fascino a noi atlete, perché definisce il carattere del personaggio che interpretiamo. Grintoso, dolce, una pattinatrice è in grado di trasformarsi in una donna nuova in ogni esibizione. La differenza in ciascuna atleta risiede proprio nell’abilità di interagire con tutti gli spettatori – ma singolarmente, uno per uno – che ci guardano dal vivo o in televisione, in modo che si sentano unici protagonisti della storia che raccontiamo. E noi pattinatrici adoriamo ammaliare a ritmo di musica, con gesti, movimenti sensuali e ammiccamenti, la platea”.

Alessia Polita – “Non molte donne amano il motociclismo. Quelle capaci di guidare un fulmine su due ruote, ancora meno. Io sono tra loro e, oltre a godere del piacere di volare a 300 km orari in pista – l’adrenalina va alle stelle e provo sensazioni uniche – ricevo i complimenti sia dai piloti, con cui duello tra staccate e chicane, sia dagli appassionati. Sono attratti dalle rider, immagino io, perché pensano che non abbiamo quei difetti tipici delle donne: non passiamo ore allo specchio per truccarci e vestirci, abbiamo altre priorità, siamo concrete, meno complicate e abbiamo carattere da vendere. ‘Voi donne che andate in moto avete le palle. Leggermente spostate più sopra!’ mi ha detto un amico. Io non posso che concordare e aggiungo: la vita insieme a noi diventa più semplice. Non siamo maschi, però, sia chiaro! Spiego con un paio di esempi il concetto: se mi si spezza un’unghia, non mi dispero, ma mi arrampico volentieri su un bel tacco 12. A noi motocicliste non manca un pizzico di follia, altrimenti non monteremmo in sella, e viviamo al massimo: siamo le compagne di avventura ideali, sempre pronte a partire. E se capita che abbiamo i capelli in disordine, pazienza: con il casco in testa basta una coda di cavallo per sentirci belle!”.

Marta Menegatti –“Il beach volley sta conquistando sempre maggiore pubblico e per me è una grande soddisfazione: sono tante le tifose e tantissimi i tifosi che sostengono me e la mia compagna Greta (Cicolari, ndr) sulla sabbia. Il mio sport scopre parecchio il corpo e vedere due ragazze – anzi quattro! – dentro una divisa che somiglia a un costume da bagno che combattono grintose la battaglia sotto rete non lasci indifferenti gli spettatori. Però, il beach volley è molto di più del semplice atletismo. Lo sforzo è notevole e tutti i muscoli sono impegnati ma il cervello conta tantissimo. In certi casi anche più del fisico. Per vincere servono strategie precise, che cambiano secondo le avversarie: come dice Lissandro Carvalho, il nostro allenatore, ‘dove non arriva il fisico, deve arrivare la mente’. Ha davvero ragione, perché in un match utilizziamo tutte le armi a nostra disposizione. Che sia anche l’istinto guerriero che trapela dalle nostre espressioni e dai colpi spettacolari a intrigare i ragazzi?”.

Vanessa Ferrari – “Nella ginnastica artistica il corpo è una macchina. Una macchina equilibrata nella sua massima efficienza. Con un tocco glamour che esalta il nostro fisico minuto – non a caso ci definiscono ‘veneri tascabili’! – ma scolpito. Body-seconda pelle sgambatissimi, paillettes e lustrini, makeup vivaci, ogni dettaglio esalta i muscoli sinuosi e le espressioni di noi ginnaste e ci rende sensuali e molto femminili. Per non parlare degli esercizi: quelle che eseguiamo sono vere e proprie acrobazie, in cui grazia e potenza si complementano ed esaltano”.

Rosalba Forciniti –“Il judo è uno sport da veri duri, da maschi. Io mi sento una guerriera tosta eppure allo stesso tempo bella, una bomba sexy del combattimento: avete presente Xena? Perché la mia disciplina allena tutti i muscoli e mi fa sentire bella sempre. Al mare, in particolare, la differenza si vede, ma ovunque mi trovi: dentro ogni vestito e con qualsiasi paio di scarpe, anche se, certe volte, la stanchezza mi costringe a camminare in maniera non proprio armoniosa, devo ammetterlo! Lo spogliatoio è il mio salone di bellezza e il tatami è la passerella dove mostro me stessa al pubblico di appassionati. Una strada sempre in salita la mia da judoka, ma il panorama che vedo da lassù, in cima, non ha paragoni”.

Elena Gigli –“Noi atlete della pallanuoto non siamo esattamente il prototipo delle ragazze fragili e delicate: siamo le valchirie dell’acqua! E ne andiamo fiere, a partire dal fisico: abbiamo spalle larghe, siamo alte e toniche dalla testa a piedi perché l’allenamento in acqua modella tutti i muscoli ma non li rende rigidi e definiti, così il nostro corpo resta flessuoso. Poi non ci mancano le curve al posto giusto, che il costume intero e super sgambato valorizza. Le tante ore in vasca, poi, aumentano la resistenza e la forza mentali: non siamo femminucce, per intenderci! Oltre a non stancarci facilmente, qualsiasi attività ci impegni, ci lamentiamo di rado – sopportiamo i nostri allenatori con grandesavoir faire! – e io, personalmente, riesco a parare bene i colpi dello stress. A proposito di colpi: ogni partita per noi è una battaglia, che vogliamo vincere a tutti i costi, e se c’è da lottare, non ci tiriamo di certo indietro, un atteggiamento che i ragazzi apprezzano. Come sapere ridere e prendersi in giro sempre: giocare in una squadra ci abitua al cameratismo, agli scherzi, mentre durante il match sono indispensabili carattere e aggressività: le ragazze deboli nel nostro sport non esistono. Ciò non significa che rinunciamo alla nostra femminilità. Gli spettatori si appostano sugli spalti non solo per godersi la partita, ne siamo consapevoli: durante il match capitano dei fuori programma, come il costume che a volte si strappa, molto graditi al pubblico maschile, e i loro complimenti non ci dispiacciono affatto”.

Lavinia Santucci –“Nel basket il duello fisico dura dal primo all’ultimo minuto del match e, magari, qualcuno potrebbe storcere il naso, pensando a delle ragazze che si ‘scontrano’ sotto canestro. Invece il pubblico maschile apprezza, considerato il numero di appassionati che vedo sugli spalti. Di sicuro apprezzano la grinta di noi cestiste: dallo sport che abbiamo scelto, si capisce che siamo donne orgogliose, determinate e sappiamo cosa vogliamo; preferiamo la concretezza alle smancerie e andiamo dritte al sodo. Un’altra qualità che sviluppiamo sul parquet è lo spirito di collaborazione: tra noi siamo sorelle, sempre pronte a darci una mano. Durante la partita come lontano dal palazzetto. Nello spogliatoio impariamo anche ad adattarci alle personalità – le compagne cambiano di continuo – e alle diverse situazioni che dobbiamo affrontare gara dopo gara, lezioni che servono tanto nella vita di tutti i giorni. Infine, passo all’estetica, perché anche questo aspetto gioca un ruolo non da poco nell’interesse dei tanti tifosi: in campo non badiamo ai fronzoli, siamo più attente alla praticità e alla comodità. Vietato il trucco, tra sudore e contatti, si scioglierebbe in pochi minuti!, però,le divise che portiamo, canotte avvitate e pantaloncini corti, non nascondono le curve. Bene così:a me piace essere femminile anche nello spogliatoio!”.

Francesca Dallapè –“Sul trampolino: gli uomini che desiderano una donna che sappia come muoversi, con armonia e sincronismo, la trovano in piscina, lì sopra. Noi tuffatrici indossiamo solo un costume e il nostro corpo elastico ed elegante è pronto a dare il meglio di sé in volo verso la vasca. Il tuffo richiede leggiadria ma allo stesso tempo potenza, determinazione e concentrazione portate all’estremo. La tensione accumulata mentre aspetto il mio turno in un secondo si sprigiona dal trampolino, in un gesto di potenza nello stacco, agilità nelle evoluzioni in aria e assoluta grazia nell’ingresso in acqua. Uno sport tra aria e acqua, due elementi essenziali della vita. La mia disciplina trasmette libertà, conoscenza del corpo, grazia e personalità: il mix della ragazza ideale!”.

Laura Biondo –“Il freestyle, come l’intero mondo del calcio, è uno sport dominato dagli uomini; forse per questa ragione i ragazzi sono attratti dalle donne che se la cavano bene con il pallone. Prima di tutto, ci apprezzano per l’abilità con cui eseguiamo trick spettacolari e poi per la nostra determinazione: ne abbiamo parecchia! Per farci largo in un ambiente tosto come il nostro ci vogliono grinta e dedizione e il carattere che ci costruiamo giorno dopo giorno ci rende sicure di noi stesse. Non c’è nulla che una donna non possa fare e noi ci mettiamo sullo stesso livello dei ragazzi anche nel freestyle. In qualche caso, credo che siamo addirittura meglio di loro: oltre a costanza e forza, la mia disciplina richiede stile, accuratezza e i movimenti di una ragazza sono sempre più armoniosi, precisi ed eleganti”.

Elisa Rigaudo –“La marcia è un movimento armonico del corpo in cui l’eleganza del gesto è sinonimo di efficienza cronometrica. Il fisico e i muscoli, che il completo da gara esalta, come la mente, sono portati alla massima concentrazione: devono controllare l’andatura per non andare oltre il limite. L’adrenalina prima della partenza è trattenuta e liberata sul percorso di gara che si snoda nella città, dove migliaia di occhi sono puntati sulle atlete. L’unico obiettivo di noi marciatrici è entrare per prime nello stadio e l’arena gremita trattiene il boato in attesa di scorgere l’atleta apparire dal tunnel. Per sfilare come una modella sulla pista rossa che porta al traguardo”.

Ilaria Bonin – “Silenzio. Respiro sospeso, acqua che scivola sul corpo: l’apnea è un momento di profonda intimità e comunicazione con se stessi, un movimento nato solo da gesti leggeri ondeggiando il bacino. Avanti e indietro, avanti e indietro. Dolcemente e lentamente. Io nell’acqua scivolo e il corpo, immerso in questo liquido prezioso e sensuale, si modella durante le lunghe ore di allenamento. Una donna che pratica l’apnea acquisisce la leggerezza del respiro e della mente, una mobilità unica e un’eleganza nei gesti che solo la mia disciplina sa regalare. Aggiungete una coda di delfino ai piedi, che con colpi delicati ed eleganti permette di muoverci come sirene. Proprio così: quando indosso la monopinna e mi immergo in mare, mi trasformo in una sirena: sinuosa, sicura, lontana dalla realtà e racchiusa nelle sensazioni straordinarie che questo meraviglioso attrezzo mi regala. E chi meglio di una sirena, regina del mare, con il suo irresistibile richiamo e la femminilità pura, è capace di ammaliare gli uomini?”.

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