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Quanto protegge il casco da sci?

L'incidente di Michael Schumacher riaccende il tema della sicurezza sulla neve: i consigli dell'esperto per l'acquisto e l'utilizzo dei materiali

– Credits: Getty Images.

Michael Schumacher lotta in coma farmacologico tra la vita e la morte : è caduto domenica a Meribel, in Alta Savoia (Francia), mentre sciava in fuoripista e battendo la testa contro un pietra. Nonostante indossasse il casco (che secondo alcune testimonianze si sarebbe rotto) ha riportato un grave trauma cranico con emorragia cerebrale tale da indurre i medici dell'ospedale di Grenoble a intervenire chirurgicamente per ridurre l'edema. E' solo l'ultimo e il più noto dei circa 35 mila incidenti che ogni anno capitano sulle piste da sci italiane (circa 3300 riguardano la testa, secondo dati del 2011 dell'Istituto Superiore della Sanità).

Ma come è possibile che il casco si sia rotto? E fino a che punto possiamo sentirci sicuri sulla neve con un casco in testa? Abbiamo posto queste domande a Max Gionco, responsabile marketing Italia di Giro , azienda americana specializzata in caschi per ciclismo e sport per la neve.
"Non conosco nello specifico la vicenda di Schumacher però posso dire che talvolta i caschi si devono rompere, perché solo così disperdono la forza dell'urto e permettono di minimizzare la violenza dell'impatto."

Quali sono i requisiti minimi di un casco per la neve?
"Intanto occorre guardare l'etichetta all'interno, che deve riportare la certificazione UNI EN 1077:1998, l'unica che riguarda i 'caschi per la pratica dello sci alpino e per lo snowboard'. Se non c'è questa certificazione non sono caschi, ma cappelli rigidi, magari in polistirolo, e la protezione che garantiscono è davvero limitata".

Un casco certificato deve avere una ampiezza di campo visivo di almeno 210° in orizzontale e 70° in verticale, deve sopportare un impatto alla velocità di 20 km/h e resistere alla penetrazione di oggetti appuntiti in almeno 3 punti. Inoltre non deve sfilarsi con l'urto e deve avere un sottogola facilmente sganciabile, anche dopo un urto.
"Sono i requisiti minimi, ma è chiaro che in un fuoripista si viaggia a ben più di 20km/h e sotto la neve tra rocce, tronchi e sassi è pieno di insidie che possono andare ben oltre i parametri di sicurezza dei caschi stabiliti per legge".

A cosa dobbiamo prestare attenzione quando calziamo un casco da sci?
"Che calzi a pennello, proprio come i caschi da moto: non deve dondolare, non si deve spostare in avanti o indietro, non deve scivolare via in caso di urto. Per esempio, un casco che scivola indietro in caso di caduta potrebbe andare a colpire l'inizio della colonna vertebrale; oppure un casco che dondola, anziché disperdere l'urto potrebbe concentrarne la forza in un solo punto della testa, che è proprio quello che un casco deve evitare".

Quali errori dobbiamo evitare quando calziamo un casco?
"Sicuramente quello di non regolare la calzata perfettamente: i migliori caschi ormai hanno tutti la regolazione micrometrica proprio per permettere la massima aderenza. Per la stessa ragione non bisogna mai indossare il casco sopra il cappello, e purtroppo capita ancora di vedere cose del genere sulle piste da sci".

E nel caso di urto, come dobbiamo comportarci?
"Per quanto riguarda il casco, in caso di urto importante io suggerirei di sostituirlo: la maggior parte dei caschi in commercio è omologata per reggere un solo urto, dopo il quale la capacità di assorbire la forza dell'impatto si riduce drasticamente, anche dimezzandosi. Qualcosa sta cominciando a cambiare nel settore dei caschi per snowboard o freestyle, discipline nelle quali le cadute e gli impatti sono più frequenti: si cominciano a vedere caschi di nuova generazione in grado di assorbire più urti ripetuti, ovviamente con prezzi un poco superiori alla media".

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