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Sara Simeoni, donna semplice e vincente. Alla faccia di Miss Italia..

L'intervista all'oro di Mosca 1980, In visita a Expo con il team olimpico di McDonald's, che ha cambiato il ruolo delle donne nello sport

Sara Simeoni-donne

Teobaldo Semoli

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Guardandola camminare per i padiglioni di Expo con al collo tre medaglie olimpiche (una d’oro e due di argento) si respira già aria di leggenda. Ma dietro all’atleta Sara Simeoni, ieri regina del salto in alto e oggi fiera 62enne mamma e insegnante, c’è una donna che ha cambiato lo sport femminile, quando ancora come vero e proprio ”sport” non veniva percepito.

“Dirlo oggi può sembrare assurdo, ma c’è stato un tempo in cui una vittoria di un uomo alle Olimpiadi valeva dieci volte quella di una donna – racconta Sara –. In generale l'ambiente era fortemente maschilista; basti pensare che i medici e i preparatori erano esclusivamente uomini.. Sono state le atlete della mia generazione che hanno sgomitato, a suon di risultati, e hanno fatto capire a federazioni e sponsor il valore sportivo, umano e persino mediatico degli atleti femminili”. 

Parole, quella della Simeoni, che suonano come una lezione (per tutti) dopo che per due settimane di donne si è parlato solo per le gaffe e la fascia tricolore di una giovane e tartassata Miss Italia. “La cosa curiosa è che per anni sia le donne dello spettacolo che i giornalisti hanno promosso il concetto di donna bella e intelligente – continua Sara – ora mi sembra che si voglia a tutti i costi ricercare l’esatto contrario. Forse siamo noi (donne, nda) le prime a doverci ridare una svegliata”. 

La Simeoni la “svegliata” se l’è data anche dopo aver terminato la carriera di atleta, quando non tutto è andato come lei avrebbe voluto dal punto di vista di guadagni e ambizioni. “Stando ai risultati avrei dovuto essere ricca come Rockfeller (ride, nda), soprattutto in confronto a certi atleti di oggi che vincono meno e guadagnano molto di più potendo gestire la propria immagine da professionisti. La cosa peggiore però è non aver potuto continuare a lavorare nello sport e in particolare con i giovani atleti. Avevamo diversi progetti con la Federazione che però per qualche motivo sono andati in fumo”.

Così Sara si è dovuta reinventare. Oggi è ai ragazzi della facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Chieti che prova a trasmettere quella tenacia tipicamente femminile che insieme al suo orgoglio, tipicamente italiano, le hanno permesso di costruire una carriera da “prima donna”, raccontata in minima parte dalle medaglie che ora stringe nelle mani e dai ricordi che riaffiorano: “Non è solo l’emozione delle medaglie o quella, fortissima, di fare la portabandiera (la Simeoni lo è stata a Los Angeles 1984, ndr). In quegli anni ci emozionava anche solo poter far parte della nazionale…”.  Le donne come Sara Simeoni sono fatte così: low profile e vincenti in tutto. E così ci piacciono.

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