Rugby (e magia) per creare il manager perfetto

L’idea di una società di formazione per sviluppare leadership, gioco di squadra e capacità di pensare fuori dagli schemi

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Teobaldo Semoli

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Cosa c’entrano il rugby e la magia con i manager di un'azienda? A quanto pare molto secondo Conform , società di formazione avellinese, che da quasi 20 anni forma i dirigenti e i responsabili di multinazionali, in particolare nel settore bancario.  

“E’ ormai riconosciuto che lo sport sia una pratica importante dei corsi di formazione aziendali – spiega Alfonso Santaniello, direttore generale di Conform che sarà presente il 17 e 18 ottobre all’ExpoTraining  in Fiera a Milano – Il rugby e i giochi di magia sono stati introdotti dalla ricerca di soluzioni nuove che possano ricreare metafore applicabili al mondo manageriale”.

Concretamente in che modo il rugby diventa importante nella formazione di un manager?

“Il rugby permette di sviluppare quella che in gergo definiamo “leadership circolante”. Chi ha il pallone infatti diventa automaticamente il leader della squadra mentre gli altri membri del gruppo giocano per lui. Quando poi l’ovale viene passato i ruoli si ridistribuiscono, esattamente come avviene all’interno di una struttura aziendale in cui i manager, così come il personale, sono chiamati al contempo ad essere leader e fare squadra”. 

Qual è la differenza rispetto al calcio?

“Nel calcio c’è una leadership basata principalmente sul talento del singolo ma non per questo lo escludiamo dalle nostre esperienze formative, anzi. Attraverso una collaborazione con il Barcellona Fc abbiamo creato un corso che si svolge nella cornice suggestiva del Camp Nou. La scelta dei catalani non è stata un caso: la loro "Cantera" è l’esempio perfetto di come si possa preparare un giovane attraverso l’esercizio programmato e un minuzioso percorso di formazione”.

Come si svolge un corso basato sul rugby?

“Di solito organizziamo due giornate di lezioni in cui gli istruttori tengono prima la parte prettamente formativa e poi quella sul campo. Qui viene riprodotto in chiave sportiva quanto imparato a lezione: lo schema di gioco, le regole, le strategie, la tattica. Tutto può essere ricontestualizzato nell’esperienza aziendale”.

Quali altre discipline possono contribuire a formare il personale di un’impresa?

“Per esempio il climbing e il diving. Il primo serve a sviluppare il concetto di fiducia: scalare in gruppo una parete, legati insieme con una corda, rende coscienti del fatto che per raggiungere un obiettivo è necessario condividere e fidarsi degli altri. Il diving invece allena la capacità di adattarsi all'ambiente…”.

In che senso?

“L’immersione trasporta una persona in un contesto diverso dal solito. In questo modo permette di imparare a gestire quella che è una naturale resistenza al cambiamento”.

E la magia come si inserisce in tutto questo?

“La metafora formativa della magia è il "pensiero laterale", ovvero la capacità di vedere le cose all’infuori di una logica razionale, di analizzare alternative, di uscire da schemi preconfezionati“.

E questo come viene trasferito in un contesto manageriale?

“Prendiamo l’esempio del problem solving. Un buon manager deve capire che se vede un problema in una determinata maniera non è che detto che sia quello l’unico modo di affrontare la situazione. La magia permette di avere un’apertura mentale che ci fa andare al di fuori delle soluzioni a cui siamo abituati. Ci sono anche altre situazione formative sperimentali che stiamo utilizzando nei nostri corsi…”.

Ad esempio?

“Il cooking è un’attività altamente formativa dal punto di vista emotivo e organizzativo, così come lo può essere la costruzione di una barca. Alcuni dei nostri dirigenti fanno empowerment della leadership praticando musica, simulando l’esperienza dei direttori di orchestra”.

Cosa ne pensa dei manager italiani?

"Esiste una domanda di riserva? (ride ndr). Scherzi a parte in Italia non siamo scarsi dal punto di vista della preparazione, anzi. Semplicemente è difficile trovare un’offerta centrata sulle reali esigenze delle azienda. Questo nasce da un circolo vizioso, dovuto alla mancanza di programmazione, per cui la formazione viene ancora vista come un costo piuttosto che come una leva. Per le aziende diventa quasi sempre la prima voce di spesa da tagliare…”.

Non solo per le aziende...

“Infatti. Credo che gli italiani siano secondi a pochi dal punto di vista dell’intuizione, della velocità di esecuzione, della fantasia. Purtroppo abbiamo il vizio di fare poco gioco di squadra. Andiamo in competizione mentre nelle altre nazioni si organizzano per creare sinergie".

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