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Dominguez: "Italia credici, battere l'Irlanda non è impossibile"

L'ex capitano della nazionale contro la formula del mondiale: "Professionisti contro dilettanti, che senso ha?". E su Brunel: "L'ultimo dei problemi"

DIEGO-DOMINGUEZ

Dario Pelizzari

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Un totem. Di più, uno dei simboli del rugby declinato al tricolore: uomo di lotta e di governo, con una passione travolgente che nemmeno i ragazzini alle prese con le prime mischie. Diego Dominguez, capitano e condottiero dell'Italia fino al 2003, argentino di nascita ma italiano per dedizione e convinzione, non è felice del cammino della nostra nazionale ai mondiali di Londra. Meglio, non è felice di come stanno andando le cose fuori del campo. Sui campi della provincia, nelle stanze dove si insegna il rugby a spasso per la Penisola. La sua "rivoluzione culturale" è destinata a fare rumore, presto o tardi. L'Irlanda? Il prossimo avversario dell'Italia (domenica 4 ottobre, ore 17.45, diretta Sky Sport) è da bollino rosso, ma i miracoli accadono. Parola del campione di Cordoba.

 

Dominguez, ci dica la verità. Secondo lei quante possibilità ha questa Italia di battere l'Irlanda?
"Sono un ex giocatore. Per me le possibilità di vincere sono sempre da dividere in parti uguali quando si scende in campo. Ma se vediamo il percorso di Italia e Irlanda nell'ultimo anno, be', ci rendiamo conto che la differenza è enorme e che agli azzurri servirebbe un miracolo per battere gli irlandesi. Sono due squadre completamente diverse, negli uomini e nelle ambizioni. L'Irlanda sta lavorando da anni per diventare campione del mondo. L'Italia ha altri obiettivi. Ciò detto, i miracoli accadono, anche nello sport. Come potremmo definire altrimenti la vittoria del Giappone sul Sudafrica di qualche giorno fa? Una giornata storta può capitare a tutti. Vedremo se questa volta sarà il turno dell'Irlanda. Chi lo può dire?".

Scacco matto alla corazzata irlandese in tre mosse. Ecco come si fa.
"Innanzitutto, deve tenere il possesso-palla il più a lungo possibile. Perché quando la palla ce l'abbiamo noi, il pericolo non c'è. Quindi, deve fare in modo di giocare nella loro metà campo. Sarà molto difficile, ovviamente, ma è necessario provarci con la massima determinazione. Infine, deve migliorare e di molto la difesa individuale. Contro il Canada è stata disastrosa ma è andata bene. Non possiamo permettercelo contro l'Irlanda".

Sergio Parisse è in dubbio. Quanto potrebbe pesare la sua assenza?
"Tantissimo. Parisse è un trascinatore, fuori e dentro il campo. E' da qualche settimana che non corre, è difficile che possa giocare tutta la partita. Quando non c'è lui, il pacchetto di mischia perde moltissimo. Ma bisogna guardare avanti. Se non ci sarà, dovremo fare bene anche senza di lui. Nessuno deve essere indispensabile in una squadra che vuole diventare grande. Il problema è che contro l'Irlanda non ci saranno probabilmente nemmeno Ghiraldini e Masi, due leader di cui dovremo fare a meno".

L'Italia che abbiamo visto finora ha convinto poco, per approccio e risultati. Per colpa di chi?
"Abbiamo fatto molta fatica contro il Canada, una squadra che è composta per l'ottanta per cento da giocatori dilettanti. Abbiamo avuto fortuna a vincere e questo non è ammissibile. E la colpa è di tutti. E' la conseguenza di anni di errori nell'impostazione del lavoro, nella formazione dei giocatori, più in generale nella gestione delle risorse disponibili. Le partite della nazionale sono la diretta conseguenza di ciò che accade dietro, alla base. Se non si cambia, andrà sempre peggio. La mia ricetta? Ve la dirò fra poco. I cavalli non devono mai uscire prima della corsa, dice il detto".

Se contro l'Irlanda dovesse arrivare l'ennesima sconfitta, a suo parere sarebbe giusto confermare Brunel?
"A mio parere è il problema meno importante in questo momento. Brunel è un ottimo allenatore, ha sempre fatto bene con le squadre che ha guidato. Non valuto nemmeno come vanno le cose in Coppa del mondo. I problemi sono altri, sono nel nostro approccio a questo sport. Serve una rivoluzione per cambiare le cose".

"La gestione del gruppo non è adeguata alla situazione - ha detto alla Gazzetta dello Sport Mirco Bergamasco alla vigilia della spedizione a Londra - La squadra non è tranquilla, né sicura di se stessa. Brunel non ha rapporti con i giocatori". Un attacco frontale frutto della mancata convocazione o c'è di più?
"Non posso esprimere un'opinione su una vicenda di cui conosco pochissimo. Non sarebbe corretto. Se Mirco ha detto quelle cose, avrà avuto le sue ragioni".

Non c'è una differenza troppo grande tra le 9 squadre più forti del torneo e tutte le altre? Siamo proprio sicuri che un campionato così poco equilibrato per valori e tradizione appassioni e coinvolga gli spettatori che si avvicinano per la prima volta a questo sport?
"Vero, questa formula non è più sostenibile, bisogna cambiare. Due le possibilità: ridurre il numero delle squadre partecipanti alla fase finale, oppure investire nello sviluppo di tutte le altre. Non ha alcun senso che ci siano partite tra professionisti e dilettanti. Finiscono sempre tanto a poco e non fa piacere a nessuno, non è divertente. Nemmeno per i giocatori. Potessi decidere io, sceglierei la seconda, perché il rugby ha bisogno di crescere in tutto il mondo. E' un investimento che farebbe bene a tutto il movimento, anche in termini di ritorno ecomomico".

Che bilancio si sente di fare del percorso azzurro dall'esordio nel Sei Nazioni (5 febbraio 2000, vittoria al Flaminio contro la Scozia) a oggi? Il rugby italiano non rischia di perdere la magia e il fascino che l'ha accompagnato negli ultimi anni?
"Siamo nel 6 Nazioni da 15 anni, un tempo lunghissimo. Troppo lungo per cercare giustificazioni. Abbiamo bisogno di cambiare e subito. Di una vera e propria rivoluzione culturale. Altrimenti, sì, siamo destinati a esaurire il credito che ci hanno riconosciuto le persone che hanno creduto in noi. Le nostre squadre in Europa non vincono e per fare la svolta bisogna cominciare a vincere. Se non succede, ci sarà qualcun altro a prendere il nostro posto. Va così anche nella vita, è normale che succeda".

Tutte le gare della Coppa del mondo di rugby 2015 sono trasmesse in diretta televisiva esclusiva su Sky. Le partite degli azzurri - commentate, tra gli altri, da Diego Dominguez e John Kirwan - sono proposte in differita anche su Mtv.

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