Pistorius e la fine degli eroi

Cosa ci insegna (nel bene e nel male) la triste vicenda di Oscar Pistorius

Oscar Pistorius, Lance Armstrong ed Alex Schwazer (Credits: Getty Images)

Oggi è Oscar Pistorius a cadere. Perché, vada come vada il processo, Oscar Pistorius è caduto.

Quell'eroe, l'esempio per milioni di persone nel mondo, l'atleta il primo ed unico capace da disabile di sfidare e battere i normodotati, non c'è più. Lo abbiamo applaudito, abbiamo fatto il tifo per lui, l'abbiamo anche adottato nel nostro paese ("Ballando con le stelle" ve lo ricordate?). Ora siamo qui a scavare a piene mani nella sua vita che 'non conoscevamo'.

La vita di Oscar appassionato di armi, che viveva con una pistola a portata di mano sul comodino accanto al letto. La vita di un uomo che avrebbe minacciato rivali in amore, che avrebbe urlato in casa alla sua donna più di una volta. La vita di un uomo che, ci raccontano, non accettava l'idea di perdere, la sconfitta. Una forza che lo ha di certo aiutato a superare le barriere che l'handicap gli ha piazzato lungo la sua strada, ma che forse non ha saputo gestire. Perché il confine tra il voler superare per forza ogni limite e l'onnipotenza (con tutti i deliri del caso) è davvero troppo sottile.

Oscar come Lance, Lance Armstrong, il più grande truffatore della storia del ciclismo. Quelli dei 7 Tour de France, quello che ha sconfitto anche il cancro oltre che gli avversari, il Tourmalet, le Alpi e le cronometro. Più forte di tutto e di tutti. Peccato che fosse tutto falso, finto, artificiale, dopato e disonesto. Perché il confine tra il voler superare per forza ogni limite e l'onnipotenza (con tutti i deliri del cso) è davvero troppo sottile.

Noi italiani, nel nostro piccolo, veniamo dall dramma estivo ed olimpici di Alex Schwazer, il marciatore preso (volontariamente?) con le mani nell'eritropoietina due giorni prima della gara. Un ragazzo che si era costruito (o gli è stata costruita?) una favola meravigliosa: la casa sulle montagne, tra l'erba verde, l'aria pulita ed il latte fresco, preso dalle mucche che ci mostrava nelle sue merendine. Accanto a lui la bella Carolina, belli, bravi, famosi ma non troppo. Una vita che però Alex non voleva. Era stufo di tutto, della marcia in primis e poi di se stesso per quella debolezza che gli impediva di dire a testa alta: "Signori, con la marcia ho chiuso. Grazie, arrivederci!"

Forse però è il caso per una volta di pensare a noi, alla gente, agli sportivi. Non a questi eroi caduti. Cosa vogliamo fare?

Il rischio adesso è di mandare tutti al diavolo perchè chi ci dà la certezza che non esista un "lato oscuro" nel nuovo campione di turno? Certo, sarebbe la risposta più rapida e semplice. Ma scontata.

La vera risposta sta in un semplice filtro, che dobbiamo essere in grado di porre davanti a tutto quello che ci propinano. Dobbiamo solo ricordare che stiamo parlando di uomini, persone, spesso ragazzi non ancora del tutto maturi. Li prendono, li infiocchettano e li ripuliscono per bene, lavandogli via ogni possibile lato negativo. E ce li mostrano.

Ma sono persone, come noi, capaci di mentire, truffare, forse anche uccidere. Non dimentichiamolo.

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