Giro con l'ombrello (in ogni senso)

Pirazzi festeggia il successo con il famoso gesto, ma il parapioggia serve anche per ripararsi nella guerra tra Quintana ed il resto della carovana

Stefano Pirazzi festeggia la vittoria con il gesto dell'ombrello – Credits: ANSA/LUCA ZENNARO

Sergio Meda

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Cinque anni sono un’attesa infinita ma liberare la gioia per il primo successo da professionista facendo il gesto dell’ombrello, non appena tagliato il traguardo, è da maleducati. A maggior ragione per l’equivoco che si è immediamente creato: Stefano Pirazzi, il vincitore odierno al Giro, ha preceduto di un niente quattro compagni di avventura, dai quali si è liberato con un’azione convincente, iniziata ai 1.200 metri, ma il gesto dell’ombrello – altrove detto manichetta - non era riservato agli avversari: Pirazzi ce l’aveva col mondo intero, in particolare con i giornalisti che lo criticano e con i tecnici (anche i suoi) che non mancano di rimarcare gli errori tattici di cui è stato, sin qui, un generoso interprete.

Curioso, di attaccanti nati, genere Michele Dancelli, è ricca la storia del ciclismo, come pure di avventurosi scriteriati, che godono comunque di largo seguito. I tifosi li amano incondizionatamente, non a caso il Giro 2014 è costellato di striscioni che recitano “tutti pazzi per Pirazzi”. Sin dall’inizio, non certo da stasera. Anche chi vince di rado ha gloria, a volta imperitura: un eterno piazzato come Raymond Poulidor quando seppe battere Merckx alla Parigi-Nizza ebbe l’onore di un’edizione straordinaria del TG francese, alle 17.30, per dare la notizia di “Poupou” aveva battuto ”le Cannibale”.

Da stasera Stefano Pirazzi passa in archivio anche per testardaggine, giù di bici: per lui si sono scusati gli altri, a partire dal suo ds Reverberi (complimenti per il terzo successo della Bardiani, squadra di allegri garibaldini) poi, tirato per i capelli, ha consentito di scusarsi dopo aver ribadito di essersi sfogato. Come se ogni sfogo avesse un senso. Pirazzi merita tutti i complimenti del mondo, qualora si fermi la sua tappa al fotogramma dell’arrivo, quando alza le due braccia al cielo. Il resto, l’incrocio delle braccia, no grazie.

Non è finita con le polemiche: non si sono sopite quelle di ieri dopo la tappa impervia e frigorifera con i mammuth - il Gavia e lo Stelvio - e l’arrivo in Val Martello. Polemiche successive all’atteggiamento di Quintana in discesa incurante degli inviti a non rischiare. I direttori sportivi delle squadre che hanno equivocato sulla neutralizzazione della discesa, che non c’era, hanno mancato anche oggi richiedendo l’impossibile: togliere al capoclassifica del Giro un minuto e mezzo ottenuto mentre gli altri procedevano come se il tratto non valesse per il tempo della corsa. Petizione ufficiale respinta, la classifica resta quella di ieri, in Val Martello.

Domani ci aspetta una giornata ancora rabbiosa, con minacce di attacchi visto che la frazione da Belluno al Rifugio Panarotta promette molto, per il terreno accidentato e l’arrivo in salita. Il vero problema è che Quintana rischia di aumentare il suo vantaggio se gli avversari non sapranno davvero fargli male. Ciclisticamente, è ovvio.

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