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Pianigiani: "difesa e contropiede per tornare grandi"

Il ct della Nazionale di basket ci spiega il progetto che porterà agli europei del 2013

Il coach della Nazionale di Basket Simone Pianigiani (Credits: Luca Toni/ LaPresse)

"Buona la prima" per Gallinari e compagni ma il regista Pianigiani ha troppa esperienza (e 6 scudetti alle spalle) per abbassare la guardia. Certo che i 52 punti di scarto rifilati al seppur modesto Portogallo ci hanno mostrato una Nazionale che dopo le batoste degli ultimi anni (compresa la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Londra) sembra aver ritrovato quantomeno le motivazioni per tornare tra le grandi.

A dire il vero quella di Sassari era solo la prima delle partite di qualificazione per l'Europeo 2013. Una partita iniziata con un parziale di 20-2 che la dice lunga sul livello degli avversari ma anche sulla voglia di mettersi in mostra dei giocatori azzurri che dopo la scorpacciata di canestri contro i portoghesi ora sono attesi al varco da avversari ben più quotati. Su tutti, Repubblica Ceca e Turchia. D'altra parte i canestri di Aradori (top scorer con 21 punti), la grinta di Cinciarini, la presenza in campo di Gallinari (nonostante i problemi fisici) e in generale il pressing e la voglia di fare fatica dei ragazzi di Pianigiani fanno pensare che forse, come ha scritto il "Gallo" su Twitter, anche i tifosi italiani potranno tornare ad essere "orgogliosi di questa squadra".

Coach Pianigiani, cosa le è piaciuto di più della partita contro il Portogallo?

"Sicuramente l’atteggiamento della squadra e la continuità di rendimento sui 40 minuti. La difesa in questo senso è stata la nota più positiva. Al di là dei 45 punti subiti, che sono veramente pochi, mi è piaciuta la voglia dei ragazzi di spendere energie sul campo e di fare qualcosa di buono dividendosi allo stesso tempo tiri e minuti. Detto questo, sappiamo che ora che arriva il difficile…".

Si è rivisto in campo anche Gallinari. Qual è il suo stato di forma fisica?

“Onestamente credo che non vada oltre il 30%.”

Pensa di utilizzarlo ancora in uscita dalla panchina, come contro il Portogallo, o ha in mente idee diverse per le prossime partite?

“Logico che l’utilizzo di Gallinari dipende dalle sue condizioni fisiche. Dobbiamo considerare che Danilo ha fatto solo tre allenamenti con la squadra nell’ultimo mese. Nel suo stato attuale credo che la dimensione di primo o secondo cambio possa essere l’ideale per le sue caratteristiche. E’ un giocatore intelligente che sa fare anche, e bene, tutte quelle piccole cose come rimbalzi e difesa fondamentali per una squadra. L’importante è che si inserisca nel sistema di gioco così che si possano creare naturalmente, con la circolazione di palla, situazioni per lui. Poi che sia Gallinari o qualcun altro a mettere i canestri ha poca importanza.

Prima la Repubblica Ceca, poi Turchia e Bielorussia. Forse il Portogallo non era ancora un test attendibile…

"Il Portogallo aveva fatto delle buone partite ma inutile negare che la Turchia è di un altro livello. Comunque dobbiamo pensare a noi stessi e al percorso di crescita iniziato da qualche anno a questa parte. I nostri giocatori ormai hanno un paio di estati alle spalle in cui hanno potuto confrontarsi con la pallacanestro internazionale e i risultati cominciano a vedersi sul campo. Ora le conferme dovranno arrivare nelle partite fuori casa in cui tra il clima e la tensione dovremo essere bravi a non perdere il filo del nostro gioco. E questo già dalla partita contro la Repubblica Ceca. Loro di giocatori con esperienza internazionale ne hanno parecchi. Sarà una vera battaglia".

Da poco sono terminate le Olimpiadi dove abbiamo potuto ammirare il meglio del basket mondiale. Cosa manca all’Italia per tornare a quei livelli?

“Il discorso è un po’ complesso. Alle Olimpiadi le partite “vere” arrivano dai quarti di finale in poi e oggettivamente per una squadra europea è difficilissimo entrarci. Il livello di competizione è altissimo. Basti pensare che a Londra non c'erano Turchia, Croazia e Grecia. L’Italia prima di pensare alle Olimpiadi deve ritrovare la motivazione per tornare tra le prime 10 squadre d’Europa. A quel punto potremo lavorare sulla singola partita per provare a giocarci qualcosa di più importante.

Un’Italia che punta tutto su difesa e contropiede per sopperire all’assenza di lunghi sotto canestro. Un po’ come ha fatto Team Usa a Londra?

“Beh, facendo le debite proporzioni, l’intento è lo stesso. La nostra squadra non ha la stazza per competere giocando in maniera statica contro squadre attrezzate sotto canestro. Per noi è fondamentale difendere a tutto campo e riuscire a toglierci un po’ di pressione andando il più possibile in campo aperto. Ovviamente è un tipo di gioco dispendioso che necessita di cambi frequenti e del coinvolgimento di più giocatori possibili. I ragazzi sanno che in campo devono dare tutto e che quando sono stanchi possono chiedere il cambio.

Negli scorsi anni la Nazionale era stata spesso criticata proprio per lo scarso impegno…

“Per questo voglio che i giocatori diano il massimo e che lo facciano vedere ai nostri tifosi. Poi si può anche perdere ma bisogna dare tutto ciò che si ha”.

Economicamente il basket italiano è in crisi tanto quanto il calcio. Un campionato con meno soldi può aiutare i giovani italiani?

“E’ un bene che possano trovare più spazio e giocare di più ma il problema è che la maggior parte di loro non farà le coppe. In questi anni si sono invertiti i ruoli tra Nazionale e squadre di club. Una volta i giocatori l’esperienza internazionale la facevano nelle loro squadre mentre oggi la fanno con la Nazionale. In questo senso penso che come Federazione abbiamo fatto un buon lavoro proponendo spesso Nazionali sperimentali per permettere ai giocatori di calcare il palcoscenico europeo.

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