Paris: 'Sono entrato nella leggenda'

Il discesista azzurro racconta la sua straordinaria vittoria a Kitzbuehel, sulla temibilissima Streif, e rilancia: "Adesso mi sento sicuro sugli sci"

Un trionfo speciale per il meranese Dominik Paris (Credits: Christophe Pallot/Agence Zoom/Getty Images)

Dario Pelizzari

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Dal cancelletto di partenza, è quasi un salto nel vuoto. Ma per i discesisti di ogni tempo la Streif, la celebre pista di Kitzbuehel, è la discesa più bella e affascinante di tutto il circo bianco. Questione di tradizione e prestigio: vinci la Streif e ricevi il pass per un posto in paradiso. E Dominik Paris, 23enne italianissimo di Merano, ce l'ha fatta. Storia di sabato scorso. Una prova lunga tre secondi meno di due minuti, ma che pareva non finire mai. Paris straordinario, strepitoso, praticamente perfetto. Primo sul traguardo, davanti a Guay e Reichelt, staccati di una manciata di centesimi. Prima di lui, soltanto Ghedina era riuscito a salire sul gradino più alto del podio della gara in terra austriaca. Era il 1998. Tutto un altro sci. Dominik come Paperinik, il personaggio di Topolino: un supereroe.

Paris, ieri è stato giorno di festa in Val d'Ultimo...

E' stato bellissimo, c'era quasi tutta la valle ad aspettarmi. Davvero impressionante, un'emozione molto bella, indescrivibile. Un commento che mi ha colpito più di altri? Il mio allenatore mi ha detto che sono un pazzo a scendere così veloce. Dice che non capisce come io riesca a sciare così bene...

Si rende conto, vero, di aver centrato l'impresa che vale una carriera?

Ogni tanto ci penso. Credo che non mi ricapiti più di vivere un'emozione così, perché la prima volta è speciale, unica. E comunque sì, se vinci lì entri nella leggenda, perché è la pista più difficile e pericolosa della Coppa del mondo.

Quando ha capito che sarebbe stata la volta buona? Durante la gara ha avuto la sensazione che la vittoria fosse alla sua portata?

No, assolutamente no. Nel primo tratto non avevo un buon feeling con gli sci. Poi ho sbagliato una curva e ho perso un po' di velocità. Sono entrato nella Steilhang con l'idea di prendere molto alta l'uscita e da lì in poi è venuto tutto bene. Sapevo dagli allenamenti che ero forte sui piani fino all'Hausberg. Arrivato a quel punto mi sono detto: adesso devo fare come ho visto che si può fare. Dare il massimo e rischiare il tutto per tutto.

Fortunatamente, è andato tutto benissimo. E quando sono arrivato al traguardo, mi sono reso conto di aver fatto una grande prova per gli applausi del pubblico. Ho visto il tabellone e quasi non ci credevo. Pensavo di riuscire a fare una belle gara, ma da qui a vincerla...

Il ct Ravetto ha dichiarato che il suo successo sulla Streif si spiega con un diverso approccio sui tempi e i modi della preparazione atletica estiva. Cosa è cambiato rispetto agli scorsi anni?

Ho lavorato molto bene, ecco tutto. Sono riuscito a completare la preparazione da agosto in poi, cosa che non mi era stata possibile l'anno scorso a causa di alcuni problemi alla schiena. Adesso mi sento sicuro sugli sci e posso dare il mio meglio.

Cristian Ghedina ha invece detto che si rivede nella sua filosofia di sciare divertendosi, per puro piacere...

Sì, è vero, io mi diverto un sacco a scendere sugli sci. Un po' come Ghedina, faccio anch'io un po' di cazzate sugli sci, soprattutto quando ci sono i salti. Il mio obiettivo è divertirmi, ma anche essere tra i più bravi del mondo e per adesso devo dire che mi è venuta piuttosto bene...

La sua vita è stata ricca di colpi di scena. Nel 2009 è entrato nella squadra azzurra, ma si dice che se non avesse sfondato nello sci non avrebbe avuto problemi a cambiare destinazione d'uso...

La verità è che io ho sempre voluto sciare e sono felice di essere riuscito a farlo. Era il mio sogno. Sciare e andare forte in Coppa del mondo. Vero, avevo fatto un pensiero sul diventare cuoco, perché mi piace cucinare e mangiare, ma non è mai stata una vera priorità.

L'Italia della discesa non ha rivali. Nella stagione in corso, ha già messo da parte quattro vittorie. Un risultato che va al di là delle più rosee aspettative, non crede?

Secondo me, abbiamo lavorato bene come squadra. Siamo tutti forti, c'è un bel clima, siamo molto motivati. Spero che andremo avanti così.

Dita incrociate. Presto potremo ricevere altre piacevolissime notizie dagli azzurri dello sci.

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