Pallavolo: intervista doppia a Cristian Savani e Dragan Travica, emigrati eccellenti

È da alcuni mesi, ormai, che lo schiacciatore e il palleggiatore - tra gli azzurri più amati - giocano all'estero. Come si trovano lontano dall'Italia? Glielo abbiamo chiesto (insieme a molto altro)

Cristian Savani, 32 anni il 22 febbraio, nel centro di Shanghai e Dragan Travica, 27, sulla neve di Belgorod

Cristina Marinoni

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Li avevamo incontrati in maglia azzurra a fine settembre, durante l’Eurovolley a Copenhagen (guarda la video intervista ): dopo aver vinto l’argento, Cristian Savani e Dragan Travica ne hanno fatta di strada. I cognati d’Italia ora si trovano in Cina (il primo, schiacciatore dello Shanghai Volleyball), e in Russia (il secondo, palleggiatore del Belogorie Belgorod). Troppo lontani per raggiungerli e replicare la chiacchierata attraverso la telecamera, abbiamo intercettato i due emigrati eccellenti via internet. Scopriamo come procede la loro esperienza all’estero.

La prima cosa che hai messo in valigia?

Cristian Savani: "Le scarpe per giocare, la moka elettrica, un bel po' di prosciutto crudo e chili di latte in polvere per mia figlia Mia, che ha 10 mesi".

Dragan Travica: "Un paio di scarpe da pallavolo nuovo di zecca. La seconda? Il giaccone più pesante che ho trovato in casa: è di mio padre e mi arriva sotto le ginocchia".

Cos'hai dimenticato in Italia e vorresti avere con te?

CS: "Le maglie della salute a mezza manica. Le portavo nel periodo in cui giocavo a Perugia: quando ci allenavamo, nel palazzetto il riscaldamento era spento e faceva un freddo boia. Come qui!".

DT: "La giacca di pelle. Ero convinto fosse leggera per il clima, al contrario, fino a qualche settimana fa la temperatura era spesso sopra lo zero. Me la porterà mia mamma a breve, tra poco è primavera".

Qualcosa che ti hanno spedito dall'Italia?

CS: "Alcuni medicinali e i fermenti lattici, impossibili da recuperare in Cina".

DT: "Un giorno sono andato a ritirare un pacco in posta: non era il materiale tecnico che aspettavo ma una maglietta con un simbolo cinese di buona fortuna, da parte di una tifosa. Ho pensato a un errore: “Forse era destinato a Sava, in Cina”, invece era proprio per me e ho apprezzato moltissimo. Mi sta piccola; pazienza, l’importante è il pensiero".

La prima impressione che hai avuto sul luogo?

CS: "Ottima. Già in aeroporto mi sono reso conto delle grandi potenzialità della Cina, poi è bastato entrare in centro città per avere la conferma: Shanghai è una metropoli proiettata nel futuro".

DT: "Niente male. Belgorod non è New York, ma ho trovato davvero suggestivo lo skyline che mi ha accolto. Nel buio brillavano mille luci, tra cui quella di un’antenna televisiva gigantesca che svetta in mezzo agli edifici. Da lontano era come vedere la tour Eiffel. In Russia non mi aspettavo di ammirare il panorama di una città, invece…".

Sfata una maldicenza su cinesi e russi.

CS: "I cinesi sono simpatici. Mi piacerebbe aggiungere che non mangiano né cani né gatti ma direi una bugia. In alcune aree remote la popolazione segue ancora queste usanze".

DT: "I russi seri? Macché, ridono tantissimo!"

In cosa, invece, sono esattamente come li immaginiamo?

CS: "I cinesi sono piccoletti. Tranne i pallavolisti: esclusi i due liberi, il più basso sono io".

DT: "Be’, le russe sono proprio belle".

Qualche parola straniera che hai imparato?

CS: "Ciao si dice nǐ hǎo, grazie si traduce xiexie; alto è ɡāo e veloce, kuài. Ho anche capito come si indicano i numeri con le dita. Non funziona come da noi: il 7 si fa avvicinandole, come per il nostro cosa cavolo vuoi?. Finalmente non è più un problema, quando devo pagare".

DT: "Tante - in campo la più comune è davay, il nostro dài! forza! - comprese le parolacce".

A tavola: cosa ordini e cosa eviti?

CS: "Scelgo funghi e il riso, ormai le bacchette non hanno più segreti. La birra Tsingtao non è affatto male, a volte ne bevo una dopo cena, e il tè è ottimo; lo apprezzo anche se non sono un grande amante. Lascio perdere tutto il resto, la cucina locale non è proprio di mio gusto: se penso alla zuppa di tartaruga o alle larve, prelibatezze per i cinesi, mi passa l’appetito".

DT: "Sono parecchi i piatti gustosi e la cucina ucràina – il Paese dista appena 40 km – è eccezionale. Appena posso, ordino lo shashlik, uno spiedino di carne morbidissimo e saporito, e lo accompagno a un bicchiere di vino rosso corposo. La pasta, al contrario, è immangiabile: devono scolarla prima! Se esco con i ragazzi, bevo il mors, a base di succo di mirtillo, è diventata una droga. Niente vodka: dei tantissimi tipi che occupano una corsia intera del supermercato, nessuno fa per me".

Cosa dovrebbero imparare cinesi e russi dagli italiani?

CS: "Tanto per cominciare, a godersi un po' più la vita, lavorano e basta. Nell’hotel dove alloggio organizzano qualche festa: non ho mai visto un cinese ballare. Stanno sempre seduti e il massimo del loro divertimento è bere. Seguono stile e buon gusto, dall’abbigliamento alla cucina, che sono pari a zero o quasi. In generale, sono in ritardo di una ventina d'anni rispetto a noi. Per quanto concerne il volley, la lista è lunga. Faccio un esempio: ci alleniamo intere settimane su un solo fondamentale. Due ore e mezzo a schiacciare e basta: non molto produttivo, no? Poi manca lo staff medico, c’è una sola persona che si occupa di fisioterapia e trattamenti di ogni genere. Ecco perché qui un pallavolista chiude la carriera prima dei 30 anni: saltare senza sosta e non ricevere le cure necessarie devasta il fisico. Per fortuna noi stranieri siamo abbastanza liberi di gestirci e in palestra seguiamo il nostro programma di pesi".

DT: "Riguardo la pallavolo, mi serve del tempo per dare giudizi. Per il resto, l’inglese, noi non siamo dei fenomeni ma loro ci battono in peggio, non sanno dire nemmeno hello! Poi, a prendere cappuccino e caffè al momento giusto – li bevono a pranzo e cena e io li massacro ogni volta che li vedo – e come preparare espresso, carbonara e pizza. Meno male che ho trovato un ristorante italiano eccezionale! E non conoscono il pandoro, a Natale non ne ho trovato mezzo: che rabbia, è così buono! I maschi, infine, hanno bisogno di lezioni su capelli e abbigliamento".

E loro da noi?

CS: "Dovremmo imparare a... imparare o copiare, nel senso positivo del termine. Se non hanno competenze in un ambito, contattatano il migliore del settore, apprendono la tecnica e diventano i numeri uno".

DT: "In campo, la mentalità. Si fidano ciecamente del proprio compagno e non dubitano mai del suo massimo impegno in ogni azione. In questo modo, non esistono alibi e, così, è più facile che i giocatori diventino un gruppo vero. Nel quotidiano, mi hanno stupito i camerieri: sono di una gentilezza infinita ed è sempre un piacere lasciare la mancia, come si usa qui. Ruberei anche le ricette delle zuppe, sono la fine del mondo".

Un aneddoto divertente?

CS: "Dopo la partita i miei compagni cinesi non cenano. Quindi a noi occidentali, affamatissimi, non resta che andare alla ricerca di cibo. Sì, capita anche che ci infiliamo in un Mc Donald’s".

DT: "I ragazzi portano stivaletti con l’interno di pelo. Da donna, a mio avviso, infatti prendevo in giro i miei compagni. Ho smesso perché li ho imitati: comodi e soprattutto caldi, sono indispensabili. Quando sono arrivato nello spogliatoio con il nuovo acquisto e il sorriso imbarazzato, la squadra mi ha applaudito. Ma mia mamma ancora mi scherza!".

Una persona cui ti sei affezionato?

CS: "Alcuni compagni. Non conosco i veri nomi perché si adoperano sempre i soprannomi: Candyman, il secondo palleggiatore, che parla inglese e mi rende la vita più facile, è anche molto simpatico. Il terzo centrale, Granpa – perché ha il viso da nonno – è il muro più forte della squadra ed è matto: quando mette a segno un ace, inizia a correre e fa l’aeroplanino con le braccia".

DT: "Dmitriy Ilinikh. Una ragazzo dal cuore gigantesco".

Un giocatore che porteresti in Italia?

CS: "Un centrale che gioca nelle giovanili e si allena spesso con noi. È alto 2,07 mt, salta come una molla e, considerato il suo talento, potrebbe ricoprire anche altri ruoli. Il nome? Chi lo sa?".

DT: "Lo riporterei: Sergey Tetyukhin, una leggenda vivente del volley mondiale. A 38 anni e dopo aver vinto tutto, ha ancora una passione che forse non avevo mai riscontrato in nessuno".

Quale opinione hanno cinesi e russi sugli italiani?

CS: "Premesso che partiamo avvantaggiati - i cinesi considerano tutto ciò che è occidentale migliore a prescindere - ci stimano e hanno grande rispetto, anche dal punto di vista sportivo: mi hanno chiamato proprio perché hanno ritenuto che potessi dare un contributo importante al club (lo Shanghai Volleyball, primo in Campionato, sta disputando i playoff, ndr)".

DT: "I russi pensano che parliamo troppo e siamo superficiali. Nella pallavolo vogliono sempre batterci, edremo! Poi, secondo me sono un po' gelosi perché le russe hanno un debole per noi e il nostro stile".

Cosa ti manca di più dell'Italia?

CS: "La mozzarella di bufala. E le persone cui voglio bene, ovviamente".

DT: "I miei affetti, bere una birra con gli amici, sparare scemenze e riderci sopra una sera intera. Il profumo di casa, gli occhi di papà, mamma e sorella. E mi manca terribilmente mia nipote. Ancora due cose: la mia auto e il mare, anche solo guardarlo 10 minuti".

Una bella scoperta che hai fatto?

CS: "La musica. Non capisco una parola ma mi piace! E non mi aspettavo che i cinesi conoscessero Totò: con mia moglie sono andato alla mostra del cinema e, tra i film più belli della storia, spiccava uno suo, tradotto in cinese".

DT: "L'attaccamento dei russi alla famiglia, cui danno assoluta importanza. Del nostro conoscono Celentano, qualche parolaccia e qualche città, mi hanno deluso".

Come trascorri il tempo libero?

CS: "La maggior parte con mia moglie Mihaela (Travica, sorella di Dragan, ndr) e nostra figlia. Altrimenti leggo, vado faccio una passeggiata, abitiamo appena fuori Shanghai, un centro piccolo tra i laghetti molto caratteristico, guardo film e serie tv, tra gli ultimi, American hustle e Games of thrones".

DT: "Mi collego spesso su Skype e vado al ristorante italiano. O mi cucino la pasta, sono diventato un buon cuoco".

Una trasferta memorabile?

CS: “Il 31 dicembre Mihaela e Mia mi hanno raggiunto a Fujan per festeggiare Capodanno. Peccato che abbia pensato bene di farmi venire 38 e mezzo di febbre. Risultato: non ho giocato, siamo stati chiusi in camera 4 giorni e ho persino fatto un salto in ospedale”.

DT: "I collegamenti tra Belgorod e l’Europa non sono il massimo, in certi casi. Per fortuna abbiamo a disposizione un aereo privato: fa la differenza perché le distanze sono enormi e i fusi orari cambiano. Per raggiungere il Belgio, però, abbiamo dovuto farne a meno. Siamo partiti alle 2 di notte e, tra pullman, aerei e ancora pullman, siamo arrivati per cena. E ci aspettava il ritorno...".

Guida turistica a Shanghai e Belgorod: tre luoghi da non perdere?

CS: "Il bund, il lungofiume che regala una vista spettacolare della città, gli splendidi giardini di Yuyan, monumento nazionale e… i centri commerciali. Per lo shopping c’è l’imbarazzo della scelta, Mihaela ne sa qualcosa”.

DT: "Il lago ghiacciato, una chiesa ortodossa che regala un colpo d’occhio mozzafiato e il palazzetto: una partita del Belogorie Belgorod (il club, secondo in campionato, ha vinto Supercoppa e Coppa di Russia e sta giocando le fasi finali di Champions League, ndr) bisogna vederla!".

Il momento più bello che hai vissuto in questi mesi?

CS: "Non dimenticherò mai il primo allenamento. I ragazzi mi hanno contagiato con la loro voglia di divertirsi; in Italia, in palestra si sorride poco".

DT: "La giornata trascorsa con tutta la squadra sul lago, nella casa meravigliosa di un compagno. Mi sono sentito a casa".

L’ultima cosa che farai prima di partire?

CS: "Non si trova a Shanghai: visitare la muraglia cinese a Pechino. Quando siamo andati in trasferta non c’è stato il tempo".

DT: "Vorrei visitare Mosca".

Cosa non vedi l'ora di fare, quando arriverai in italia?

CS: "Andare al mio ristorante preferito e non alzarmi più da tavola".

DT: "Finire di arredare casa, ho lasciato in sospeso dei lavori prima di trasferirmi qui".

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