Marzorati: "Cantù? La Fip non faccia lo struzzo!"

La storica bandiera del club brianzolo invita tutti a fare la loro parte per evitare la scomparsa della società. E attacca l'immobilismo della Federazione - L'album delle vittorie

12 ottobre 2006: a 54 anni, Pierluigi Marzorati torna in campo con la maglia di Cantù ed entra nel Guinness dei Primati. (Credits: Ansa)

Paolo Corio

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Con la maglia della Pallacanestro Cantù Pierluigi Marzorati non ha solo vinto 2 scudetti e 12 coppe internazionali (tra cui due Coppa dei Campioni e quattro Coppa Korac) tra il 1969 e il 1991; tornando in campo in una partita ufficiale di serie A il 12 ottobre 2006 contro la Benetton Treviso, a 54 anni il "Pierlo" (o "l'ingegnere volante", come l'hanno presto soprannominato i tifosi per titolo di studio e rapidità nel contropiede) è anche entrato nel Guinness dei Primati come il primo nella storia del basket ad aver giocato in cinque decenni diversi e per di più sempre nella stessa squadra.

Un record che la dice lunga su quello che è il legame tra l'attuale presidente regionale del CONI Lombardia e il club brianzolo, nato nel 1936 ma che rischia di scomparire qualora i Cremascoli - attuali proprietari - non trovassero entro la fine del Campionato 2013-2014 un pool di soci disposti a condividere i costi di una gestione sempre più onerosa per le casse di famiglia. "Non posso dire che la notizia mi ha colto di sorpresa", commenta lo stesso Pierluigi Marzorati, "perché sono molto vicino a Paolo Cremascoli e durante gli ultimi playoff avevo avuto delle avvisaglie vedendolo meno entusiasta rispetto al passato e molto preoccupato per i ritardi nei tempi di realizzazione del nuovo palazzetto. Mi ha ribadito più volte che i costi del Pianella fossero sempre più insostenibili e ora sua sorella Anna, con l'appello lanciato martedì, ha comunicato come insostenibile sia l'intera situazione. Un allarme reale, al quale ora bisogna reagire".

La domanda è però: come?

"Non è il momento di guardare di chi sia la colpa per la situazione venutasi a creare, se di questa amministrazione o della precedente per i ritardi nella realizzazione del palazzetto, se di uno sponsor che se n'è andato o della scarsa partecipazione degli imprenditori locali per la scarsa disponibilità economica… È invece il momento di rispondere all'sos remando tutti nella stessa direzione. Con una metafora sportiva, abbiamo un anno per allenarci insieme e vincere la finale, senza accusare lo staff o i compagni per eventuali mancanze ma cercando di dare tutti il massimo. Certo che poi non devono esserci quelli che fingono solo di essere in squadra…".

A chi si riferisce esattamente?

"Alla Federazione italiana pallacanestro. In un momento così difficile per il nostro basket, in cui (eccezion fatta per la Milano di Armani) c'è una sofferenza economica generalizzata, la Fip non può fare come gli struzzi e infilare la testa nella sabbia. Occorre invece agire nelle sedi competenti per aiutare chi decide di investire nel basket, partendo ad esempio dalla richiesta al Governo di sgravi fiscali: ci sono per chi assume neo-laureati, perché non potrebbero esserci anche per chi fa giocare in serie A giovani del suo vivaio? Non sarà la soluzione definitiva, ma di certo è un aiuto e un incentivo. In più, sarebbe un modo per darci un taglio con questi roster imbottiti di stranieri fino al 12° uomo, per un giochino che arricchisce solo i procuratori".

Come presidente del Coni regionale, cosa può invece fare Lei in prima persona?

"Io rispondo ovviamente al presidente nazionale, con il quale sono impegnato nell'organizzazione dell'Expo 2015, al proposito del quale anche il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha detto di voler intervenire per risolvere i problemi legati alla realizzazione o ristrutturazione di diversi impianti, incluso il palazzetto di Cantù. Anche se poi serve anche il resto: se i Cremascoli vengono lasciati soli e fanno di conseguenza quello che hanno annunciato, la struttura diventerebbe una delle tante cattedrali nel deserto italiane".

La Brianza è un territorio in cui non mancano certo floride realtà economiche: se i Cremascoli venissero lasciati soli, sorgerebbero spontanee le critiche a un'imprenditoria ricca ma egoista…

"La verità è che gli imprenditori non sono dei ricchi scemi, ma persone abituate a investire per avere un ritorno: in questo caso può essere economico, con i già citati sgravi fiscali (tanto per gli sponsor quanto per gli stessi proprietari) e magari anche con la valorizzazione dei settori giovanili, oppure di tipo sociale, con la penetrazione sul territorio. In tutti i casi, servono progetti concreti e ben definiti per convincerli a metterci dei soldi: ecco perché la Federazione si deve muovere e fornire spunti vincenti".

In tutto questo non ritiene che debba esserci un maggiore attivismo anche da parte della Legabasket? 

"La Legabasket deve ottimizzare l'investimento dei proprietari e in questo senso può magari anche fare di più, ma è la Federazione il vero ago della bilancia, perché è l'organismo istituzionale che può proporre il necessario cambiamento di regole. Partendo da una certezza: la sopravvivenza dei club di vertice è strettamente connessa a quella di tutta la nostra pallacanestro".

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