Il caso Pistorius visto negli USA

Il declino di un eroe che ha passato la vita a combattere, sempre e comunque, all'insegna della sfida e della spericolatezza

Oscar Pistorius mentre viene arrestato dalla Polizia dopo l'omicidio della fidanzata (Credits: Ansa/Chris Collingridge)

Michele Zurleni

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Ci sono diverse lenti con cui guardare alla drammatica vicenda di Oscar Pistorius. Quei quattro colpi sparati contro la sua fidanzata Reeva Steenkamp fanno indossare a molti commentatori americani occhiali diverso al passato, e, accanto a una trasparente incredulità, appare di fronte a loro una prospettiva diversa con cui vedere l'intera storia e la vita di 'Blade Runner'.

Quell'omicidio trasforma l'eroe sportivo positivo, il Figlio di un Dio Minore che ha passato un'esistenza a combattere per superare i limiti che il destino gli aveva imposto, in una sorta di narcisista Street Fighter, impegnato con la determinazione e il senso di onnipotenza tipica del Self - Made Man, a raggiungere traguardi impensabili da oltrepassare e che, una volta superati, contribuiscono a rendere ancora più adrenalinica la propria vita, ancora più intenso quel sentimento di forza e potenza, che tanto uno ha desiderato di avere e che pensava gli fosse negato.

Michael Sokolove, uno scrittore e giornalista, che l'anno scorso ha passato alcuni giorni in Sud Africa con Pistorius per scriverne poi un ritratto per il magazine del New York Times, sul suo blog sul sito del quotidiano newyorkese, punta proprio su questo aspetto della vita dell'atleta soprannominato Blade Runner. "Una vita il cui carburante è l'adrenalina" è il titolo dell'articolo.

Ricorda alcuni degli episodi che aveva già descritto nel ritratto per arrivare poi a definire Pistorius un freak, un eccentrico, con la tendenza (o la predisposizione) a voler sempre superare qualche confine : la velocità in macchina (lo scrittore racconta di quando l'atleta lo accompagnò, guidando a più di 200 km orari sotto la pioggia), le due tigri che aveva acquistato e che voleva tenere come animali domestici, per poi rivenderle.

E, le armi. Sokolove si trovava a casa di Oscar Pistorius a pranzo quando l'atleta chiede all'amico che abitava con lui, se per caso ci fossero dei problemi al sistema antifurto della casa. Poi, gli mostra la sua pistola (la 9 millimetri) e, sapendo che lui, americano, non è avvezzo all'uso delle armi da fuoco, lo invita ad andare al poligono di tiro a sparare qualche colpo. "Vieni spesso qui ?" gli chiede lo scrittore. "Qualche volta, quando non riesco a dormire" - risponde Pistorius.

Una vita contraddittoria, fatta di grande sfortuna (l'amputazione degli arti , la morte della madre quando aveva 15 anni), e di grande voglia di rivincita. "Una persona spericolata, molto carismatica, ma anche molto impulsiva, meno cauta di quanto avrebbe dovuto essere - ha scritto Michael Sokolove - Ma in lui non ho mai visto rabbia."

Un ritratto che fa dire a Buzz Bissinger, un commentatore del Daily Beast, quanto fosse ingiustificata la mitologia che si era creata attorno a Oscar Pistorius. Analista dei fenomeni di povertà nelle aree urbane degli Stati Uniti, lo scrittore descrive Blade Runner come un uomo che voleva superare i limiti, anche a costo di non rispettare le regole; così allenato a questo esercizio da non essere più in grado di sopportare le frustrazioni o le delusioni. Così lontano, così vicino, Bissinger cita il caso di Lance Amstrong, il ciclista che ha confessato di aver vinto perché dopato. Anche lui, prima di essere smascherato, appariva l'eroe "umile" e pulito di uno sport che aveva dato spazio ai corrotti; passato in fretta da ruolo di icona dell'impegno e del sudore (sportivo) a quello dell'ambizioso senza regole, costretto a versare le sue lacrime di fronte a un nazione che non lo assolve per i suoi errori.

Gli americani vedono molti tratti americani in questa storia. Anche quello del possesso d'armi. Slate dedica un lungo articolo di taglio. "Le armi sono dappertutto in Sud Africa, ma i sudafricani non si sentono più sicuri per questo" - è il titolo dell'articolo. Che narra della violenza quotidiana (Johannesburg è una delle cinque città più pericolose nella speciale classifica mondiale, accanto a New Orleans) e dell'incapacità da parte delle autorità di porre rimedio a questo drammatico fenomeno. La casa dove Pistorius ha ucciso la fidanzata si trova all'interno di un quartiere protetto e lui, oltre alla 9 millimetri che teneva accanto al letto, aveva anche un fucile automatico vicino alla finestra. Come fanno molti americani, per paura di furti o di rapine.

Ma, qui, più che una storia del genere, sembra sempre più evidente che si tratti di una vicenda simile a quella di O.J. Simpson.

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