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"Olimpiadi in più città: occasione per Roma ma serve un nuovo approccio"

Il Cio annuncia la possibilità di organizzare i Giochi olimpici in più sedi: l'analisi del direttore editoriale di Sporteconomy Marcel Vulpis

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Matteo Politanò

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Le Olimpiadi al tempo della crisi cambiano con una svolta epocale. In occasione dell'assemblea straordinaria del Comitato Olimpico Internazionale a Montecarlo è stato detto si all'organizzazione delle Olimpiadi anche in città e sedi diverse rispetto a quella ufficiale dei giochi. Una novità rivoluzionaria nata dalla necessità di abbattere i costi organizzativi degli eventi, schizzati alle stelle negli ultimi anni fino agli oltre 50 miliardi di dollari spesi per l'olimpiade invernale a Sochi, uno sproposito che il Cio non vuole più tollerare. Costi limitati, regole precise e nuove prospettive tese alla parola chiave del futuro olimpico, la sostenibilità. "Le città candidate mirano ad obiettivi di sviluppo differenti e partono da punti molto diversi. Noi abbracciamo questa diversità, che è parte della magia delle Olimpiadi", ha spiegato il presidente del Cio, Thomas Bach.

Ricapitolando: non ci si fermerà più solamente ad un'unica città referente bensì ad un pool di host cities, in aree geografiche non troppo scomode per gli spostamenti, capaci di dividere onori e oneri. Una rivoluzione accolta con entusiasmo e curiosità dal mondo dello sport e dal Coni italiano che ritrova coraggio per la candidatura di Roma in vista delle Olimpiadi estive del 2024. La prima proposta per l'edizione 2020 era stata promossa da Mario Monti ma bocciata senza appello, oggi invece le novità introdotte dal Cio cambiano nuovamente le carte in tavola. Avere Roma tra le città in cui si svolge un'Olimpiade è diverso che assegnare alla capitale (e quindi all'Italia) l'organizzazione esclusiva dell'evento sportivo mondiale per eccellenza. "L'allargamento del territorio assume dei confini che nessuno sa ancora definire. Di fatto non viene impedito nulla ma nemmeno viene autorizzato tutto. E questo può far sì che il numero delle città candidate aumenti. Si apre una nuova era del movimento olimpico e di fatto ci sarà un'elasticità nella candidatura che fino a un anno e mezzo fa era impensabile".

La novità favorirà la candidatura di Roma per l'edizione 2020? Lo abbiamo chiesto a Marcel Vulpis, direttore editoriale di Sporteconomy.

Olimpiadi ospitate in più sedi, una scelta rivoluzionaria o necessaria?
"Sarei più per la seconda, è una scelta ormai inevitabile presa dal presidente del Cio Thomas Bach. Dopo i giochi olimpici a Pechino si è creata una spaccatura, nessuno è più in grado di garantire un tipo di organizzazione così magnificente. E' stata l'Olimpiade del gigantismo e non credo che più nessun paese potrà più permettersi qualcosa del genere. Soprattutto in un momento di crisi economica mondiale che si aggrava sempre più".

Questa introduzione aumenterà le possibilità di Roma in vista del 2020?
"In Italia si dà tanto peso alla forma e poco alla sostanza. Roma è sicuramente uno dei nomi forti per vincere ma il problema è sempre lo stesso, la mentalità italiana e la disorganizzazione che mina la credibilità. Prima di tutto bisognerà capire cosa accadrà dallo scandalo corruzione che sta scuotendo la capitale. A Milano ci sono state le tangenti per l'Expo, ora la vergogna corruzione nella capitale. Questi sono problemi che minano la credibilità delle due principali metropoli italiane e quindi dell'intero paese".

Quali possono essere gli altri ostacoli alla candidatura di Roma?
"La possibilità di avere più sedi sicuramente avantaggia Roma, città in cui sono state fattte le prime Olimpiadi moderne nel '60. Se però si pensa che il Cio sceglierà Roma come atto dovuto ci si sbaglia di grosso. Una candidatura congiunta di città americane potrebbe spazzare via quella italiana come successo tante volte in passato".

Che cosa manca a Roma?
"Prima di tutto le strutture, un fattore imprescindibile. A Italia 90 si giocava in stadi già vecchi seppur appena costruiti, a Roma 2009 per i mondiali di nuoto si sono invece utilizzate strutture costruite da Mussolini, il che lascia immaginare come questo paese sia stato capace di rinnovarsi negli anni".

Un problema di credibilità quindi?
"Credibilità, come nel caso della corruzione e dello spreco di denaro pubblico, e fattibilità perché anche a livello logistico bisogna valutare pro e contro. In tante città europee quando si presenta una candidatura si coinvolge la cittadinanza con un referendum per ottenere il benestare. In Italia invece no...".

Sbagliato presentare la candidatura?
"Assolutamente no, è un'occasione importante ma va affrontata con la consapevolezza di dover cambiare mentalità. Anche perché ogni candidatura costa 40 milioni di euro e negli ultimi anni le candidature italiane sono state bocciate trasversalmente in tanti sport. Dal rubgy al calcio passando per le Olimpiadi, fare un progetto di candidatura costa molto denaro. Spero solo che se si dimostreranno non all'altezza almeno siano pagati con soldi privati e non pubblici".

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