I 4 dubbi di Milano fuori dall'eurolega

L'EA7 è stata eliminata dal Maccabi Tel Aviv; una sconfitta netta che lascia molti interrogativi aperti sul futuro

Keith Langford, l'ultimo ad arrendersi a Tel Aviv – Credits: JACK GUEZ/AFP/Getty Images

Andrea Soglio

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Maccabi Tel Aviv 3 - EA7 Milano 1. Rapportare un punteggio calcistico al basket è sbagliato. Però aiuta a comprendere come l'eliminazione dall'Eurolega dell'Olimpia sia stata molto più netta di quanto anche autorevoli commentatori hanno raccontato in questi giorni. E' vero che la sconfitta in gara 1 è stata un regalo al termine di una partita "dominata" per 37?, ma se alla fine perdi, vuol dire che ti manca qualcosa. Un senso di incompiuto che Milano si trascina da anni. Con alcuni dubbi:

1) MENTALITA'. In campionato la squadra non ha rivali. Troppo netto il divario tecnico e di budget rispetto a tutti gli altri. Malgrado questo però in inverno c'è stata la caduta con Sassari nella prima sfida delle final Eight di Coppa Italia. Insomma, alla prima gara senza domani, Milano è caduta. Ed anche nella prima sfida interna con il Maccabi è successa la stessa cosa. La sensazione è che la squadra senta questo "obbligo" di vincere che arriva dai tifosi, dalla dirigenza, ma anche dalla logica. Con l'arrivo di Hackett si è cercato di togliere pressione a Jerrels che aveva faticato all'inizio in cabina di regia. Una mossa che in campionato ed in coppa ha pagato, fino alla serie con il Maccabi dove anche Daniel ha mostrato che deve ancora crescere per diventare un giocatore dominate in Europa

2) SQUADRA. Intendiamoci. Il roster di Milano è il migliore d'Italia per distacco su tutti gli altri. In Europa invece manca ancora qualcosa. Manca però da anni un vero play di valore assoluto (uno Spanoulis, un Diamantidis, un Rodriguez, un Papaloukas o uno Jasikevicius dei bei temi. Insomma, una guida, che quando bisogna vincere e le mani tremano tenga la nave a galla. Ed anche sotto canestro il pacchetto Samuels-Lawal-Melli-Kangur non sembra pronto per competere con quelli di Real Madrid-Barcellona-Cska 

3) ALLENATORE. Alcuni mettono sul banco degli imputati Banchi. A dire il vero, rispetto alla fallimentare gestione Scariolo, l'ex coach senese ha portato dei progressi. Anche lui però è un top coach in divenire. Non un Blatt o un Messina fatti e finiti. E a Tel Aviv si è visto

4) SOCIETA'. Armani e Proli hanno fatto il loro. Difficile dire e chiedere di più. Serve adesso un po' di calma. E forse qualche scelta coraggiosa, tipo portare ancora un po' di pazienza. Perché spesso prima delle grandi vittorie arrivano delle sconfitte pesanti

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