"Nibali, un successo meraviglioso!"

Riccardo Magrini, voce di Eurosport, racconta l'uomo, il campione, la gioia della vittoria del ciclismo siciliano - Foto  - Twitter  - Gli italiani che hanno vinto il Tour

Vincenzo Nibali sul podio di Parigi, – Credits: EPA/ETIENNE LAURENT

Teobaldo Semoli

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“Lo hanno chiamato squalo, squalo dello stretto e ora squalo giallo. Io voglio parafrasare Modugno, uomo del sud (come Nibali ndr): meraviglioso”.

Riccardo Magrini, voce tecnica inimitabile del ciclismo per Eurosport, per tre settimane ha seguito, commentato, raccontato, vissuto ed esultato per la grade vittoria di Vincenzo Nibali al Tour de France 2014. 

In cosa il ciclista siciliano è stato davvero grande?

“Nel saper crescere di anno in anno. Il Nibali di oggi, a trent’anni, è più forte del Nibali di 4-5 anni fa. Questo perché Vincenzo è stato capace di migliorare soprattutto dal punto di vista caratteriale. Da giovane era fin troppo esuberante, impulsivo, tanto da risultare quasi strafottente. Ora è diventato un vero capitano, con una squadra tutta dalla sua parte e capace di esaltare le sue potenzialità”.

Lei che lo conosce personalmente, ci può dire chi è Vincenzo Nibali?

“E’ uno giusto, genuino. Non è mai banale, sia nelle sue imprese, belle da vivere, che nei suoi gesti. Sui Pirenei ha vinto indicando il nome della sua squadra, l’Astana, e durante tutto il Tour non ha mai voluto indossare la divisa gialla che spetta al leader della classifica…”.

Cosa vuole dire?

“Negli ultimi anni il leader del Tour indossava maglia, pantaloncini e calze gialle. Nibali invece ha vestito solo la casacca, a voler significare che non era al Tour per stare davanti per qualche giorno ma per esserlo a Parigi, sugli Champs-Élysées. Anche da queste cose si capisce chi è Vincenzo”.

Per Nibali si può parlare di impresa nonostante l’uscita di scena prematura dei suoi principali avversari, Froome e Contador?

“Assolutamente. E’ vero che non abbiamo potuto vederli tutti e tre insieme a battagliare sui Pirenei, però Vincenzo ha vinto a Sheffield quando c’erano ancora i suoi principali antagonisti. Era solo la seconda tappa, ma penso che già in quell’occasione Nibali abbia dimostrato di essere nettamente più in forma di loro”.

Cosa è successo a Froome, vicintore del Tour 2013, ritiratosi alla quinta tappa dopo tre cadute in due giorni?

“Se cadi tre volte nel giro di neanche due tappe vuol dire che non sei arrivato pronto all’inizio del Tour. Di sicuro c’è stato anche un pizzico di sfortuna, perché Froome non è caduto da solo, però un favorito per la vittoria sa che per non rischiare deve stare davanti  a tutti. Froome è rimasto indietro perché non era in condizione”.

Secondo lei, il Team Sky si è pentito di aver lasciato a casa il campione olimpico Bradley Wiggins?

“Wiggins è uno da portare sempre, figuriamoci al Tour. Primo perché dava più certezze di Richie Porte. Secondo, perché alla Parigi-Roubaix aveva fatto vedere grandi cose e sul pavet, che si è rivelato il tratto chiave del Tour 2014, avrebbe potuto coprire il compagno di squadra Froome”.

E Contador?

“Contador è caduto in una tappa in cui era nervoso e voleva provare a stare davanti a ogni costo.  Al contrario Nibali era tranquillo come uno che sa di avere una marcia in più degli altri”.

Per questo Nibali non è caduto?

“Una volta si diceva “quelli buoni non cascano mai”. E’ stato così per Merckx e Inoux. Ora non voglio scomodare paragoni importanti ma non penso sia un caso che Nibali abbia vinto Vuelta, Giro e Tour. Ci sono riusciti solo in cinque nella storia del ciclismo. Per questo Vincenzo può essere considerato uno dei grandi di questo sport”.

Eppure all’inizio del Tour, nonostante la maglia gialla, c’era un certo scetticismo intorno alla vittoria del ciclista azzurro… 

“Vero. Io però, nel mio piccolo, posso dire di averci sempre creduto. Per questo, insieme ai mie colleghi di Eurosport, avevo ideato un’iniziativa chiamata #bandieragialla invitando i tifosi a rispolverare le bandiere tricolori, rimaste in cantina dopo deludenti mondiali di calcio, fotografandole con qualcosa di giallo. Direi che ha portato fortuna”.

Sui social c’è già chi solleva sospetti riguardo a un possibile coinvolgimento di Nibali con il doping…

“Questo è lo scotto che paga il ciclismo tra i non appassionati. Sono loro che dicono queste cretinate. E’ normale, lo sappiamo. Chi ama questo sport sa che sacrifici bisogna fare per arrivare a certi risultati, e quindi sa anche quanto vale la vittoria di Vincenzo”. 

Nibali può diventare un campione da copertina?

“Ho sempre pensato che i campioni dovessero essere dei modelli prima di tutto di comportamento. Se i modelli di oggi sono Cassano e Balotelli, io mi tengo stretto Nibali”.

Che significato ha questa vittoria per il ciclismo azzurro?

“E’ un grande evento per l’intero movimento, soprattutto per rilanciare la disciplina tra i ragazzi. Detto questo, non possiamo fare finta di niente: Nibali corre in un team kazako. La sua vittoria è importante anche per smuovere qualcosa all’interno delle nostre squadre”.

E per lo sport italiano, in evidente crisi di risultati?

“Almeno oggi togliamoci la soddisfazione di dirlo: con Nibali abbiamo vinto noi. Ha vinto l’Italia”. 

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