Giovanni Capuano

-

Si è spento all'età di 74 anni Muhammad Ali, il più grande pugile di tutti i tempi. E' stato stroncato da problemi respiratori che lo avevano portato al ricovero presso l'ospedale di Phoenix.

- LEGGI ANCHE: Chi era Muhammad Ali, la leggenda del ring

Le sue condizioni si sono aggravate con il passare delle ore fino alla corsa dei parenti per riuscire a vederlo un'ultima volta, malgrado i messaggi rassicuranti lasciati filtrare all'esterno dal suo entourage. Ali, che era nato il 17 gennaio 1942, da lungo tempo era stato colpito dal Morbo di Parkinson, non parlava più e la malattia ha contribuito a rendere fatale l'attacco respiratorio.

La sua ultima apparizione in pubblico risaliva allo scorso 9 aprile, quando era sembrato molto debole e provato nel corso di una serata di raccolta fondi per la lotta al Parkinson. Da mesi conduceva una vita più ritirata. Il suo portavoce aveva parlato di "ricovero previsto da tempo", ma alcuni fonti vicine alla famiglia avevano confermato che si trattava di qualcosa di serio e nelle ore precedenti l'annuncio si erano rincorse voci circa la fine imminente del campionissimo.

Tre volte campione del mondo dei pesi massimi

Muhammad Ali è stato una leggenda della boxe nei tempi in cui il pugilato era uno degli sport più amati e diffusi nel mondo. Era un peso massimo capace di muoversi per il ring con la velocità e lo stile di una gazzella, imprendibile per i suoi avversari che pure sono stati alcuni dei migliori pugili di sempre: Foreman, Frazier, Patterson, Liston. Ali era un mostro di eleganza, ma sapeva essere spietato quando colpiva con jab, diretto e gancio fino a mettere ko i suoi nemici.

Nel corso della sua carriera è stato campione del mondo per tre volte,l'ultima a 36 anni battendo Leo Spinks che pochi mesi prima lo aveva a sua volta battuto. Un successo leggendario, all'ultimo round e ritrovando per qualche istante tutto il suo celebre repertorio. Poi c'era stata un'ulteriore coda contro Larry Holmes e Trevor Berbick, match combattuti per motivi di cassetta e quando già il Parkison aveva cominciato ad aggredire un fisico che non sarebbe mai più stato lo stesso. Ha detenuto il titolo mondiale dal 1964 al 1967, dal 1974 al 1978 e poi per un breve periodo nel 1978.

Ali è stato il più grande di tutti e non solo perché lui stesso parlava così di se. Ha rivoluzionato il modo di fare boxe con uno stile che nessun altro è riuscito più ad imitare avvicinandosi al suo livello, ha vissuto un'epoca di grandi campioni dominandola e, soprattutto, è stato un personaggio capace di scelte e decisioni anche dure, pagate con la lontananza dal ring, che lo hanno reso leggendario.

Il no al Vietnam e la conversione all'Islam

Classus Marcellus Clay Jr è passato alla storia anche per la sua conversione all'Islam, anche se il fatto che ha segnato la sua vita e la sua carriera più di ogni altro è stato il rifiuto ad andare a combattere in Vietnam. Gli costò il ritiro della licenza pugilistica e l'interruzione della sua attività dall'aprile 1967 al settembre 1970, nel periodo migliore della sua vita da atleta, quando già era il numero uno per aver battuto tutti i più forti ed essersi assicurato la cintura di campione del mondo.

Ali aveva deciso di dire no alla guerra senza scegliere scorciatoie, come accettare l'arruolamento e poi essere rispedito negli Stati Uniti per continuare a dinfendere sul ring la sua corona. Solo dopo tre anni la sentenza di condanna era stata cancellata e gli era stata restituita la possibilità di combattere con i guantoni ai pugni. Ali era diventato una leggenda. Muhammad è passato alla storia anche per la sua lotta contro le discriminazioni razziali. oro olimpico a Roma nel 1960, fu costretto a misurarsi con il razzismo nel suo Paese. La medaglia vinta ai Giochi finì persa nel fiume Ohio, gettata da lui stesso dopo essere stato aggredito. Gli fu restituita nel 1996 quando commosse il mondo accendendo la fiaccola olimpica ad Atlanta, ormai scosso dai tremiti del Parkinson.

© Riproduzione Riservata

Commenti