Paolo Corio

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Con nove podi sinora in stagione e per di più in quattro specialità diverse, la venticinquenne bergamasca Sofia Goggia s'è fatta conoscere anche da chi segue da lontano le vicende azzurre dello sci. Destando al contempo non poche aspettative in chi, invece assai vicino alle specialità alpine, vede nella sua poliedricità sulla neve l'arma vincente per conquistare almeno una medaglia ai Mondiali in programma a St. Moritz dal 7 al 19 febbraio e aperti proprio dal Super-G femminile.

Sofia, senti la pressione per tanta attesa da parte dei tifosi?
“Assolutamente no, perché penso che le uniche pressioni che un atleta può subire, sono quelle che si mette da solo o quelle che nascono dalla mancata gestione di determinate situazioni. Se sei a posto con te stessa, e io lo sono, riesci a isolarti al meglio e concentrarti su quello che devi fare e per cui hai lavorato. Le uniche aspettative che devo gestire, sono quelle che Sofia Goggia si crea per se stessa; per il resto, sono impermeabile alle attese altrui”.

E quali sono le tue personali aspettative per questi Mondiali in Svizzera?
“Non mi aspetto nulla in senso stretto dai Mondiali. Io penso a essere la miglior Sofia Goggia possibile ogni giorno. Se proprio mi pongo un traguardo, è quello di arrivare tranquilla e serena al cancelletto di partenza, conscia di quello che ho fatto per arrivare lì e di ciò che voglio. La serenità interiore è l'obiettivo primario: se sei sereno, tutte le altre cose ti vengono. Così sono arrivati i tanti podi di questa stagione, in cui forse sono anche andata oltre le mie aspettative iniziali. Se arriva anche una medaglia a St. Moritz, bene, altrimenti non rimarrei delusa e soprattutto non perderei in consapevolezza per il futuro”.

Ti segue qualcuno o ti “alleni” da sola per migliorare questa forza interiore?
“Nessun mental coach. In Nazionale possiamo contare su Giuseppe Vercelli, lo psicologo che ci segue e ci dà una mano al bisogno, ma in termini assoluti è un lavoro che faccio io su me stessa e per me stessa”.

E' però indubbio che i tuoi successi, così come quelli delle tue compagne, stanno servendo a rilanciare la passione per lo sci tra gli italiani...
“Abbiamo un potenziale enorme, come squadra e come individualità, e mi auguro davvero che i nostri risultati possano contribuire al rilancio della passione per la Nazionale tra gli italiani, che sono anche un popolo di sciatori. Forse in questi ultimi anni è mancato un po' il personaggio, ma come squadra abbiamo davvero tutto per riaccendere l'entusiasmo, senza contare che anche noi abbiamo interessanti peculiarità”.

Le tue quali sono, al di là dello sci?
“Amo la fotografia e mi piace molto leggere, oltre al fatto che sono iscritta a un'università telematica e studio scienze politiche. Mi piace comunque variare: i miei interessi possono essere suscitati anche da piccole cose, l'importante è che mi siano d'aiuto a rompere la routine della stagione. Confesso che a volte mi piacerebbe anche vivere un altro contesto, oltre a quello dello sci...”.

Ecco, appunto: puoi raccontarci la tua stagione agonistica?
“Io mi preparo tantissimo in palestra, sia durante la stagione estiva sia anche a stagione in corso. Nonostante in inverno siamo costantemente in un contesto fiabesco, in realtà non stiamo mai tantissimo sulle piste: assai spesso sciamo solo 5 minuti al giorno, perché gli allenamenti quel giorno prevedono cinque giri da un minuto a testa e poi il rientro in hotel, magari per una riunione tecnica”.

Per mesi siete anche in perenne trasferta da una sede di gara all'altra...
“Siamo degli 'zingari' a tutti gli effetti. E non è facile, anche perché siamo una grande squadra, ma il nostro è di fatto uno sport individuale, in cui le tue compagne possono anche essere le tue prime avversarie. Inoltre, in certi momenti diventa pesante anche il solo fare e disfare le valigie, figurarsi il convivere con gli altri. Ci sono momenti di grande allegria e cameratismo, ma anche altri in cui non vuoi proprio vedere qualcuna delle tue compagne... Per fortuna abbiamo tutte l'intelligenza e l'esperienza per capire che, nonostante eventuali e temporanei attriti, bisogna impegnarsi per riuscire a stare e lavorare in gruppo. E magari farlo pure per dieci anni, se si è atlete più o meno della stessa età”.

Una curiosità, viste queste considerazioni: pensi che avresti mai potuto fare uno sport di squadra?
“Non lo so proprio, ho sempre e solo sciato, abbinandoci per un breve periodo un altro sport individuale come il nuoto. Ma sono certa che se avessi fatto parte di una squadra, avrei cercato di contribuire al 100% per il suo successo, nel modo più efficace ed efficiente possibile, anche se magari con qualche scontro con le mie compagne. E comunque pure nello sci siamo alla fine soprattutto una squadra, in cui ci si traina a vicenda. Anche se non posso sapere quante amiche mi rimarranno alla fine di quest'esperienza, perché quello te lo può dire solo il tempo”.

Così come un tempo più breve ci dirà se quel presentarsi in pace con se stessa al cancelletto sarà ancora una volta il risultato migliore possibile: per Sofia e per i tanti che fanno il tifo per lei e per le sue compagne in questi Mondiali di St. Moritz.



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