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Micah Christenson: "Ho preferito il volley al basket per andare alle Olimpiadi"

Il palleggiatore della Lube Volley e degli Stati Uniti rivela perché ha scelto la rete invece dei canestri. Che rimangono comunque una sua grande passione

Micah Christenson

Cristina Marinoni

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Con mamma campionessa nazionale universitaria di volley e papà stella della squadra di basket della University of Hawaii, era naturale che Micah Christenson sarebbe diventato un campione. Di pallavolo o pallacanestro? Nato a Honululu nel 1993, 198 cm per 88 kg, da ragazzino Micah era così bravo in entrambe le discipline che si diveva tra i due team della scuola. La scelta è arrivata con l'iscrizione alla University of South California, dove ha deciso per il volley iniziando una carriera strepitosa. A 22 anni, il palleggiatore americano ha già conquistato due medaglie d'oro con la Nazionale (World League 2014 e World Cup 2015), un bronzo (World League 2015) e il posto da titolare nella Cucine Lube Banca Marche Civitanova in SuperLega.

Cosa ti ha spinto a preferire la pallavolo al basket?
"L'ho fatto per due ragioni. La prima: il volley è lo sport di condivisione per eccellenza, ogni giocatore dipende dall'altro perché l'azione è come una catena e il punto arriva soltanto se tutti hanno dato il proprio contributo. È proprio questo spirito di gruppo che mi piace: ciascuno mette da parte il proprio ego per il bene della squadra".

La seconda, invece?
"La possibilità di realizzare il sogno della mia vita: partecipare alle Olimpiadi. La concorrenza nella Nazionale di basket è spietata e sapevo che non sarebbe stato facile trovare spazio, in mezzo a tanti fenomeni. La pallacanestro, però, resta una grande passione: ora che sono in Italia, registro le partite notturne della Nba e me le guardo non appena ho un attimo libero".

Tifi per qualche squadra?
"Sì, i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, un talento esagerato".

Qual era il tuo ruolo sul parquet?
"Guardia ed è tuttora il mio ruolo: mi diverto ancora un sacco a giocare! Chissà che non trovi qualche appassionato qui in Italia con cui organizzare qualche sfida".

Sei a Civitanova da un paio di mesi: come ti trovi?
"Molto bene. Come prima esperienza all'estero non potrei desiderare di meglio: l'ambiente è amichevole, con i compagni c'è sintonia e le Marche sono splendide. C'è anche il mare vicino: mi fa sentire un po' meno la mancanza di casa, anche se per ora non posso tuffarmi".

I tuoi genitori, ex atleti, da lontano ti daranno consigli preziosi.
"Sono un sostegno fondamentale, dentro e fuori il campo: a me e a mia sorella Joanna, che gioca nel team universitario Sourthern Utah Thunderbirds, hanno trasmesso la mentalità sportiva, ci hanno insegnato a non mollare mai e a dare il massimo. Io, dal canto mio, ho imparato che il lavoro non ti pesa soltanto se ti diverti e sono giunto a una conclusione: nel momento in cui la pallavolo non mi rendesse felice, non avrebbe senso continuare. Smetterei subito, insomma".

Hai già un piano alternativo?
"Mi sono laureato in biologia umana, una specializzazione che ha a che vedere con la fisioterapia; probabilmente, quando appenderò le ginocchiere al chiodo, diventerà il mio mestiere. Nel frattempo, mi torna utile come atleta".

Cioè?
"Studiare nutrizione e anatomia, per esempio, mi ha fornito gli strumenti per impostare una dieta adeguata all'attività di atleta professionista e per comprendere come reagisce il fisico allo sforzo".

A proposito di dieta: il piatto al quale non rinunci?
"Adesso che sono in Italia, la pasta. Ammetto che controllarmi è un'impresa: mangerei chili di penne al salmone".

La cosa che più ti ha sorpreso degli italiani, da quando ti sei trasferito?
"L'organizzazione: siete precisi e ordinati, chi sostiene il contrario non vi conosce. Invece, mi aspettavo che foste accoglienti, spontanei e capaci di godervi ciò che regala ogni giorno la vita. In questo siete simili a noi hawaiani e non vedo l'ora che arrivi la mia ragazza - trascorreremo qui le feste - per farle conoscere gli italiani. E per portarla un po' in giro, naturalmente: il vostro Paese è meraviglioso. Di sicuro andremo a Firenze, ma deve restare un segreto tra noi, perché voglio farle una sorpresa!".








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