Mauro Bergamasco: cartellino verde al 2013

Il flanker delle Zebre, non selezionato per l’Italia dopo 93 presenze, ci introduce al 6 Nazioni.

Il padovano Mauro Bergamasco, 93 presenze con la maglia della Nazionale italiana (Credits: Paolo Bruno/Getty Images)

Marco Turchetto

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Il campione padovano ha appena condotto le Zebre nella loro ultima partita di Heineken Cup fuori casa, perdendo 25 a 20 contro il Connacht, in Irlanda. Il 2013 per lui è iniziato così, con la fascia di capitano al braccio e con la mancata convocazione per la nazionale maggiore. Nazionale cui ha dato tantissimo, con 93 presenze sin dal suo debutto nel 1988 contro l’Olanda e ben 15 mete, di cui una agli All Blacks. Petrarca, Benetton, Stade Francais, Aironi ed ora Zebre. Sempre al massimo livello, sempre a disposizione delle scelte tecniche. Come tutti purtroppo ricordiamo anche se decidono di farlo giocare come mediano di mischia o, peggio ancora per lui, se decidono di non convocarlo.

Comprensibile, quindi, quel sentimento di amarezza o delusione per non scendere in campo con i colori azzurri nel prossimo Torneo delle 6 Nazioni. Il posto in camera con il barone Andrea Lo Cicero, questa volta, sarà occupato da qualcun altro. Una scelta, quella di Brunel, che in ogni caso, Mauro accetta con quella consapevolezza tipica del campione, dello sportivo professionista. E lo ribadisce più volte.

L’inizio della stagione agonistica 2012-13, è vero, mi ha visto sanzionare con 4 cartellini gialli in 4 gare. Bisogna fare delle valutazioni certo su di me anche pure sulle modalità in cui sono stato ammonito. In ogni caso è mia abitudine guardare avanti e fare tesoro delle esperienze: ora devo pensare alle Zebre.

In spogliatoio c’è una buona amalgama, siamo consapevoli del poco tempo di condivisione del lavoro e del gioco. E’ una squadra che è nata nella polemica: seppur non diretta ai giocatori, è ovvio che siano proprio loro a farne le spese. C’era l’evidente volontà di parlare di sport utilizzando la politica. Dobbiamo parlare di rugby e gioco, no?!

Certo che sì, Mauro, e allora che mi dici di questo match inaugurale all’Olimpico contro la Francia? Tu non ci sarai, ma i galletti i hai già incontrati 7 volte. Per non parlare della tua esperienza con lo Stade Francais. Insomma, che partita sarà all’Olimpico? “E’ una partita speciale, a volte nel passato a torto si è avvertito una pressione che non era quella utile a far scattare l’adrenalina.

Nel mondo mediterraneo, i francesi sono i latini più simili a noi, ma rappresentano un altissimo livello del rugby. Quello che noi dobbiamo trasmettere è il nostro gioco e far capire loro che non vengono a farsi una gita.”

Credi che quest’anno ce la giocheremo alla fine con le disastrate Galles e Scozia, reduci da test match novembrini infelici che hanno portato addirittura alle dimissioni di Andy Robinson? “Ma no, non sarà facile! Stiamo parlando di squadre che, per quanto in fase di ricostruzione, rimangono incredibilmente forti e strutturate. Queste esistono sempre da 100 anni, no?! ”

L’intervista scorre mentre mi parla del suo Campus, un’iniziativa sportivo-educativa che si svolge d’estate con la finalità di far vivere ai ragazzi una vacanza sana. Oltre ai tutor anche il sostegno dell’Associazione Italiana Persone Down perché il Campus è davvero aperto a tutti. Nel nome del sostegno, come sempre nel rugby vero. Me lo immagino a bordo campo con Orazio, il suo Jack Russell di otto mesi, che nel frattempo si sta ambientando nell’appartamento a Parma.

Appartamento ove Mauro rientra per rilassarsi e godersi anche la cucina: “Utilizzo Twitter e Facebook senza che questi due strumenti prendano il sopravvento. Non ne faccio una malattia, insomma, è un piacevole modo per seguire le persone che mi piacciono, è una sorta di finestra sul mondo.” E Parma? “Parma è una bella città davvero e la voglio conoscere sempre più. Ho assistito all’apertura del 2013 al Teatro Regio con Il Ballo in Maschera di Verdi, una meraviglia. Di solito ascolto anche blues o jazz, ma l’opera lirica è straordinaria. Ero seduto a fianco a dei professionisti del suono e non avevo certo la loro competenza ma ne sono uscito entusiasta.”

L’anno scorso è nato il primo vero sindacato italiano dei giocatori di rugby, il G.I.R.A. Ne fai parte: quali sono gli obiettivi nel 2013 di questa organizzazione e, soprattutto i tuoi? “GIRA è nata dall’incontro di una ventina di giocatori, l’avvocato D’Amelio ha messo in moto la macchina che si fonda su gruppi di lavoro. L’intento è quello di fornire delle consulenze a dei professionisti e ricercare il dialogo. Io voglio riconfermarmi come giocatore, anche senza la convocazione azzurra per il 6 Nazioni.

Logico che a questo punto comincio a credere che si avvicini l’ora dello stop: presto attenzione e cura a quelle attività commerciali ed educative che seguo, ma non mollo. Nel 2013 voglio avanzare!”

Mauro, 93 caps con l’Italia, selezionato con i Barbarians, questa volta il cartellino è verde: vai!

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