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La maratona di New York e il dolore

Marco Mori, runner per passione, racconta i tormenti agli arti inferiori che si incontrano lungo i 42 km

Marco Mori mentre si allena a casa per la Maratona di New York

Marco Mori il 4 novembre 2012 sarà al via della Maratona di New York insieme ad altri 47mila runners provenienti da tutto il mondo. Con lui ci saranno altri 4mila italiani, in rappresentanza dei quasi 36mila che nel 2011 hanno portato a termine i 42,195 km della più classiche delle corse podistiche. In questo diario di avvicinamento ci ha già raccontato del motivo per cui partecipa solo a New York , del fatto che la Grande Mela e la sua maratona sono unici al mondo , di come un podista che si allena per strada corra quotidianamente dei rischi , di quanto sia gratificante fare fatica e del suo rapporto di amore e odio con il cibo . Ora tocca ai ferri del suo mestiere di runner: i piedi e le gambe.
Ecco il suo racconto.
"Lui è Tiger, il mio cane. Ha sei mesi, è un cucciolone di rottweiler non proprio tranquillo e non ha ancora capito una cosa: quando rientro a casa, per farmi le feste non ha altro modo che mordermi piedi e polpacci. Ma a pochi giorni dalla maratona di New York, le mie gambe sono quanto di più sacro ho a disposizione.
 
Già, lo strumento più importante per un podista sono ovviamente i piedi e le gambe. Certo, le scarpe di oggi sono sempre più confortevoli e i metodi di allenamento sempre più raffinati, ma non tutto fila sempre liscio. Per esempio basta una cucitura sbagliata nella calzatura per mandarti all'inferno: una volta comprai un paio di scarpe su Internet senza provarle e dopo 10 km tra vesciche e unghie nere avevo i piedi che sembravano entrati in un tritatutto. Oppure un calzino mal piegato: una volta sono uscito di fretta temendo un temporale, e dopo pochi km avevo una vescica grande come una moneta da 1 euro tra alluce e indice. Per risolvere il problema ho dovuto raccogliere un pezzo di carta per terra e fasciarmi il dito del piede per evitare lo sfregamento (ma ormai la pelle del dito era andata).
 
Uno degli errori più frequenti tra i principianti è quello di stringere troppo i lacci. A riposo infatti i piedi sono più sottili, mentre tendono a gonfiarsi con la corsa. Parimenti però non si può correre il rischio che il piede si muova con lacci troppo larghi, perché si rischiano vesciche. Allora io faccio così: quando ho trovato la giusta misura faccio un segno nella stringa per legarle sempre allo stesso modo.
 
Altro problema sono le unghie. Ci sono infatti scarpe troppo strette in punta che le fanno diventare nere al punto che poi le unghie cadono e spesso ricrescono più brutte di prima. E poi, a parte i cani che ti mordono, ci sono gli incidenti domestici. Come questa estate, quando ero in vacanza a New York e mi sono alzato di notte al buio per andare in bagno. Tornando a letto ho dato un calcio alla gamba del letto e temevo di aver rotto il medio da quanto era nero. Per fortuna che negli States i medicinali non mancano e con un impacco di 4 tipi diversi di crema analgesica tutto si è risolto in qualche giorno.
 
Poi c'è il dolore alle gambe, che è micidiale soprattutto durante le gare, perché più ci pensi e più il dolore aumenta, e quando corri e senti male non hai molto altro a cui pensare. Io ho sviluppato un mio metodo, forse stupido ma che serve ad allontanare l'idea: se inizia a farmi male la gamba destra comincio a pensare intensamente a quella sinistra. Sì, può sembrare stupido, ma il più delle volte funziona, e il dolore sparisce.
 
Spesso dopo un allenamento sento le gambe che sono dei pezzi di legno, e anche qui ho sviluppato un rapporto quotidiano con un paio di rimedi. Il primo è il ghiaccio: banalmente faccio degli impacchi interminabili di ghiaccio, al limite del congelamento. Sembra che tutti i muscoli si intorpidiscano e poi tornano più tonici di prima. Il secondo è una crema alla lavanda: non saprei perché, ma in poco tempo mi rilassa, scaccia la stanchezza dai muscoli e rimette tutto a posto.
 
Infine ci sono le terapie. Ecco, nel corso degli anni temo di essere diventato radioattivo. Poiché ho paura di dolori, doloretti e dolorini, ho provato di tutto: Laser, Tecar, Onde d’urto (una noiosissima macchina che fa-tac-tac sulla parte dolorante), correnti galvaniche, ultrasuoni, elettrostimolazioni. A volte però gli effetti non sono positivi, come mi è accaduto lo scorso anno: avevo un forte dolore a un tendine vicino al malleolo destro, e facendo una applicazione Laser mi sono addormentato. Può capitare, ma siccome per accelerare la guarigione avevo chiesto che la potenza della macchina fosse massimami sono procurato una profonda ustione che mi sono portato dietro anche a New York. Risultato: ho dovuto correre con il piede fasciato per non sentire il dolore provocato dal tentativo di rimediare a un altro dolore.

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