Maratona di New York: a noi due

Laura Piva, brillante giornalista e conduttrice di Studio Aperto, si appresta alla sua prima 42km. Ecco il diario

La giornalista e conduttrice di Studio Aperto, Laura Piva (Credits: uff. stampa Mediaset)

Laura Piva

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“Non correre per 42 chilometri, corri per 42 volte un chilometro”.

Da quando ho letto questa frase me la ripeto come un mantra, ed è quello che farò domenica alla Maratona di New York. Correrò con le gambe - se la sinistra, acciaccata da un infortunio che proprio non ci voleva, me lo permetterà – ma soprattutto con la mente e con il cuore, come ti dicono tutti quelli che hanno già fatto una maratona. Solo che quelli che hanno corso a New York te lo dicono con uno strano sorriso sul volto.

E’ una sorta di smorfia, con tanto di sopracciglio inarcato di chi ti guarda dall’alto al basso, che sottende l’orgoglio di aver vissuto un’esperienza unica, quasi impossibile da spiegare a chi non l’ha provata.

Ho imparato a riconoscerli in questi quattro lunghi mesi di preparazione: sono come i reduci del Vietnam. Ci sono state tante guerre (purtroppo), ma la loro.. bhè, diciamolo, è stata un’altra cosa. E’ stata la guerra delle guerre. E New York, questo è quello che ti ripetono tutti, è la maratona delle maratone: la più dura - per colpa di un percorso fatto di saliscendi che tagliano le gambe, e del freddo che ti attanaglia mentre aspetti per ore di partire - ma anche la più esaltante, per l’incredibile sostegno di migliaia di persone pronte a tifare come se fossi il loro parente più caro per tutto il percorso.

Per me, se possibile, sarà ancora di più: sarà la mia prima 42km, anche se, lo confesso, fino a cinque mesi fa non avevo nessuna intenzione di farla.

La passione per la corsa, quella sì, c’era già - è arrivata prima dei tre grandi amori della mia vita: il lavoro di giornalista, il mio fidanzato e i miei due bimbi (citati in ordine di “apparizione” e non di importanza, sia chiaro) - ma l’idea di correre la regina delle gare era impensabile. Come tutti, o tanti, che magari stanno leggendo in questo momento, non pensavo di poterlo fare: poco tempo, troppi figli piccoli e un obiettivo troppo poco realistico per le mie doti da podista fai da te. Le scuse erano perfette. E invece…

E invece la voglia di mettermi alla prova, di sfidare me stessa, ha prevalso ancora una volta.

Ora che manca davvero poco, i dubbi sono tanti, (detto tra noi non dovrei nemmeno correre visto l’infortunio che non è ancora passato del tutto) ma, lo confesso, la voglia di diventare una “reduce” di New York è più forte di tutto. E siccome la curiosità è femmina, e io faccio pure la giornalista, l’equazione è già risolta. Si parte, e l’ultimo che arriva paga il primo frappuccino a Manhattan.

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