Magrini: "Tour bellissimo, ma ingiusti i sospetti su Froome"

Il commentatore di Eurosport fa un bilancio finale della corsa a tappe francese ricordando alcuni dei momenti chiave dell'edizione che si chiuderà domani a Parigi

Chris Froome, il leader incontrastato del Tour 2013 (Credits: PASCAL GUYOT/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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Oggi Annecy, domani Parigi, per la passerella finale in notturna sugli Champs-Élysées. Tra la gioia di un trionfo ormai scritto e l'investitura ufficiale ci sono poco più di 250 chilometri. Una passeggiata se si pensa che i corridori ne hanno percorsi finora più di tremila. Poi, sarà festa grande per il nuovo fenomeno del ciclismo internazionale, quel Chris Froome che ha dominato in lungo e in largo un Tour che ha proposto diversi spunti di discussione. Per analizzare alcuni tra i fatti più importanti, abbiamo chiesto la collaborazione di Riccardo Magrini, a cui spetta il commento tecnico nelle dirette di Eurosport. Si parla anche di doping. Non si poteva fare diversamente. 

Troppo forte Froome o meno reattivi del previsto i suoi avversari più accreditati? Insomma, da quando il britannico del team Sky ha preso la testa della corsa (tappa numero 8, Castres-Ax 3 Domaines) non ce n'è stata più per nessuno e il Tour è stato forse meno interessante del solito.

"L'ho detto anche in diretta. A me non sono andati giù i sospetti su Froome. E' stato il più forte, perché accanirsi sul migliore senza nemmeno una prova? Gli avversari hanno provato a metterlo in difficoltà, ma hanno dimostrato di non avere le gambe. Soltanto nella tappa dell'Alpe d'Huez ho visto Froome leggermente in difficoltà, per il resto ha firmato un Tour straordinario. 

"Si sospetta di lui e delle sue prove perché dicono che sia venuto fuori improvvisamente. Ma non è così. Aveva già fatto vedere la sua forza in salita in diverse occasioni. Quest'anno è partito con l'obiettivo di vincere il Tour, sostenuto da una squadra che però non era il massimo. Per carità, forte, ma Sky ha avuto probabilmente team più competitivi. E poi c'è Contador...".

Proprio lui, uno dei favoriti della vigilia. Dove e come ha sbagliato il corridore spagnolo? Poteva fare meglio? 

"Be', certo non era il Contador che eravamo abituati a vedere. Difficile dire dove abbia sbagliato. Anche per lui, il Tour era l'obiettivo numero uno della stagione e si è preparato per questo appuntamento senza pensare al resto. L'ho visto poco brillante in salita, pur dimostrando di avere un carattere veramente eccezionale. Avrà sbagliato tatticamente qualche tappa, possibile.  Il suo rendimento non è stato in ogni caso all'altezza del passato. Deve fare quadrato con la squadra per capire come ripartire". 

Che gioia per Matteo Trentin. Grazie a lui, il ciclismo italiano è tornato a vincere una tappa della Grande Boucle dopo tre lunghi anni di digiuno...

"Matteo ha avuto una giornata spettacolare. Ricordiamo che è  il penultimo uomo di Cavendish, il suo lavoro è preparargli il terreno per l'arrembaggio finale. Ha sempre dato tantissimo per la squadra. L'unico giorno in cui ha avuto la possibilità di fare qualcosa per se stesso ha raccolto il risultato pieno. Alla grande. Vincendo una tappa a mio avviso bellissima". 

A proposito di made in Italy, cosa dire di Daniele Bennati e Moreno Moser? Il Tour ha riservato gloria e applausi anche a loro...

"Per Moser, il terzo posto in una tappa importante come quella dell'Alpe d'Huez è un risultato da incorniciare. Era alla prima esperienza al Tour, è andata più che bene, non c'è che dire. Bennati sta lavorando alla grande per Contador. Nel giorno dei ventagli è stato determinante. Bravissimo. Lui e Matteo Tosatto. Purtroppo, Daniele sta finendo il Tour con qualche problema di stomaco. Se si rimette in forma, a Parigi potrebbe anche farci la sorpresa". 

Il Tour 2013 sarà ricordato anche per la "prima" assoluta di un corridore africano in maglia gialla. Per Daryl Impey, 28enne di Johannesburg, un sogno che è durato 48 ore.

"Credo che il suo risultato sia frutto di una serie di cose belle e fatalità. E tutto è iniziato con il bus della Orica, la sua squadra, incastrato sotto la struttura del traguardo. Poi, la fortuna, ma pure la bravura, hanno fatto il loro corso. La Orica è riuscita a vincere la crono, pur di pochissimo davanti al team Omega. E da qui è arrivata la maglia gialla di Impey, che è stato bravo a gestirsi anche dopo. Un corridore africano leader di una corsa a tappe europea così importante, un segno dei tempi che cambiano". 

Un passo indietro. Come è stata vissuta l'ennesima parabola del doping da chi ha seguito passo a passo la carovana gialla? Prima la prestazione senza precedenti della Orica-GreenEdge nella crono a squadre di Nizza. Poi, i tempi super di Froome. Come vincere il sospetto e convincersi che tutto sia andato secondo le regole?

"Sono sempre stato diffidente nei confronti di chi fa teorie. Il ciclismo non è una scienza esatta. Nella crono a squadre abbiamo visto medie eccezionali, è vero, ma in questi casi bisogna anche considerare le condizioni meteo, che a volte sono favorevoli grazie al vento. Credo sia profondamente sbagliato fare un processo alle intenzioni. Si creano sospetti sulla scorta di quanto è successo nel recente passato. Se non ci fosse stato il caso Armstrong, a nessuno sarebbe venuto in mente di accusare  Froome. 

"E poi, parliamoci chiaro. Vogliamo puntare il dito contro il britannico? Ok, ma allora dobbiamo farlo anche su Quintana, che è arrivato a trenta secondi dal leader della corsa. E Rodriguez? E' arrivato poco dopo. Vogliamo dire che si è dopato anche lui? Insomma, a me sembrano teorie ingiuste. La storia ci dirà se quelli che abbiamo visto in Francia sono stati risultati veri, oppure no. Ma da qui ad accusare un corridore senza avere le prove della sua disonestà ce ne passa. E poi, lo dico perché è vero, non farei le telecronache se pensassi che i ciclisti barano ancora. Le accelerazioni di Froome sono frutto di grande lavoro e di grande sacrificio. Questo è quanto ho visto io". 

Tour da Formula 1. Froome l'ammazzacorsa è stato protagonista anche di un pit stop nella crono individuale di mercoledì scorso che tanto ricorda le corse delle quattro ruote. Prima di iniziare la discesa, ha deciso di cambiare la bici. Cambiano i tempi e forse il ciclismo perde un po' del suo fascino.

"Cominciamo col dire che era una cronometro che si prestava a questo tipo di scelta. E non l'ha fatto soltanto Froome: diverse squadre hanno adottato la strategia del cambio bici. Froome ha fatto meglio degli altri perché ha cambiato prima del passaggio all'intermedio. Contador invece ha deciso di non cambiare. Ma ha perso. E quando si perde si ha sempre torto. Non vedo altri problemi. La poesia del ciclismo non viene meno per una cosa di questo tipo, ci mancherebbe". 

Un bilancio finale sulla corsa francese a due giorni dalla sfilata sugli Champs-Élysées. Cosa salvare e cosa buttare in sintesi di questo Tour? 

"Salverei tutta la vita la folla che abbiamo trovato all'Alpe d'Huez, bellissimo, il segnale che il ciclismo raccoglie ancora moltissimi appassionati. E butterei tutte le critiche che sono piovute addosso a Froome e al team Sky. Fino a prova contraria, si è parlato di nulla". 

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