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Le dimissioni pilotate del direttore antidoping della Russia

Dopo l'uscita di scena di Rodchenkov: un capro espiatorio per salvare la faccia a Mosca?

 

Il ministro dello Sport russo Vitali Mutko ha accettato le dimissioni di Grigori Rodchenkov, il direttore del laboratorio antidoping di Mosca che ieri ha sospeso la sua attività dopo che l'agenzia mondiale antidoping  ha deciso di revocargli l'accredito in seguito al rapporto agghiacciante di una commissione nominata dalla stessa agenzia.  La Russia, secondo il rapporto, avrebbe praticato negli ultimi anni un vero e proprio doping di Stato creando una organizzazione interamente votata alla manipolazione dei risultati con il consenso dello stesso governo russo.

Il report, prodotto dalla commissione istituita dalla Wada dopo 11 mesi di investigazioni, ha accusato lo stesso  direttore dimissionario del laboratorio di Mosca, Grigory Rodchenko, di aver distrutto 1417 test per evitare che l’inchiesta potesse scoprire la truffa. L’ordine, secondo l'agenzia, sarebbe partito direttamente da Vitaly Mutko, ministro dello Sport. La Russia nega l'addebito e, sulla richiesta di squalificare per due anni di tutti gli atleti russi e radiare a vita cinque noti atleti della Federazione, parla di un complotto politico. Il sospetto è che quelle di Rodchenkov siano dimissioni pilotate da Mosca, al fine di fornire un perfetto capro espiatorio che liberi il governo, il ministero e lo stesso presidente delle sue responsabilità in questa vicenda. Ma come siamo giunti a questo punto?

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