La Milano-Sanremo come il Gavia. Il ricordo di chi c'era

La testimonianza di Marco Andreola, che seguì personalmente il passaggio sul valico dei protagonisti della 14a tappa del Giro d'Italia 1988. "Quante analogie, ma allora era freddo vero".

Il passaggio sul Gavia di Hampsten e Breukink (Credits: Marco Andreola)

Dario Pelizzari

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"Ho seguito in tv la Milano-Sanremo e mi sono tornate in mente le immagini di 25 anni prima sul Gavia. Credo che le analogie tra i due eventi siano tante. Con una grande, grandissima differenza. I ciclisti di allora non potevano contare sugli indumenti a disposizione dei corridori di oggi". Marco Andreola, di professione fotografo in quel di Bormio, seguì personalmente il passaggio eroico sul Gavia dei corridori che parteciparono alla 14a tappa del Giro d'Italia. Era il 5 giugno del 1988. A quota 2.621 metri, tra la neve e la nebbia che impedivano di vedere a breve distanza e un gelo che nemmeno in inverno, si decideva il destino della corsa più importante della stagione.

"Sono salito al passo la mattina presto per seguire la corsa e sono stato in strada tutto il giorno - spiega Andreola - perché c'era tantissima gente e il rifugio lì vicino era pieno. Camminavo in continuazione per scaldarmi, faceva un freddo incredibile. Meno male che ero in tenuta da sci, perché altrimenti non so come avrei fatto a resistere. E invece loro, i corridori, no, erano quasi tutti in maglietta da gara e nulla più. Come Van der Velde, il primo a scollinare. Una maglietta e calzoncini corti, ecco tutto. Poco dopo sono passati Breukink, che alla fine riuscì a fare sua la tappa, e Hampsten, che al contrario degli altri aveva un cappuccio rosso e una mantellina. Uno dei pochissimi ad avere qualcosa per coprirsi un po' di più".

La Milano-Sanremo 2013 come la 14a tappa del Giro d'Italia 1988. La classicissima per eccellenza del ciclismo tricolore è andata ieri in scena sotto una tormenta di neve che ne ha condizionato pesantemente il percorso. Quaranta chilometri di pedalate in un paesaggio al limite del praticabile. Poi, la decisione della direzione di corse di sospendere la gara a Ovada. Tutti in autobus a bere tè caldo e a riscaldarsi come possibile. In attesa del trasferimento a Cogoleto per la ripresa della corsa, che ha visto tagliare per primo il traguardo il semisconosciuto tedesco Gerald Ciolek. Beffati Sagan, Nibali, Cancellara e Cavendish, i favoriti della vigilia. Neve, tanta neve, come 25 anni prima, ma allora la gara non si fermò.

"Proprio così. Quella volta, sul Gavia, la tappa non fu sospesa. Alcuni corridori scesero dalla bici per qualche minuto - ricorda Andreola - giusto per riprendere le forze, e poi continuarono la gara. Ma forse fu meglio così. Perché ieri i ciclisti sono stati anche peggio quando si sono dovuti fermare. Non credo che gli abbia fatto bene tornare al gelo dopo essere stati sul pullman. E poi c'è un'altra cosa che non mi torna. Non capisco perché ieri in molti non abbiano pensato a proteggersi le mani dal freddo. Mi ricordo che Francesco Moser vinse un Giro della Lombardia indossando dei guanti che credo fossero in gomma, simili a quelli utilizzati per lavare i piatti. Sono passati trent'anni o poco meno, strano che non abbiano pensato a un simile accorgimento".

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