La mia serata tra i campioni del nuoto (in partenza per i Mondiali)

Alla Nilox Cup con gli atleti che andranno a Barcellona. Il ritorno "a casa" di Samuel Pizzetti, le bracciate della Pellegrini e la motivazioni speciali del sudafricano Van Der Burgh

Il nuotatore classe 1986 Samuel Pizzetti alla Nilox Swimming Cup di Milano.

Teobaldo Semoli

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Sono le 17.01 alla Aspira Harbour Club di Milano e la folla degli appassionati del nuoto già si accalca davanti all’entrata. E’ la sera della Nilox Swimming cup, evento-vetrina che annualmente accompagna e precede le grandi competizioni del nuoto; quest’anno i Mondiali di Barcellona che iniziano tra due settimane.

L’afa milanese è arrivata, e si fa sentire. Non i nuotatori, che si fanno attendere. Il primo ad arrivare è il “nostro” Samuel Pizzetti, fresco di convocazione per Barcellona, che da qualche tempo si racconta in prima persona (ed è il primo nuotatore al farlo) sul blog di Panorama il Barracuda : “Vedo che la gente sta cominciando a seguirmi molto seriamente e con un’attenzione diversa rispetto a quella che viene concessa alle brevi battute dei social network – mi spiega il 26 enne Samuel che è venuto accompagnato dalle sue due sorelle più piccole – Con il blog posso raccontare aneddoti di vario genere, a volte particolarmente “tecnici”. Figurarsi che ho esordito con un post che parlava del numero di bracciate che mi servono per arrivare a fondo vasca… Spero che questo tipo di comunicazione, visto che sono il primo tra i nuotatori a sperimentarla, possa dare una mano anche alla visibilità del movimento”.

Il caldo comincia davvero a farsi sentire e ci accomodiamo al bar della piscina dove la tribuna è già gremita nonostante le gare prendano il via solo tra un paio d’ore. Prendo posto intorno a Pizzetti e alle due sorelline che non lo mollano un attimo: “Dopo un periodo passato a Ostia, a marzo ho deciso di tornare a Milano (Pizzetti è cresciuto a Casalpusterlengo ndr) dove ho ritrovato la mia famiglia e in generale la mia vita, soprattutto quella sociale – confessa Samuel – tra qualche mese andrò a vivere in un loft dietro la Piscina Mecenate. Vicino avrò anche fisioterapista e palestra per cui in pratica mi sono costruito il mio piccolo college americano”.

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Dopo un sorso di acqua gelata è tempo di parlare di gare. Al Sette Colli di Roma Pizzetti ha ottenuto la sua terza qualificazione mondiale dove si concentrerà unicamente sui 400 stile, per abbassare il suo record di 3’47’’1 realizzato a Shangai, e sulla staffetta 4x200: “Per il momento ho deciso di abbandonare i consueti 800 e 1500. Per la staffetta a dire il vero non sappiamo ancora chi la farà. Scenderà in acqua chi è più in forma. In questo momento la squadra italiana funziona così, e credo sia una buona cosa”.

Un nuoto italiano dunque che è alla ricerca di nuovi personaggi-campioni e i giovani azzurri scalpitano per riempire il vuoto, anche mediatico, che si è creato dopo l’Olimpiade fallimentare della spedizione azzurra: “Ci sentiamo tutti sullo stesso piano e sentiamo di avere un’occasione per emergere – spiega Pizzetti che dopo un 2012 sfortunato (in cui ha dovuto anche fare i conti con la toxoplosmosi) e il cambio di vita lascia trasparire tutta la sua fame di vittorie – Mi rendo conto che anche l’attenzione mediatica diversa. Ora tocca fare i risultati. A Barcellona l'obiettivo minimo è la finale. Poi si vedrà”.  

Dopo un dovuto in bocca al lupo, saluto Samuel. Nel frattempo sono arrivati gli altri nuotatori che si sono già tuffati in vasca per il riscaldamento. C’è anche l’ex coppia Magnini-Pellegrini che ha svolto la conferenza stampa in mattinata. Federica sembra in gran forma: “Quest’anno va fortissimo” dicono. Eppure lo si diceva anche prima di Londra, penso io. Bisogna però ammettere che la Pellegrini sembra aver ritrovato gli stimoli, oltre che l’allenatore, di un tempo: anche a occhio nudo la bracciata, nonostante i carichi di allenamento, pare essere buona. Tanto che, in serata, sarà lei a vincere per distacco i 100 dorso).

Mentre osservo rassegnato l’effetto che un’uscita di vasca di Magnini è in grado di provocare sul pubblico femminile, riesco ad intercettare il Re dei 100 rana Cameron Van Der Burgh, primo sudafricano a vincere un oro ad un Olimpiade, che mi racconta la difficoltà di rimanere lontani da casa mentre il tuo paese prega per Nelson Mandela: “Potrebbe morire da un momento all’altro e se succedesse non potremmo prendere parte al funerale e alle celebrazioni. Essendo nato nel 1988 non ho grandi ricordi di cosa voglia dire l’Apartheid (che fu abolito nel 1993 ndr). Per fortuna, anche grazie alla mia famiglia, non ho mai avuto preferenze di razza; e non le ho tuttora. So che però non sempre le cose sono state così. Per questo dobbiamo dire grazie a Mandela”.

Per il Van Der Burgh il Mondiale di Barcellona sarà il primo dopo la tragedia del norvegese Dalen Olen (morto per un infarto a soli 26 anni) a cui era legato da un’amicizia “fraterna", tanto che per essere al suo funerale ha rinunciato a nuotare i 100 ai trials rischiando (almeno in linea teorica) la qualificazione. Quando gli parlo di Olen per un attimo la determinazione di Cameron si trasforma in commozione: “Siamo diventati amici da subito. Ai tempi, nel 2007, ero ancora un ragazzino mentre lui era già un campione. Non so perché ha cominciato ad aiutarmi visto che gareggiavamo contro. Mi ha supportato nei momenti più difficili e ha contribuito a farmi diventare quello che sono. Mi manca moltissimo il nostro rapporto e quando scenderò in vasca so che avrò una motivazione extra”.

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Dopo l’oro di Londra la pressione sui risultati della spedizione sudafricana ai Mondiali sarà tutta sulle spalle (muscolose) di Van Der Burgh, che però non sembra essere particolarmente preoccupato: “Per il momento dal punto di vista dei tempi sono ancora lontano dai migliori (nonostante questo Cameron finirà primo i 50 rana della Nilox Cup ndr) . Quindi se possibile mi piace considerarmi un outsider, che poi è il ruolo che preferisco. La pressione mediatica? Da Londra in poi di giornalisti intorno ne ho sempre parecchi. Un po’ come ora! (ride ndr). Però io penso ad allenarmi e a nuotare. Non vedo l’ora di finire questa intervista per potermi buttare in acqua! (ride di gusto ndr)! E’ la stessa cosa che mi hanno detto Pezzin e tutti gli altri. Dal boato del pubblico mi rendo conto che lo show è cominciato. Lasciamoli nuotare. Ci vediamo a Barcellona.

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