Eurovolley 2013: azzurri d'argento

L'Italia sconfitta per 3-1 dai russi campioni olimpici, malgrado i soliti gesti scaramantici - Savani-Travica, l'intervista doppia -

L'Italvolley, atleti e staff, finalista degli Europei 2013 (Credits: Riccardo Giuliani)

Cristina Marinoni

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Seconda partecipazione al torneo continentale, secondo argento, come nel 2011. Il podio di oggi si aggiunge a quello della World League - a luglio gli azzurri hanno conquistato il bronzo - e delle Olimpiadi di Londra 2012, un altro terzo posto. Insomma, la Nazionale maschile del ct Mauro Berruto ha vinto almeno una medaglia l'anno da quando è nata, due anni fa. Per salire così di frequente sul podio gli azzurri - atleti e staff - si saranno affidati anche a qualche scaramanzia, oltre che a una preperazione impeccabile? Lo chiediamo ai dodici e allo staff.

Matteo Piano è “superstizioso il giusto”, così dice lui. Il centrale, convocato da coach Berruto quest’anno per la prima volta, indossa sempre un costume blu. “È quello che ha portato fortuna durante lo scorso campionato. La mia squadra, l’Altotevere Città di Castello, dalla A2 è stata promossa in Serie A1” . Il 22enne astigiano, poi, non può fare a meno di parlare con papà al cellulare dopo pranzo, prima del match. “Da consuetudine, la sua telefonata è diventata un appuntamento fisso. Se non ci sentiamo, mi agito”. Infine, Teo perlustra sempre il palazzetto in cui deve giocare. “Sono tra i primi a entrare nello spogliatoio perché così posso girare per la struttura. È il mio modo per ambientarmi e allentare la tensione” dichiara.

Gli altri due centrali all’esordio in maglia azzurra Thomas Beretta, 23 anni, milanese, e il 21enne torinese Daniele Mazzone, invece, non credono affatto nella buona o cattiva sorte. Entrambi debuttanti in Serie A1, il primo con il Modena Volley, il secondo con la Pallavolo Molfetta, dichiarano che i gesti rientrano nella routine ma non hanno alcun valore. “Cosa facciamo in attesa di un incontro? Colazione, allenamento, guardiamo il video degli avversari, pranziamo e ci riposiamo” racconta Beretta.

Nessun rito per tre schiacciatori: il capitano Cristian Savani, 31 anni, mantovano, che abbandona il campionato italiano per quello cinese (è in partenza per Shangai), Jiri Kovar, nato a Zlín nel 1989, suo ex compagno nella Cucine Lube Banca Marche Macerata, e Filippo Lanza, 22 anni, veronese, della Diatec Trentino. Il discorso vale anche per lo schiacciatore-opposto del club marchigiano, Ivan Zaytsev: “La scaramanzia è per i deboli!” sentenzia.

Davide Saitta, cattolico praticante, precisa che non si tratta di superstizione ma di fede: “Nel corridoio che conduce al campo faccio il segno della croce” dice il 26enne palleggiatore della Pallavolo Molfetta.

L’opposto Luca Vettori, che ha iniziato la carriera azzurra qualche mese fa e ha già giocato titolare (mentre nella Copra Elior Piacenza sarà titolare da questa stagione), porta un costume rosso. “Io nemmeno quello, indosso i boxer” dichiara Simone Parodi, classe 1986, sanremese, schiacciatore della Cucine Lube Banca Marche Macerata.

Il libero Salvatore Rossini ha adottato un nuovo rito durante le finali della World League, in Argentina. Spiega il 27enne nato a Formia, all'esordio A1 con l'Andreoli Latina: “Prima mi affidavo a un costume e a un rosario mai poi il rosario si è rotto e ho pensato che avrei dovuto cambiare qualcosa. L'illuminazione è arrivata a luglio, a Mar del Plata, il giorno successivo a un match in cui avevo giocato bene. Mi sono reso conto che avevo sistemato con precisione deodorante, profumo, bagnoschiuma, shampoo e accappatoio in questo ordine, al mio posto nello spogliatoio. Da allora seguo fedelmente l'iter”.

“Scaramantico io? Per niente!” assicura Andrea Giovi, classe 1983, che ricopre il ruolo di libero nel club Sir Safety Perugia, sua città. Poi, però, ammette: “Sono l’unico a mettere i calzini bianchi al posto di quelli con il bordo tricolore. E non ho alcuna intenzione di cambiare abitudine”. “Abitudine”: di definirla scaramanzia, Giovino non ci pensa proprio.

Al contrario di Dragan Travica. Drago parla di “scaramanzia” bella e buona. Il palleggiatore nato a Zagabria nel 1986 sta per trasferirsi in Russia – ha firmato un contratto triennale con il Belgorod – dice: “Ho un rito di cui non riesco a farne a meno. Prima infilo la scarpa destra e poi la sinistra, quindi le allaccio in ordine inverso. Se capita qualche intoppo, un laccio si intreccia o qualcuno mi parla e mi deconcentra, riparto da capo: tolgo le scarpe, sistemo i calzini, infilo le scarpe e procedo con la sequenza fissa dell’allacciatura. E in panchina rifaccio i nodi, ma questa volta seguo l’ordine che mi verrebbe naturale: destra e sinistra”.

Emanuele Birarelli, centrale-perno della Diatec Trentino, 32 anni (è il più anziano della rosa) non si considera un tipo scaramantico. “Però, sono l’ultimo a lasciare lo spogliatoio e non è un caso. Tra riscaldamento, match e stretching, possiamo rimanere in campo anche tre ore: ecco perché, prima di chiudere la porta, vado in bagno per fare pipì. E mi prendo gli insulti di tutti perché devono aspettarmi”.

L’assistente allenatore Andrea Giani ammette di essere stato superstizioso quando era uno degli schiacciatori più forti del mondo: “Per esempio, riproponevo le stesse sequenze di esercizi durante il riscaldamento. Ho smesso mentre ancora giocavo: ho capito che la vittoria non dipende da un gesto” ricorda.

Marco Trozzi, infaticabile addetto stampa, preferisce non esprimersi – e il suo “no comment” sorridente indica chiaramente che è scaramantico – mentre il team manager Stefano Sciascia assicura di non esserlo.

Andrea Brogioni, secondo allenatore, risponde con ironia: “Ho i miei riti ma non posso parlarne. Se li rivelo, non funzionano più. Aspettiamo il termine della finale e, nel caso avessero portato bene, li elenco dal primi all’ultimo”. Alla fine, ne riusciamo a strappargliene uno: “Se abbiamo vinto la partita precedente, indosso la stessa maglietta, lavata, naturalmente. Se abbiamo perso? Quella maglia la brucio!”

Il medico Piero Benelli dichiara di non credere alla fortuna. Però, poi, si ricorda di un dettaglio: “Appoggio la valigetta a terra. Se vinciamo il set, la posizione resta la medesima nonostante il cambio di panchina. Fino a quando non perdiamo un set. in questo caso, la sposto”.

Il preparatore atletico Andrea Pozzi affida le sorte degli azzurri alla mascotte Ennio (il pupazzetto di legno che ricorda il preparatore atletico Ennio Barigelli, scomparso nel 2010) dalla quale la Nazionale non si separa da Londra 2012. In più adotta un ordine stabilito per gli integratori: “I numeri di maglia dei giocatori li metto io sulle bottigliette, poi, queste, le dispongo orientate in una determinata maniera”.

E il ct Mauro Berruto? “Ormai non do più importanza ai gesti. Più passa il tempo e più ti rendi conto che non determinano il risultato” assicura. Per il coach, quindi, non esiste amuleto che funzioni. Gli crediamo, sebbene qualcuno dello staff sostiene il contrario.

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