Il basket piace agli sponsor, ma il prodotto non sfonda

Pubblico in calo, poco spazio per i giovani. Eppure, secondo una ricerca di Stage Up e Ipsos, il massimo campionato è un evento che piace agli sponsor. I presidenti di Brindisi e Pesaro dicono la loro ricetta.

Siena vince la Coppa Italia - credits: Michele Longo per Supporter's Magazine

Marino Petrelli

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Il pubblico del basket è il più ricettivo verso gli sponsor, ma il prodotto non sfonda. Presenze in calo rispetto al calcio e al rugby in grande ascesa, ascolti televisivi di nicchia, sponsorizzazioni di seconda linea in buona parte delle piazze italiane. La prova sta nelle finali di Coppa Italia. Il ritorno a Milano era stato annunciato come il rilancio definitivo ma le cose non sono andate proprio come ci si aspettava. Otto mila spettatori nella giornata iniziale, perché c’erano Milano, Varese e Cantù in campo. Poco più di 4 mila il giorno seguente, in cui l’unica big era Siena. Quasi settemila per la finale, di cui la metà provenienti dalla vicina Varese. Per un palasport come il Forum, capace di contenere fino a 11 mila spettatori, non un successo completo. “Non sarei del tutto d’accordo perché quando nella prima giornata giocano Milano e Cantù, che la classifica del girone di andata ha stabilito in quella posizione nel tabellone della Coppa Italia, e queste escono subito, è chiaro che i giorni successivi subisci un calo – dice a Panorama.it Fernando Marino, presidente dell’Enel Basket Brindisi -. Se Brindisi si fosse qualificata per la semifinale, o per la finale, sarebbe partita tutta la città, nonostante la distanza”.

Una singolare proposta sarebbe uscita ieri dalla Commissione di Lega A: i club in momentanea difficoltà economica dalla serie A alla serie inferiori potrebbero cedere in affitto il proprio titolo ad altri club temporaneamente. La durata dell’affitto avrebbe un lasso  di tempo tra uno e cinque anni, e durante questo periodo la società che  prende in affitto il titolo dovrebbe far fronte secondo impegni ed  accordi ad eventuali debiti della società che ha ceduto in affitto. E' un'idea, se ne riparlera.

Valentino Renzi, presidente di Lega , si lamenta che il basket valga appena 2,5 milioni di euro di diritti tv contro il miliardo del calcio e chiede una rivisitazione della legge 91 sul professionismo sportivo e nuova attenzione, economica e politica. Ma serve altro. Serve un management diverso, un coinvolgimento maggiore dei giovani, una riforma dei campionati che punti ad un torneo meno lungo e, magari, con qualche straniero in meno. “Servono regole fisse per i prossimi anni e devono valere per tutti, anche nel rispetto delle squadre più piccole – spiega il numero uno di Brindisi -. Non si può pensare di italianizzare questo o quel giocatore a campionato in corso solo perché trovano un trisavolo italiano, né si può pensare di cambiare a piacimento la scelta dei cinque stranieri e cinque italiani o altre formule. Si conceda la possibilità alle squadre che fanno le Coppe di tesserare qualche straniero utilizzabile solo in Europa e si facciano regole certe e stabili nel tempo”.

Gli fa eco Franco Del Moro, presidente della Scavolini Pesaro : “Qualsiasi società professionistica deve puntare sui giovani, sia a livello di formazione atletico sportiva, sia sotto l’aspetto sociale e morale – dice a Panorama.it. - L’allevamento, per così dire, seppure dispendioso, nel tempo potrebbe rivelarsi anche un buon affare sotto l’aspetto economico. Senza contare che se dal vivaio uscissero dei campioncini, sarebbe la prima squadra a beneficiarne e anche la Nazionale”.

GLI SPONSOR GODONO DI GRANDE VISIBILITA’

Eppure, secondo dati di una ricerca Sponsor Value di StageUp e Ipsos, il massimo campionato italiano di pallacanestro appare come un evento preferenziale per gli investimenti sponsorizzativi . Fra i motivi, la maggiore propensione dei suoi spettatori all’acquisto dei prodotti degli sponsor: il 34.1 per cento degli interessati preferisce acquistare i prodotti/servizi delle aziende investitrici, contro una media del 27 per cento tra serie A di calcio, Formula uno, Nazionale di calcio e MotoGp. Inoltre, dice lo studio, la serie A di basket è l’evento che attrae la maggior quota di imprenditori e dirigenti di azienda, il 10,4 per cento del totale, un target particolarmente idoneo per sviluppare, ad esempio, attività “business to business”.

Il pubblico della pallacanestro è anche meglio disposto agli investimenti finanziari rispetto a quelli degli altri eventi analizzati e dimostra di essere, più degli altri, orientato verso i prodotti tecnologici di nuova generazione. Possiede, infatti, la più alta concentrazione di utilizzatori di tablet, +32 per cento rispetto alla media italiana, e di smartphone, con il 21 per cento in più della media. Altro elemento che connota la forza della serie A di basket è un bacino di interessati in costante crescita, il 20 per cento in più dal 2010. “Molti non conoscono il nostro meraviglioso ed emozionante sport – dice Del Moro-. Ho toccato più volte con mano, che ogni volta che sono riuscito a portare nuovi amici che non conoscevano il basket a vedere una partita, pur faticando all’inizio a capire le regole, ne uscivano letteralmente stregati e tutti continuano a seguirlo e ad appassionarsi sempre più”.

LA CRISI DEL BASKET ITALIANO

Montepaschi, per le note vicende finanziarie e giudiziarie, non sponsorizzerà più il calcio a Siena e ci sarà una riduzione per la pallacanestro. Caserta e Montegranaro hanno dichiarato che, se nessuno interviene, non arriveranno a fine stagione. Stessa cosa per Biella che pagherà le scadenze attuali poi, se nessuno si farà avanti, si chiude. E’ già scomparsa una società, Napoli, in Legadue, tra l’altro a campionato già cominciato. Trieste e Forlì hanno deciso un drastico ridimensionamento. Treviso è scomparsa la scorsa estate perché i Benetton hanno detto basta. Anche Cantù è destinata ad un ridimensionamento, vista anche la cessione del campione Markoshvili per problemi di bilancio.  Piazze storiche e ricche come Bologna e Roma programmano con bilanci al minimo, anche se Roma sta stupendo in campionato con il suo quinto posto.

Pesaro ha ridimensionato molto, passando dalle semifinali play off della passata stagione alla lotta per salvarsi, avendone tutti i mezzi per ottenerla. “Pesaro ha la fortuna di avere una famiglia, Scavolini, che da ben 38 anni é al fianco del basket, ma era stata chiara e se non ci fosse stato nessuno ad affiancarla, o a sostituirla in toto, avrebbe diminuito o lasciato – racconta Del Moro -. A soli tre giorni dall’inizio del campionato si é trovato un accordo con Banca Marche. E non sono da dimenticare le numerose aziende, che riunitesi in un consorzio, danno un sostanzioso e prezioso aiuto economico per il sostentamento della squadra, così come tutti i nostri leggendari tifosi, che abbonandosi ogni anno, anch’essi contribuiscono alle casse della società”.

La New Basket Brindisi è una delle isole felici del basket nostrano: società solida, sponsor attivi e il palazzo dello sport, dedicato a Elio Pentassuglia, sempre pieno con 3500 posti tutti venduti in abbonamento. “Un bel successo, anche se aspettiamo la costruzione del nuovo palasport per avere maggiore pubblico e maggiori introiti – aggiunge Marino -. A Brindisi si lavora bene perché c’è uno sponsor come Enel tra i più importanti in Italia, ma anche sei, sette soci forti che stanno facendo sacrifici enormi”. Come Brindisi, la Pallacanestro Varese . Il club dalla grande storia, oltre che in finale di Coppa Italia, è anche in testa al campionato, insieme a Sassari che continua a stupire e rappresenta un'altra grande scommessa vinta del nostro basket. Questo accade a Masnago, come in in parte in terra sarda, perchè la società ha reagito alle difficoltà dell’economia con un modello partecipativo molto italiano. Invece di continuare a cercare il grande sponsor, il presidente Vescovi ha messo insieme un consorzio di piccoli imprenditori locali.  E la formula pare funzionare, anche dal punto della visibilità e dell’avvicinare nuovi appassionati a questo sport. Lo dicono gli stessi presidenti di serie A. “Se adesso gli appassionati sono dieci, dobbiamo fare in modo di portarne altri dieci, ampliando l’offerta televisiva e facendo entrare sponsor nuovi e freschi che nel basket spenderebbero un terzo rispetto ad altri sport, ricevendone grande visibilità”, conclude Marino.

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