Giro - La neve scende in gara?

Il maltempo incombe sulla 16a tappa da Ponte di Legno a Val Martello, via Gavia e Stelvio. Che Coppi scalò sì tra due muri bianchi, ma con un sole da cartolina 

– Credits: Ansa.

Sergio Meda

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Stando alle rassicuranti parole del direttore del Giro Mauro Vegni – "strade sgombre dalla neve, nessun preannuncio di maltempo incombente" - nulla faceva presumere intoppi nella 16a tappa in programma martedì 27 maggio da Ponte di Legno a Val Martello, con i due “mammasantissima” (Gavia e Stelvio) pronti ad appesantire muscoli e ambizioni dei predestinati, ben prima dell’arrivo in quota, dove conteranno anche gli spiccioli di energia. Ma nel medesimo contesto - le chiacchiere del Processo alla tappa - un fendente lo sferrava Beppe Saronni, un ex che a volte ghigna: “Per le informazioni in mio possesso farà brutto, c’è il serio rischio che la tappa non sia quella annunciata”. Reazione immediata di Vegni, fumantino: “Di che parli, Beppe, quali sono le tue fonti?”.

Il giorno di riposo ha alimentato la ridda di voci, c’è gente che ha passato ore indugiando nei siti di meteorologia, cercando di capire se qualche rischio di piano B, di percorso alternativo, il Giro domani lo corra veramente. Senza tirare in ballo la celeberrima Merano-Bondone del 1956, quando i corridori divennero statue di ghiaccio, quando l’allora maglia rosa Pasqualino Fornara dovette ritirarsi lasciando campo libero al lussemburghese Charlie Gaul, un po’ meno assiderato di lui, è sufficiente riandare allo scorso anno quando la stessa tappa, già mutilata di Gavia e Stelvio qualche giorno prima, fu annullata per il maltempo. Qui entrano in gioco considerazioni a vario titolo, lasciando aperto ogni spiraglio: non c’è bisogno che nevichi perché i corridori decidano di incrociare le... gambe. Basta il freddo intenso, la temperatura rigida, per condizionarne i comportamenti. Badano ovviamente all’incolumità, soprattutto in discesa dove il controllo della situazione, nelle traiettorie e in frenata, è una vera priorità.

La parola comunque alla corsa: con Gavia e Stelvio in condizioni di praticabilità termica, vedremo se qualcuno azzarderà la sortita da lontano. Anche se è ben difficile, perché i corridori tendono ad accorciare la fatica, lasciando andare chi non conta e giocando tutto nei 22 km finali, dove ogni tanto la strada spiana ma le pendenze nell’estremo finale arrivano al 14%. Noi puntiamo, per la serie belle figure, su Pozzovivo e Aru, nell’ordine. Resta da vedere chi arriverà prima o dietro di loro.

Nell'attesa, consideriamo che lo Stelvio è stato proposto in edizioni che ne vedevano il transito verso metà giugno, col tempo più clemente. Nel 1975 fu addirittura l’epilogo del Giro, ma con sole pieno. In altre occasioni, in giornate da cartolina, il caso di Bernaudeau e Hinault a staffetta nel Giro del 1980. Celebre è la foto di Coppi sullo Stelvio la prima volta dell’ascesa al Passo nel 1953 fra due muraglie di neve ma in una giornata spettacolare. Patron Vincenzo Torriani aveva lo stellone e il calendario dalla sua. Oggi il Giro si corre per intero a maggio e riserva il suo epilogo il 1° giugno: bisogna sempre avere qualche santo a cui votarsi.

La classifica generale: 1. Rigoberto Uran (COL/OPQ) 63h26:39. 2. Cadel Evans (AUS/BMC) a 1:03. 3. Rafal Majka (POL/TIN) 1:50. 4. Fabio Aru (ITA/AST) 2:24. 5. Nairo Quintana (COL/MOV) 2:40. 6. Domenico Pozzovivo (ITA/ALM) 2:42. 7. Wilco Kelderman (OLA/BKN) 3:04. 8. Pierre Rolland (FRA/EUC) 4:47. 9. Robert Kiserlovski (CRO/TRE) 5:44. 10. Wout Poels (OLA/OPQ) 6:32. 

Sergio Meda, autore di questo articolo, è direttore del sito Sportivamentemag  (magazine on line che tutela lo sport e le sue regole) ed è stato la figura di riferimento dell'Ufficio stampa del Giro d'Italia dal 1995 al 2009.

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