Giro - Uran sempre in rosa, ma in difficoltà

Dopo la vittoria di Battaglin a Oropa, la salita di Montecampione. Previsti nuovi attacchi per sottrarre al colombiano quella maglia che solo una volta ebbe invece due possessori

La maglia rosa Rigoberto Uran all'arrivo di Oropa. – Credits: Ansa.

Sergio Meda

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Per i vecchi del Giro, noi tra loro, l’emozione è palpabile. Sul traguardo di Oropa, tappa n° 14, vince un Battaglin, stavolta Enrico. Per noi abituati all’altro, Giovanni, uno che diede noia anche a Merckx, vincendo un Giro e una Vuelta, quasi un tuffo al cuore. In realtà Enrico condivide il cognome e il luogo di nascita, Marostica, dove gli scacchi ogni anno si animano e sembrano usciti dalla penna di Lewis Caroll, ma non è parente. Il Battaglin ben contemporaneo, classe 1989, gioca d’astuzia nel finale, lascia sfogare Cataldo e il colombiano Pantano, poi fulmina l’italiano in maglia Sky, già convinto di avercela fatta. Un bel numero di ciclismo vecchia maniera. Dopo Marco Canola è il bis della Bardiani Csf, squadra che alcuni definivano Cenerentola, dimentichi di chi la guida, Reverberi figlio e padre, due che sanno indurre coraggio ai giovani. Possono permetterselo, sono ottime levatrici.

Il verdetto di Oropa sancisce le difficoltà di Rigoberto Uran, che patisce le stilettate di Pozzovivo e Quintana, le punzecchiature di Evans, l’ardire di Aru, ma limita i danni in pochi secondi. Troppe esigue le sfide lanciate nel finale per fare danni in una tappa turbata dall’incidente a un volontario, ai piedi della salita ad Oropa, travolto dalla moto di un operatore e in prognosi riservata al CTO di Torino.

Gli italiani sono ben svegli, almeno in apparenza, e nella 15a tappa attendiamo la nostra fanteria leggera (Pozzovivo e Aru) a una conferma. Quintana incrudelirà gli sforzi, vorrà far patire Uran ben più di oggi, Evans starà a ruota. Poi si vedrà, vince chi ne ha di più. Si sale a Plan di Montecampione dopo 202 chilometri di pianura con un’ascesa di 20 km che non spiana mai, nella quale potremmo rivivere tattiche antiche, quando i più forti usavano la squadra per fare un treno infernale sino ai piedi della salita per mettere in difficoltà gli scalatori, che la velocità in pianura lima nelle energie.

Una curiosità: 78 anni fa, il 24 maggio 1936, al termine della tappa Roma-Napoli, Aldo Bini e Giuseppe Olmo furono classificati con lo stesso tempo in classifica generale e con identico punteggio, per i piazzamenti ottenuti. In base all’effettiva parità gli organizzatori della Gazzetta decisero che entrambi avrebbero indossato la maglia rosa il giorno dopo, nella Napoli-Bari, evento mai più verificatosi nella storia della corsa rosa. Il Giro mancava allora del fotofinish - l’avrebbe introdotto la Longines nel 1958 con il “chronocinegines”, il filmato che in volata misurava il tempo di ciascuno in centesimi di secondo - per cui i giudici all’arrivo spesso e volentieri decretavano il “pari merito”. La doppia maglia rosa in corsa durò una sola tappa, perché per le due successive la indossò il solo Olmo.

L'ordine d'arrivo della 14a tappa, da Agliè a Oropa, di 164 km: 1) Enrico Battaglin in 4.34:41 2) Dario cataldo st 3) Jarlinson Pantano a 07'' 4) Jan Polanc a 17'' 5) Nicholas Roche a 22'' 6) Albert Timmer a 26'' 7) Emanuele Sella a 28'' 8) Mattia Cattaneo a 33'' 9) Tim Wellens a 39'' 10) Ivan Santaromita a 54''.

La classifica generale: 1. Rigoberto Uran (COL/OPQ) 57 h 52:51. 2. Cadel Evans (AUS/BMC) a 0:32. 3. Rafal Majka (POL/TIN) 1:35. 4. Domenico Pozzovivo (ITA/ALM) 2:11. 5. Wilco Kelderman (OLA/BKN) 2:33. 6. Nairo Quintana (COL/MOV) 3:04. 7. Fabio Aru (ITA/AST) 3:16. 8. Wout Poels (OLA/OPQ) 4:01. 9. Pierre Rolland (FRA/EUC) 5:07. 10. Robert Kiserlovski 5:13 (CRO/TFR). 

Sergio Meda, autore di questo articolo, è direttore del sito Sportivamentemag  (magazine on line che tutela lo sport e le sue regole) ed è stato la figura di riferimento dell'Ufficio stampa del Giro d'Italia dal 1995 al 2009.

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